Emendamento Repressione

Dicembre 7, 2009 di rean46

Oggi la  CENSURA INTERNET riguarda solo la Cina e pochi altri paesi con regimi autoritari. Simile pericolo sta per accadere ad un paese democratico come l’Italia. La libertà di informazione è tra i diritti fondamentali della persona, e che qualsiasi forma di limitazione, preclusione, divieto, o filtro informativo applicato  sia da respingere e da combattere.

In base a quello che leggerete anche questa e mail potrebbe essere fonte di reato.
 
Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d.L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet/ ; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera diventando l’articolo nr. 60. Il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della “Casta”.  In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog.

 
Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all’estero; il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.
Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali. Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta!
In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e *tutti i blog* che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata.
Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo dove una “media company” ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Il nome di questa “media company”, guarda caso, è Mediaset. Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un’impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d’interessi.

 
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.
Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!
Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico. Fate girare questa notizia il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema dialettico e gli italiani continuano a guardare grande fratello !!!  
Fate girare!, gente, fate girare!.

Corte europea: il crocefisso ha rotto le palle

Novembre 7, 2009 di rean46

ranocchioni

La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana.

Di questa ottima notizia noi cerchiamo di collezionare i commenti a caldo, poiché la loro lettura dà maggior vigore a tutti coloro che sostengono la necessità della rimozione del feticcio dai luoghi pubblici.

La Gelmini «La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al Cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione. La storia d’Italia passa anche attraverso simboli, cancellando i quali si cancella una parte di noi stessi», sottolinea il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Nel nostro Paese, sottolinea il ministro Gelmini, «nessuno vuole imporre la religione cattolica, e tantomeno la si vuole imporre attraverso la presenza del crocifisso. È altrettanto vero che nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità”.

Buttiglione «Sentenza aberrante e da respingere con fermezza. L’Italia ha una sua cultura, una sua tradizione e una sua storia. Chi viene fra noi deve comprendere ed accettare questa cultura e questa storia». Così il presidente dell`Udc, Rocco Buttiglione, commenta il pronunciamento della Corte Europea dei diritti dell`uomo sul crocifisso.

Calderoli “Calpestati i nostri diritti. Resterà al suo posto nelle scuole”, ha tuonato il senatore leghista Roberto Calderoli. E il suo collega di partito Zaia, replica: “Vergogna!”.

Bersani «Penso che su questioni delicate come questa qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto. Io penso che un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno».

«Non ci terremo questa sentenza e andiamo in Grande Chambre», ha detto il giudice Nicola Lettieri, rappresentante del governo italiano presso la Corte Europea.
«Quello che abbiamo sempre sostenuto è che il crocifisso è sì un simbolo religioso ma con una portata umanistica e legata all’etica e alla tradizione nazionale». «A imporlo per primo», nota Lettieri, «fu il Regno di Sardegna, quello della breccia di Porta Pia». Nella sentenza odierna, prosegue Lettieri, «la Corte riconosce questa polivalenza, ma è prevalso il dato religioso».
L’altro dato che Lettieri sottolinea e rafforza la necessità di ricorrere contro la sentenza di oggi e l’elemento concordatario che fa da base ai rapporti tra Stato italiano e Vaticano. «Lo Stato italiano», spiega Lettieri, «non è laico ma concordatario, si toglie alcune prerogative per darle a una religione dominante»

Secondo la Cei, “risulta ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso, non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale. Non si tiene conto del fatto che l’esposizione nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo come ‘parte del patrimonio storico del popolo italiano’, ribadito dal Concordato del 1984″.

I presidenti delle Camere. ”La laicità delle istituzioni – ha osservato Gianfranco Fini – e’ cosa ben diversa dalla negazione del cristianesimo nella società italiana”. Renato Schifani ha espresso ”grande amarezza” per la sentenza: ”Sarebbe un errore drammatico – ha spiegato – fare dell’Europa uno spazio vuoto di simboli, di tradizioni, di cultura”.

”Il crocifisso – ha detto Pier Ferdinando Casini – e’ un patrimonio civile di tutti gli italiani, perché e’ il segno dell’identità’ cristiana dell’Italia e anche dell’Europa”

Ma c’e’ di più: alcuni esponenti cattolici del Pd criticano il governo per come ha difeso a Strasburgo la posizione italiana. ”Quando un Paese perde all’unanimità’ davanti alla Corte di Strasburgo – ha detto il senatore e costituzionalista Stefano Ceccanti – al di la’ del giudizio di merito sulla sentenza stessa, bisogna anche chiedersi se ha presentato bene le sue ragioni. La memoria del governo e’ suicida perché usa come argomento chiave di fronte a una Corte quello che e’ un argomento di rapporti di forza politici: ‘la necessità di trovare un compromesso con i partiti di ispirazione cristiana’, come a dire che la norma sarebbe illegittima ma che e’ necessario mantenerla per ragioni politiche. Argomento confutato infatti in modo netto e agevole dalla Corte”.
Sulla stessa linea Pierluigi Castagnetti e Beppe Fioroni, ex ministro dell’Istruzione. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano, interpellato da Ceccanti su chi fosse il responsabile della ”memoria suicida”, ha risposto di non saperlo

“I crocifissi non possono essere tolti dalle aule”, sostiene Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp)
“Lo stabilisce il Concordato, Strasburgo ne dovrebbe tener conto”
Roma, 3 nov. (Apcom) – La decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo non può avere seguito in Italia perché “le singole scuole si devono attenere alla norma del Concordato tra Stato e Chiesa” che prevede appunto i crocifissi nelle aule, “norma concordataria oltretutto ripresa dalla Costituzione”. Per Rembado “è una questione non solo di grande sensibilità individuale, ma che coinvolge anche responsabilità politiche: la presenza in aula dei crocifissi esiste nella misura in cui c’è alle spalle un Concordato tra Stato e Vaticano per i rapporti tra stato e chiesa. È un problema che va al di là delle questioni che attengono alle determinazioni delle singole scuole”. Per cambiare la situazione “ci dovrebbe essere o un nuovo concordato o una nuova ‘intesa’ tra Stato e Chiesa cattolica. In ogni caso – conclude Rembado – la Corte europea avrebbe dovuto tener conto delle norme costituzionali dell’Italia”.

Quella di Strasburgo e’ una sentenza assurda con motivazioni risibili. In Italia, per esempio, in tutti gli edifici pubblici e’ esposta la foto del Capo dello Stato, simbolo dell’Unita’ Nazionale e questo vale per i repubblicani e per i monarchici, per chi l’ha eletto e chi no, per chi ha condiviso le sue idee politiche e chi le ha combattute”. Lo dichiara il sottosegretario alla Famiglia, Carlo Giovanardi.

‘La nostra reazione non può che essere di deplorazione’, insiste il card. Bertone dopo la sentenza di Strasburgo sul crocifisso a scuola. ‘Io dico – osserva il segretario di Stato vaticano apprezzando il ricorso del governo – che questa Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche delle feste recentemente ripetute e ci toglie i simboli più cari. Questa e’ veramente una perdita e ora dobbiamo cercare di conservare i segni della nostra fede per chi crede e per chi non crede.

A Catania, un grande crocifisso, campeggia da stamane sulla facciata del teatro Massimo Bellini. La decisione e’ del sovrintendente Antonio Fiumefreddo dopo la pronuncia di ieri da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo contro la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche italiane.
“La decisione della Corte di Strasburgo -ha detto Fiumefreddo- offende l’identità  millenaria dei cristiani e ferisce la storia di tolleranza e di libertà dell’Europa”. Per il sovrintendente del Teatro Bellini “una società e’ autenticamente libera se a ciascuno e’ data la libertà di esprimersi mentre illiberale e desolante e’ quella società in cui occorre nascondersi per legge”

“Abbiamo il crocifisso in tutte le classi e anche in presidenza – dice Guido Campanili, preside dell’l’Itc Bodoni (l’istituto parmigiano che ha la più alta presenza di studenti stranieri) – e non ci siamo mai posti il problema, non c’è mai stata alcuna richiesta perché venisse tolto. Se mai venisse cancellata la norma, lo toglieremo, ma per ora deve essere esposto, come la bandiera tricolore

Il sindaco di Sanremo, Maurizio Zoccarato (pdl) ha scritto ai dirigenti scolastici degli istituti operanti sul territorio comunale di sua competenza, invitandoli ad apporre il crocefisso, laddove già non ci fossero, rispondendo in questa maniera a chi, invece, vuole levarli.
‘Ho chiesto con cortesia un gesto da parte di tutti gli istituti scolastici – ha affermato Zoccarato -. Non e’ un obbligo, ma mi auguro che questa mia richiesta sia presa in considerazione dalle scuole di Sanremo. E’ una forte idea di libertà, che per me vuol dire che come noi lasciamo apparire le moschee e ci siamo sempre comportati con rispetto verso tutte quelle religioni, dobbiamo anche difendere con convinzione le nostre radici cristiane e non vergognarci di quello che siamo e di quello che rappresenta la nostra storia. Credo che sia un piccolo gesto molto apprezzato dai nostri concittadini’. Zoccarato, poi, aggiunge: ‘Ho anche pensato di mettere un crocefisso e la bandiera italiana all’ingresso del Comune, dove mi sono accorto, grazie anche a questa polemica, che non mancavano’

il sindaco di Galzignano Terme, Riccardo Roman, scuola Udc, ha sfoderato l’arma finale: un’ordinanza con cui si dispone, se mai non fosse già esposto, «l’immediata affissione del crocifisso in tutti gli edifici pubblici presenti nel territorio di questo comune, quale espressione dei fondamentali valori civili e culturali dello Stato italiano».
Non solo. Richiamandosi ai poteri che gli vengono conferiti dal testo unico sull’ordinamento degli Enti locali, Roman ha stabilito che gli agenti della polizia locale dovranno controllare, nelle prossime due settimane, la puntuale osservanza delle disposizioni sindacali. In caso contrario, i trasgressori saranno puniti con una sanzione di 500 euro.

Cinquecento euro di multa a chi toglierà il crocifisso dall’aula. E’ quanto prevede un’ordinanza del sindaco di Scarlino (Grosseto).Maurizio Bizzarri, eletto nelle liste del Pd, chiede di mantenere il crocifisso nelle aule delle scuole del Comune come espressione dei fondamentali valori civili e culturali del Paese, perlomeno fino all’esito del ricorso alla Corte europea presentato dallo Stato italiano. Bizzarri spiega inoltre che il crocifisso non intacca i principi di laicità dello Stato

Anche il segretario dello Snals, Marco Paolo Nigi, prende posizione in senso nettamente contrario alla sentenza europea: “vorremmo che il crocifisso rimanesse perché non è solo un simbolo religioso, ma della nostra religione cattolica che fa parte della Costituzione. Non vedo perché togliere un emblema così importante che non è solo un fatto di fede. Quello che dice l’Europa lo capisco perché hanno altre costituzioni, ma in Italia ci sono i Patti lateranensi

“È una sentenza per noi assolutamente inaccettabile”, ha detto il premier.
“L’Italia è un Paese in cui il cristianesimo è la sua stessa storia, lo sappiamo da sempre”, ha risposto Berlusconi a un parroco che regalandogli un crocifisso ha detto: “Questo crocifisso viene da Gerusalemme, vorrei che lo portasse alla Corte europea“.
Parlando alla Vita in diretta su RaiUno, Berlusconi ha poi aggiunto: “Io mi ero battuto già in sede di formazione della nuova Costituzione europea per il riconoscimento delle radici giudaico-cristiande europee. I Paesi laici o estremamente laici come la Francia, nella persona dell’allora presidente [Jacques] Chirac, si erano opposti non si riuscì a convincerli. Ora c’è un ulteriore passo avanti negando che l’Europa abbia queste radici cristiane”.
L’Italia, continua il premier, è un “Paese dove tutti non possiamo non dirci cristiani [...], ovunque si incontra un segno della cristianità”.
La sentenza “fa dubitare del buonsenso di questa Europa”

il Presidente emerito Cossiga,
il 5 novembre su Radiodue alle 13:20 è intervenuto sostenendo che i giudici europei bevono troppa birra e che per coerenza alla sentenza bisognerebbe abbattere tutte le chiese.

“Non lo leveremo il crocifisso, possono morire, il crocifisso resterà in tutte le aule della scuola, in tutte le aule pubbliche, possono morire. Possono morire, loro e quei finti organismi internazionali che non contano nulla”. Così il ministro della Difesa, Ignazio La Russa

se avete letto tutto senza vomitare, siete di stomaco forte.

 

VIA I CROCIFISSI!

Novembre 3, 2009 di rean46
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Via i crocifissi dai luoghi pubblici!

Secondo la Corte europea la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce “una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”.

LA RICORRENTE - La cittadina che ha fatto ricorso alla Corte di Strasburgo è Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia: nel 2002 chiese all’istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. Dalla direzione della scuola arrivò risposta negativa e a nulla valsero i ricorsi della Lautsi. A dicembre 2004 il verdetto della Corte Costituzionale, che ha bocciato il ricorso presentato dal Tar del Veneto. Il fascicolo è quindi tornato al Tribunale amministrativo regionale, che nel 2005 ha a sua volta respinto il ricorso, sostenendo…   

Già si grida  che la corte di Strasburgo favoreggia il male e satana (e i comunisti). 

Pronta la replica del Vaticano: «Dobbiamo valutare la sentenza»

Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini (Pdl): «La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione». Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc: «È la conseguenza della pavidità dei governanti europei, che si sono rifiutati di menzionare le radici cristiane nella Costituzione europea. È il segno dell’identità cristiana dell’Italia e dell’Europa». Paola Binetti (Pd): «Spero che la sentenza sia semplicemente orientativa, che si collochi cioè nel rispetto delle credenze religiose». Il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia (Lega): «Mi schiero con chi si sente offeso da una sentenza astratta e fintamente democratica e che offende i sentimenti dei popoli europei nati dal cristianesimo».

Raffaele Carcano, segretario nazionale dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti: «Un grande giorno per la laicità italiana. Siamo dovuti ricorrere all`Europa per avere ragione, ma finalmente la laicità dello Stato italiano trova conferma». Piergiorgio Bergonzi, responsabile scuola dei Comunisti italiani: «È un forte monito per riaffermare il valore della laicità della scuola e dello Stato».  

Un paese civile è quello in cui la laicità nella scuola è un fatto acquisito per cultura e ribadito per legge e non messo in legge, sperando che la cultura arrivi.
Pur tuttavia permangono seri dubbi perché  in una futura normativa a riguardo, la chiesa, i politici filo cattolici e la minoranza cattolica integralista, faranno un gran baccano e la sentenza verrà disattesa. Si preferirà subire delle sanzioni piuttosto che scontentare il clero.

Uno stato civile lo crea la stessa collettività e mai nella speranza che arrivino altri ad imporlo.-

 Per essere atei bisogna studiare. Per essere credenti basta anche l’ignoranza.

Er Cicoria ha fatto le valigie!

Ottobre 29, 2009 di rean46
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Il grande centro!

Francesco Rutelli lascia il P.D.!-

Questa e’ la migliore notizia del 2009, andandosene Rutelli, sicuramente Binetti e lo sparuto gruppo dei teodem lo seguiranno a ruota.

I più esultano ed io con loro. Questa è un ottima notizia, non è ancora sicuro, ma è l’unica possibilità per avere in Italia una specie di partito laico…depurare il PD dai teodem…almeno il PD potrebbe sviluppare con coerenza una laicità interna maggiore come desiderata da Ignazio Marino!

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Da un sondaggio di TG La7 il 98% esulta per l’uscita di Rutelli!

prima RADICALE, da non credere!
poi Verdi
poi ulivista
poi margherita
poi PD-ino
ora vorrebbe aderire all’ UDC !

Una deriva a destra allucinante quanto quella di Capezzone!

Il “bello guaglione” e “voltagabbana” Francesco Rutelli, lo dice forte e chiaro: “Il Pd è un partito mai nato. E il congresso lo conferma, è solo una lotta di potere interno, con uno scollamento clamoroso tra questo partito e il paese”. Mentre quasi 3 milioni di cittadini eleggono Bersani nuovo segretario del P.D.

Simpatico o antipatico, l’ex capo della Margherita (che la sciolse per fondersi con i Ds e fare il Pd) è oramai un “estraneo” del Pd, un separato in caso già con le valige in mano.

L’israeliana centrista/riformista Kadima (l’alleanza fra i conservatori di Ariel Sharon e i laburisti di Simon Peres) è l’obiettivo a cui guarda Rutelli, una mano tesa trasversalmente a Casini, Montezemolo, Draghi, addirittura Pisanu e Fini. Verso approdi più sicuri per nuovi progetti e veleggiare verso l’ignoto.

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Avete approfittato dei secoli di ignoranza, di superstizione e di demenza, per spogliarci delle nostre eredità, metterci sotto i piedi, ingrassarvi con i beni degli sventurati: badate che non venga il giorno del trionfo della ragione!.

Un premier “canterino menestrello”!.

Ottobre 18, 2009 di rean46

 

Lopsiconano” è sempre felice e gioioso!

Ogni giorno, inventa sempre un motivo, occupa le prime pagine dei giornali. Allergico alla “giustizia terrena” e alle “aule dei tribunali”,  è un “canterino menestrello”,  “Figaro qua, Figaro là”,  è di casa  a Porta a Porta.

Un premier "barzellettiere e canterino menestrello".

Un premier "barzellettiere e canterino menestrello".

Il caso Mills, ultima sua avventura giudiziaria,  è di una gravità eccezionale. No, Berlusconi non si presenterà mai in un tribunale di sua volontà. Semmai andrà ancora una volta a “Porta a Porta” davanti a giornalisti compiacenti. E quando, fra cento anni, si troverà davanti al Giudice Supremo, ci sarà un Ghedini pronto a presentare istanza di ricusazione.  

E’ a tutti nota la richiesta avanzata dal pool degli  avvocati  del collegio difensivo di spostare indietro nel tempo, nel 1998 anziché nel 2000, il giorno della consumazione del reato di corruzione creando così le condizioni perché la Corte d’Appello pronunci l’intervenuta prescrizione del reato.

Quella di cui, quasi sicuramente, beneficerà il premier “canterino menestrello” grazie al nuovo processo a suo carico e di cui – come ha sempre fatto – altrettanto sicuramente si avvarrà.

 Premetto che queste sono informazioni facilmente reperibili in Internet, di alcune le TV hanno parlato di altre hanno solo accennato. Il numero di siti che riportano questo stringato Curriculum è notevole, basta ricercare una qualsiasi delle frasi seguenti con un motore di ricerca come Google. Suppongo quindi sia un curriculum vero che tutti gli agenti di polizia abbiano sui loro terminali come avranno il mio (ancora bianco).

Ricordo che molti sospetti non fanno né una certezza né una condanna e quindi il Presidente Berlusconi ha la fedina penale pulita. Per adesso risultano solo condanne (4) di primo grado e che nei successivi gradi si sono risolte con assoluzioni per vari motivi tra cui la prescrizione. Anche qui occorre precisare che le diverse condanne in primo grado non sporcano la fedina. 

Comunque sia credo che i titoli che vedrete, di seguito,  in neretto siano i nomi dei fascicoli giudiziari mentre la descrizione suppongo appartenga a quel giornalista apparso nella trasmissione di Luttazzi: Marco Travaglio. Mi risulta che abbia avuto molte querele e che non ostante questo il suo libro sia ancora in libera vendita, quindi si deve convenire che le sue frasi corrispondono a verità per la magistratura. Se non fosse così prego di informarmi.

Il giornale della Lega Nord La Padania riporta alcuni vecchi procedimenti giudiziari, l’articolo è del giornalista Max Parisi datato 30 agosto 1998, mancano tutti i procedimenti giudiziari aperti dal 1998 in poi. Probabilmente esistono altre fonti ufficiali di tale curriculum, fonti mai smentite e più recenti ma il mio tempo da dedicare a questo argomento è poco.

I dati di fatto dovrebbero essere i seguenti:

  1. Traffico di droga
    Nel 1983 la Guardia di Finanza, nell’ambito di un’inchiesta su un traffico di droga, aveva posto sotto controllo i telefoni di Berlusconi. Nel rapporto si legge: «È stato segnalato che il noto Silvio Berlusconi finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti dalla Sicilia, sia in Francia che in altre regioni italiane.
    Il predetto sarebbe al centro di grosse speculazioni edilizie e opererebbe sulla Costa Smeralda avvalendosi di società di comodo…». L’indagine non accertò nulla di penalmente rilevante e nel 1991 fu archiviata.  
  2. Falsa testimonianza sulla P2
    La prima condanna di Silvio Berlusconi da parte di un tribunale arriva nel 1990: la Corte d’Appello di Venezia lo dichiara
    colpevole di aver giurato il falso davanti ai giudici, a proposito della sua iscrizione alla lista P2. Nel 1989, però, c’era stata un’amnistia, che estingue il reato.  
  3. Tangenti alla Guardia di finanza
    Berlusconi è accusato di aver pagato tangenti a ufficiali della Guardia di Finanza, per ammorbidire i controlli fiscali su quattro delle sue società (Mondadori, Videotime, Telepiù…).
    In primo grado è condannato a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le tangenti contestate, senza attenuanti generiche. In appello, la Corte concede le attenuanti generiche: così scatta la prescrizione per tre tangenti. Per la quarta (Telepiù), l’assoluzione è concessa con *formula dubitativa* (comma 2 art. 530 cpp).
  4. Tangenti a Craxi (All Iberian 1)  
    Per 21 miliardi di finanziamenti illeciti a Bettino Craxi, passati attraverso la società estera All Iberian, in primo grado è condannato a 2 anni e 4 mesi. In appello, a causa dei tempi lunghi del processo scatta la *prescrizione* del reato.
    La Cassazione conferma.
  5. Falso in bilancio (All Iberian 2)
    Berlusconi è rinviato a giudizio per aver falsificato i bilanci Fininvest. Il dibattimento, dopo molte lungaggini e schermaglie procedurali, è in corso presso il Tribunale di Milano.
  6. Consolidato gruppo Fininvest (All Iberian 3)
    La Procura della Repubblica di Milano ha indagato sulla rete di società estere del gruppo Fininvest (Fininvest Group B), contestando falsi in bilancio e operazioni che hanno generato un migliaio di miliardi di fondi neri. Sta per essere formalizzata la richiesta di rinvio a giudizio.
  7. All Iberian (2 o 3)
    Silvio Berlusconi e tre ex dirigenti della Fininvest sono stati assolti al termine del processo All Iberian iniziato nel 1995, in cui erano imputati per falso in bilancio e false attestazioni, perché stando alla nuova normativa sui reati delle società, i fatti non sono più considerati come reati dalla legge. Si noti che tale legge è stata fatta dal governo avente come Primo ministro lo stesso Berlusconi Silvio. Fonte.
  8. Caso Lentini
    Berlusconi è stato rinviato a giudizio per aver deciso il versamento in nero di 6 miliardi dalle casse del Milan a quelle del Torino calcio, per l’acquisto del calciatore Gianfranco Lentini. Il dibattimento è in corso presso il Tribunale di Milano.
  9. Medusa cinematografica
    Berlusconi è accusato di comportamenti illeciti nelle operazioni d’acquisto della società Medusa cinematografica, per non aver messo a bilancio 10 miliardi. In primo grado è condannato a 1 anno e 4 mesi per falso in bilancio. In appello, la Corte gli ha riconosciuto le attenuanti generiche: è così scattata la prescrizione del reato.
  10. Terreni di Macherio
    Berlusconi è accusato di varie irregolarità fiscali nell’acquisto dei terreni intorno alla sua villa di Macherio. In primo grado è per alcuni reati assolto, per altri scatta la prescrizione. In appello è confermata la sentenza di primo grado.
  11. Lodo Mondadori
    Berlusconi è accusato di aver pagato i giudici di Roma per ottenere una decisione a suo favore nel Lodo Mondadori, che doveva decidere la proprietà della casa editrice. Il giudice dell’udienza preliminare ha deciso l’archiviazione del caso, con *formula dubitativa*. La Procura ha fatto ricorso alla Corte d’appello, che ora dovrà decidere se confermare l’archiviazione o disporre il rinvio a giudizio di Berlusconi, Cesare Previti e del giudice Renato Squillante.
  12. Toghe sporche-Sme
    Berlusconi è accusato di aver corrotto i giudici durante le operazioni per l’acquisto della Sme. Rinviato a giudizio insieme a Cesare Previti e Renato Squillante. Il processo di primo grado è in corso presso il Tribunale di Milano.
  13. Spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest
    Berlusconi era accusato di aver indotto la Rai, da presidente del Consiglio, a concordare con la Fininvest i tetti pubblicitari, per ammorbidire la concorrenza. La Procura di Roma, non avendo raccolto prove a sufficienza per il reato di concussione, ha chiesto l’archiviazione, accolta dal Giudice dell’udienza preliminare.
  14. Tangenti fiscali sulle pay-tv
    Berlusconi era accusato di aver pagato tangenti a dirigenti e funzionari del ministero delle Finanze per ridurre l’Iva dal 19 al 4 per cento sulle pay-tv e per ottenere rimborsi di favore. La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione, accolta dal Giudice dell’udienza preliminare.
  15. Stragi del 1992-1993
    Le procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze, indagano da molti anni sui «mandanti a volto coperto» delle stragi del 1992 (Falcone e Borsellino) e del 1993 (a Firenze, Roma e Milano). Le indagini preliminari sull’eventuale ruolo che Berlusconi e Dell’Utri possono avere avuto in quelle vicende sono state formalmente chiuse con archiviazioni o richieste di archiviazioni. Continuano però indagini per concorso in strage contro ignoti.
  16. Telecinco in Spagna
    Berlusconi, Dell’Utri e altri manager Fininvest, responsabili in Spagna dell’emittente Telecinco, sono accusati di frode fiscale per 100 miliardi e violazione della legge antitrust spagnola. Sono stati rinviati a giudizio su richiesta del giudice istruttore anticorruzione di Madrid, Baltasar Garzon Real. Dopo varie sospensioni del processo il giudice ha deciso per l’assoluzione perché il fatto non sussiste.
  17. Compravendita della SME
    Berlusconi è stato assolto per prescrizione. Dal conto corrente della Fininvest a quello del giudice Squillante attraverso un altro di Cesare Previti, sono transitati 500 milioni di lire nel 1991. Il giudice ha emesso la sentenza nel 2004: è stato un atto di corruzione da parte di Berlusconi Silvio verso il giudice Squillante. Per altri fatti la prova è contraddittoria oppure è insufficiente o manca. In un caso l’assoluzione è completa. Fonte.
  18. Caso David Mills
    Berlusconi ha fatto versare nel 1997 da Carlo Bernasconi, manager della Fininvest, “non meno di 600 mila dollari” sui conti svizzeri dell’avvocato inglese David Mills “affinché dichiarasse il falso nel processo per le tangenti Fininvest alla Finanza e in quello All Iberian”. David Mills è stato condannato il 17/02/2009 a 4 anni e 6 mesi per falsa testimonianza a copertura di Silvio Berlusconi. Il corruttore (Berlusconi Silvio) prima non era  processabile per il Lodo Alfano votato dallo stesso governo Berlusconi, oggi è sotto processo perchè la Corte Costituzionale l’ha annullato in quanto incostituzionale.  Fonte
  19. Frode fiscale (rinvio a giudizio)
    Berlusconi è imputato in frode fiscale. Il principale indagato è però Fedele Confalonieri per evasione di 13.3 milioni di euro per costituire fondi neri relativi ai diritti TV di Mediaset, avrebbe commesso l’illecito in concorso con diverse persone tra cui Berlusconi Silvio. Fonte.

Attualmente Silvio Berlusconi è un parlamentare della Repubblica italiana, leader di Forza Italia (ora Popolo delle libertà e Presidente del Consiglio italiano. L’onorevole Berlusconi ricopre inoltre molte altre cariche tra cui la presidenza della squadra di calcio Milan ed è proprietario di Mediaset, il più grande gruppo privato televisivo in Italia e controlla gran parte dei giornali.

 Se ci fosse la voglia di fare una ricerca nell’archivio de La Repubblica troverete gli articoli dei giornalisti relativi alle sentenze definitive di Berlusconi.

Segnalo che la pagina su wikipedia che riguarda Berlusconi è bloccata da molto tempo per controversie dei rispettivi fan politici, esiste la pagina delle bozze che sullo stesso personaggio da una raffigurazione aggiornata agli ultimi eventi.

Canale 5 ”pedina” il giudice Mesiano!

Ottobre 18, 2009 di rean46
 

Il giudice Raimondo Mesiano è responsabile della sentenza di risarcimento da parte della Fininvest alla Cir di De Benedetti di 750 milioni di euro per la vendita truccata della Mondadori. Nel 2007 una sentenza della Cassazione condannò Previti. Cesarone corruppe un giudice e la Mondadori finì, per coincidenza, alla Fininvest. Lui prima in galera e poi ai servizi sociali. Ora è stato quantificato il danno. Casi della vita, casi di corruzione: 2,7 milioni di dollari pagati a suo tempo a un giudice per una sentenza favorevole.

Un premier detto "mister prescrizioni"

Un premier detto "mister prescrizioni"

 

Nella sentenza di Mesiano è riportato: “Sarebbe naturalmente fuori dell’ordine naturale degli accadimenti umani che un bonifico di circa 3 miliardi di lire sia disposto ed eseguito, per le dimostrate finalità corruttive, senza che il “dominus” della società, dai cui conti il bonifico proviene, ne sia a conoscenza e lo accetti”. “E’ noto che Fininvest spa è società appartenente alla famiglia Berlusconi, il cui azionariato è suddiviso all’interno di una ristretta cerchia di soci”.

Il tuo avvocato corrompe un giudice per una sentenza ad hoc con una cifra enorme, tre miliardi di vent’anni fa, e tu non dovresti saperne nulla? Tu che sei l’utilizzatore finale della sentenza?

Lo psiconano ha buttato lì, nei giorni scorsi, a Benevento che sul giudice Mesiano: “Se ne sentiranno venir fuori delle belle”.

Detto-fatto. Il giudice Mesiano è stato seguito da Canale 5 mentre si recava dal barbiere. Il pezzo è un’istigazione alla risata convulsa o forse all’intimidazione di giudice di stampo piduista.

Alcuni brani di accompagnamento del “servizietto”:
“…alle sue stravanganze (quali? ndr) siamo già abituati… passeggia l’uomo Raimondo Mesiano passeggia per le strade milanesi… davanti al suo barbiere di fiducia è impaziente… non riesce a stare fermo… avanti e indietro… si ferma… aspira la sua sigaretta e ancora avanti e indietro (muove solo pochi passi e sembra molto tranquillo, ndr) … prima di uscire dal nostro campo visivo (forse l’espressione “pedinamento” è più appropriata. ndr) ci regala un’altra stranezza (ancora? ndr)… guardatelo seduto su di una panchina, camicia, pantalone blu, scarpe bianche e calzino turchese (però che giudice strano, ndr)”.

Da: Il Grillaccio che ama alla follia “PAPI”.-

Clicca: Canale 5 ”pedina” il giudice Mesiano
Clicca: Il giudice Mesiano “Stravaganti i suoi comportamenti”

  • E’ evidente che viene mandato un messaggio ai “tele-sudditi” italiani.
    Mesiano è:
    -  una persona che commette continue stravaganze;
    -  una persona nervosa, che fuma molto e veste male;
    -  una persona che ha ottenuto una promozione e aumento di stipendio immeritati.

PER CUI, QUELO CHE ENTRA NELLA TESTA DELLO SPETTATORE MEDIO DI “MATTINO CINQUE” E’:
- la sentenza di questo Mesiano contro Berlusconi è probabilmente una sua ennesima stravaganza;
- ha ragione Berlusconi quando dice che la giustizia italiana va completamente riformata perché non si può promuovere un individuo del genere.

Ecco fatto l’ennesimo gioco delle “tre carte”.-

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“Calunniate, calunniate, qualcosa resterà” (Goebbels)

FRODE FISCALE

Settembre 30, 2009 di rean46

scudo fiscale1frode

Una delle tante porcate, e non sarà sicuramente l’ultima.

I soliti che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo ringraziano,soprattutto gli elettori del Pdl,almeno quelli che sono corretti con l’erario,e mi chiedo come possano votare una coalizione del genere…

300 MILIARDI DI EURO torneranno in Italia protetti dallo scudo fiscale di Tremorti. Lo Stato incasserà il 5% per il condono. Soldi di cui non si sa nulla, con tutta probabilità mai tassati. Di chi sono questi capitali? Conoscete qualche operaio, impiegato, elettricista, meccanico, parrucchiere con decine di milioni in qualche paradiso fiscale? Insomma, conoscete qualche LAVORATORE che godrà dello scudo di Tremorti? Chi paga le tasse al 15/27/35/50% ha diritto di sapere nomi e cognomi degli esportatori di capitali e le origini del malloppo. Vogliamo la lista pubblicata sui giornali per legge, altro che impunità e anonimato.

Una democrazia debole!

Agosto 31, 2009 di rean46

 

Papi già associato TESSERA P2 1816

Papi già associato TESSERA P2 1816

 

Con il ritardo che contraddistingue un certo tipo di opposizione, quella delle piume per intenderci, finalmente l’Italia sembra aver capito chi ha portato alla Presidenza del Consiglio. Ora che lo squalo ha fatto incetta della libera informazione, riducendola a brandelli, si accinge a sbranare i pesci più grossi che si ritenevano al sicuro.

Rai, Repubblica, The Guardian, Avvenire, El Pais, Videocracy, “Biutiful Countri” ma anche blogger, contestatori di piazza, giornalisti e presentatori, ogni volta che osano contestare la propaganda di governo, vengono fatti oggetto di repressione. Per farlo questa maggioranza utilizza tutti i mezzi messi a disposizione dalle istituzioni: forze dell’ordine, moniti alla platea di Confindustria, interruzione di finanziamenti pubblici, televisioni di Stato e parlamentari avvocati.

Non si riesce neanche più a comprendere chi voglia al governo Silvio Berlusconi se non una manciata di parlamentari che temono per la loro pensione, una falange sudista alla guida di Miccichè, che lo tiene sotto scacco con il Partito del Sud, i lettori dei giornali di famiglia e qualche signora sintonizzata su Rete4, innamorata di Emilio Fede. Tolto questo folto, ma sparuto, gruppo di interessati fan, il Vaticano ed i cattolici prendono le distanze dalle festicciole rosse, il mondo degli industriali chiede continuamente interventi che non arrivano, la scuola e l’istruzione agonizzano devastate dai licenziamenti, gli operai sono da tempo senza lavoro e senza casa, gli investitori internazionali sono tutti fuggiti dal Belpaese. I vari Primi ministri lo schivano per evitare gaffe anche per uno scatto fotografico e, da ultimo, il Financial Times gli dedica una prima pagina di denigrazione, segnale che ritengo particolarmente significativo poiché indica una sola cosa: anche il mondo della finanza ha scaricato l’Italia.

Non si ricorda una Presidenza del Consiglio più devastante di questa, e mai si sarebbe immaginato che l’Italia cadesse così in basso senza accorgersene.

L’Italia è isolata e schiacciata tra Paesi con derive dittatoriali, ai quali inviamo le Frecce tricolori per real politik, dicono, e potenze economiche in forte sviluppo da cui siamo emarginati per gli scandali e le pessime scelte politiche del governo.

Si comincia a pensare che se un Paese che vuole togliersi di torno un Presidente del Consiglio, con un consenso di poco superiore al 15% sul totale della popolazione con diritto al voto come ci dicono gli ultimi risultati delle europee, non è in grado di farlo attraverso le proprie leggi, allora è la democrazia ad essere debole e gli strumenti costituzionali di difesa sono lacunosi. Forse è il caso di pensare a nuovi meccanismi che, più che proteggere le istituzioni, come all’immunità parlamentare o il lodo Alfano, proteggano i cittadini da quest’ultime.

Si pubblica di seguito le 10 domande di La Repubblica e s’invitano i lettori a fare altrettanto sui propri blog:

1. Quando, signor presidente, ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia? Quante volte ha avuto modo d’incontrarla e dove? Ha frequentato e frequenta altre minorenni?

2. Qual è la ragione che l’ha costretta a non dire la verità per due mesi fornendo quattro versioni diverse per la conoscenza di Noemi prima di fare due tardive ammissioni?

3. Non trova grave, per la democrazia italiana e per la sua leadership, che lei abbia ricompensato con candidature e promesse di responsabilità politiche le ragazze che la chiamano «papi»?

4. Lei si è intrattenuto con una prostituta la notte del 4 novembre 2008 e sono decine le “squillo” che, secondo le indagini della magistratura, sono state condotte nelle sue residenze. Sapeva che fossero prostitute? Se non lo sapeva, è in grado di assicurare che quegli incontri non l’abbiano resa vulnerabile, cioè ricattabile – come le registrazioni di Patrizia D’Addario e le foto di Barbara Montereale dimostrano?

5. È capitato che “voli di Stato”, senza la sua presenza a bordo, abbiano condotto nelle sue residenze le ospiti delle sue festicciole?

6. Può dirsi certo che le sue frequentazioni non abbiamo compromesso gli affari di Stato? Può rassicurare il Paese e i nostri alleati che nessuna donna, sua ospite, abbia oggi in mano armi di ricatto che ridimensionano la sua autonomia politica, interna e internazionale?

7. Le sue condotte sono in contraddizione con le sue politiche: lei oggi potrebbe ancora partecipare al Family Day o firmare una legge che punisce il cliente di una prostituta?

8. Lei ritiene di potersi ancora candidare alla presidenza della Repubblica? E, se lo esclude, ritiene che una persona che l’opinione comune considera inadatta al Quirinale, possa adempiere alla funzione di presidente del consiglio?

9. Lei ha parlato di un «progetto eversivo» che la minaccia. Può garantire di non aver usato né di voler usare intelligence e polizie contro testimoni, magistrati, giornalisti?

10. Alla luce di quanto è emerso in questi due mesi, quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute?

UNA RONDA SURREALE NON FA PRIMAVERA!

Agosto 21, 2009 di rean46

Una ronda non fa primavera -

“Scoperta una ronda fascio-leghista che pratica ripetuti stupri collettivi ai danni di una donna magrebina immigrata clandestinamente in Italia. Il suo nome (della donna, non della ronda) è Rondina Magrebina. La denuncia è stata inoltrata direttamente al ministro degli interni, meglio noto come Mi-sono-rotto-i-Maroni, il quale ha dichiarato: “Si tratta di una bravata goliardica, dovuta a uno sbalzo ormonale collettivo provocato dall’eccezionale avvenenza della donna mediterranea”. Dunque, niente più “castrazione chimica”, bensì un riconoscimento della virilità e dell’esuberanza degli ormoni sessuali padani. Questo è quanto si evince dalle parole pronunciate dal ministro in difesa della ronda padana in preda a furor testosteronico.”  

E’ risaputo che la maggior parte delle violenze sessuali, accertata dal Ministero dell’interno, avviene tra le mura domestiche. Il rimedio, quindi, si rivelerà assai peggiore del male nel senso che procurerà problemi più gravi di quelli che si spera di risolvere. Un tale dato statistico dovrebbe quindi indurre le autorità a consegnare alle “ronde antistupri” le copie delle chiavi di casa di tutti i cittadini italici?

Certamente no! La verità è che al premier forzista Papi e al ministro leghista Maroni non importa nulla delle violenze commesse ai danni delle donne, ma tali violenze sono solo un pretesto demagogico per completare il progetto di “fascistizzazione” e “militarizzazione” del nostro Paese.

In realtà, il paragone più adatto a spiegare e comprendere l’istituzione delle ronde razziste, inserita nel decreto legge “antistupri” approvato d’urgenza dal governo il 20 febbraio scorso, è senza dubbio quello con le milizie dell’epoca mussoliniana. Senza offesa, ma nemmeno nostalgia, per lo squadrismo fascista del Ventennio. Tale decreto legislativo rischia, nella meno assurda delle ipotesi, di legalizzare e autorizzare comportamenti di natura squadrista e violenta, ossia soprusi, abusi e prepotenze degne del peggior branco di bulli da strada.

A chi sostiene che le ronde sono armate solo di cellulare e sono tenute ad informare le prefetture e le forze dell’ordine segnalando eventuali abusi, reati o violenze, si può rispondere che pure le squadracce di Mussolini e Hitler sorsero con “buoni propositi”, ma la storia dovremmo conoscerla un po’ tutti (uso il condizionale in maniera non casuale). Ebbene, il governo di mister Papi ha riesumato, sotto una veste nemmeno tanto inedita e originale, le famigerate bande nazi-fasciste.

L’istituzione per decreto legge delle ronde vedrà sorgerne di tutti i colori: verdi, nere (addirittura a Trieste si sa di ronde che si vorrebbe intitolare allo squadrista e gerarca fascista Ettore Muti), bianche rosse e verdoni, brune e bionde, rosa, ecc. Insomma, assisteremo ad una proliferazione cromatica inarrestabile. Assisteremo persino alla creazione di ronde vaticane formate da prelati, chierici, monaci e persino suore di clausura in vena di escursioni notturne? Mah, non c’è più religione!

Ebbene, perché non costituire ronde vigilanti in Parlamento e a Palazzo Chigi,insomma nelle stanze del potere che ormai nessuno controlla. Certamente potrebbero scaturire scoperte tanto interessanti quanto inquietanti.

Il decreto legge sulle ronde, pubblicato il 24 febbraio sulla Gazzetta Ufficiale numero 45, all’articolo 6 prevede che “i sindaci, previa intesa con il prefetto, possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati al fine di segnalare alle forze di polizia eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana”. Le associazioni dovranno essere iscritte in un apposito elenco tenuto dal Prefetto. Il sindaco dovrà avvalersi “in via prioritaria” delle associazioni composte da personale delle forze dell’ordine in congedo. Poi al comma 5, il decreto aggiunge: le associazioni diverse da quelle composte da personale delle forze dell’ordine in congedo “sono iscritte negli elenchi solo se non siano destinatarie, a nessun titolo, di risorse economiche a carico della finanza pubblica”.

 

Come si finanzieranno le associazioni tra normali cittadini? Chi provvederà al rimborso delle loro spese? Il decreto legge non esclude che i “volontari per la sicurezza” possano essere pagati da privati, persone fisiche o aziende: se non vorranno rimetterci di tasca propria, potranno farsi sponsorizzare. Nessuno glielo può impedire. Almeno stando alla lettura del testo.

 

Giuridicamente non ci sono dubbi la norma per com’è scritta lascia la possibilità di un finanziamento privato delle ronde. Le associazioni di cittadini, riconosciute dall’articolo 18 della Costituzione possono, infatti, chiedere contributi a chicchessia. Le ronde potranno dunque rivolgersi alla Confcommercio, Confesercenti, aziende o negozianti. Nella loro funzione di pubblica utilità potranno chiedere finanziamenti. Il rischio è uno squadrismo pagato da quella parte della popolazione che non si sente sufficientemente protetta. Di più, si può finire per istituzionalizzare un rapporto mafioso: io ti proteggo, tu mi paghi”. Stefano Merlini, costituzionalista è caustico: “Per lo Stato di diritto è il primo passo verso l’abisso”.

 

 È entrato in vigore sabato 8 agosto, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il regolamento del ministero dell’Interno per le cosiddette ronde. Il decreto riguarda la «Determinazione degli ambiti operativi delle associazioni di osservatori volontari, requisiti per l’iscrizione nell’elenco prefettizio e modalitá di tenuta dei relativi elenchi, di cui ai commi da 40 a 44 dell’articolo 3 della legge 15 luglio 2009, numero 94».

 

Le associazioni di volontari dovranno essere registrate in un albo istituito presso le prefetture e composte da un numero massimo di tre persone con più di 18 anni (ma il caporonda dovrà averne almeno 25). Tra i requisiti dei volontari, l’assenza di denunce o condanne, la non aderenza a movimenti, associazioni o gruppi aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. E non si dovrà essere daltonici. Il decreto ministeriale prescrive anche i requisiti per l’abbigliamento. Per prestare la loro opera, gli osservatori volontari dovranno aver superato un corso di formazione organizzato dalle Regioni o dagli Enti locali.

Papa chiama, Parlamento risponde!

Agosto 21, 2009 di rean46

 

Il premier Papi e Papa Ratzinger

Il premier Papi e Papa Ratzinger

 

Immagine tratta da “Robe di cap“.

E’ dal giorno dell’insediamento del nuovo esecutivo Berlusconi che il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è ritrovato a coprire il ruolo di indiretto protagonista delle vicende politiche del paese, tirato quotidianamente in ballo da una parte o dall’altra dell’intero arco parlamentare.
Critiche per mancate azioni da una parte, difesa delle mancate azioni dall’altra.
Ed il tormentone delle facoltà ammesse e quelle non concesse per un Presidente che torna a fare capolino ogni volta. Questa volta il suo ruolo è senza ombra di dubbio rilevante, se non altro perché la vicenda che segue porta, nella sua conclusione provvisoria, il suo nome. Il suo ruolo.

La vicenda ha preso vita l’11 agosto scorso, ma forse sarebbe più corretto datare l’origine di ogni cosa al 20 settembre 1870, il giorno della Breccia di Porta Pia, oppure al 5 febbraio 1849, il giorno della nascita del più geniale progetto di stato democratico moderno: la Repubblica Romana. O forse possiamo risalire ai tempi di Dante e dei conflitti tra Guelfi e Ghibellini. O magari anche all’epoca dell’imperatore Valentino.

Ma la questione resta sempre la stessa: la compenetrazione e il conflitto tra Stato e Chiesa Cattolica di Roma.

Tornando ai tempi più attuali, lo scorso 11 agosto il Tar del Lazio, sulla base logica della normativa vigente, pubblicava la sentenza emessa il 18 luglio – vedi [DOC]  che stabilisce che i professori di religione, in virtù del loro status particolare, non hanno alcun potere decisionale sugli scrutini scolastici.
Se qualcuno avesse lanciato un ordigno esplosivo in Piazza San Pietro durante l’Angelus, l’indignazione collettiva conseguente sarebbe stata minore.

Alla diffusione della notizia, una corsa “all’armi” è scattata tra le file della politica italiana. L’intera maggioranza di governo e l’UDC si sono schierati in massa contro il TAR del Lazio e “contro la deriva laicista” che ora ostacolerebbe anche le libere scelte della magistratura. Una levata di scudi a cui ha preso parte anche un consistente manipolo del PD, ancora una volta spaccato nelle viscere tra “numi tutelari del Papa” e “laicisti senza Dio”.
A favore della sentenza si è espresso invece il solito quintetto politico/sindacale: Italia dei Valori, Radicali, Sinistra e Libertà, comunisti e CGIL.

La questione alla base della sentenza è semplice: la presenza di crediti formativi assegnati agli studenti che frequentano l’ora di religione crea una evidente discriminazione a danno di quegli studenti che, non disponendo di materie alternative come Storia delle Religioni, Etica Morale Pubblica o altro ancora, finiscono per essere soggetti ad inaccettabili decurtazioni di punti.

Una sentenza che va a colpire l’ordinanza ministeriale 26/07 emessa dall’ex ministro Fioroni (PD) che equiparava la materia di religione cattolica a tutte le altre.

Tra i più indignati troviamo proprio l’ex ministro e la collega di partito Paola Binetti, profondamente offesa dal fatto che “così si creano insegnati di serie A e serie B; la religione non è un optional“. Una dignitosa dichiarazione, dimostrativa però della profonda ignoranza del parlamentare nei confronti delle leggi che regolano il nostro paese, come la connotazione facoltativa dell’insegnamento della religione cattolica o la profonda differenza legale tra gli insegnanti di serie A, scelti dallo stato attraverso graduatorie e concorsi, e quelli di serie B, scelti senza alcun criterio specifico da parte della curia vaticana.

Ad aggiungere benzina sul fuoco è arrivata ieri, con una tempistica cinematografica, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto del Presidente della Repubblica n. 112, scritto il 22 giugno 2009.
In esso si stabilisce (articolo 4 comma 3) che l’insegnamento della religione cattolica prevede un giudizio di fine anno non esprimibile in voto numerico, per cui risulta impossibile un contributo a determinare la media aritmetica.
Ciò nonostante, si aggiunge (articolo 6 comma 3) che al giudizio sul credito scolastico finale partecipano tutti i professori, compreso quello deputato all’insegnamento della religione cattolica.

Un DPR che non aggiunge nulla di nuovo alla legge già contestata dalla sentenza, se non la ratifica di un privilegio e di una distinzione religiosa istituita per legge. Una condizione di disparità profondamente avversata, oltre che dalle istituzioni laiche scolastiche, da tutte le confessioni religiose non cattoliche italiane, dalle chiese evangeliche agli avventisti del settimo giorno, dai luterani alle comunità ebraiche.

Dall’altra parte l’ex ministro Gentiloni ha subito invocato, avvolto da uno straordinario spirito bipartisan, l’impugnazione della sentenza da parte del suo successore: il ministro Mariastella Gelmini.
E parlano di mancato dialogo…

PS: Sulla vicenda dello scioglimento del comune di Fondi (LT) interessante  l’ottimo post dell’amico la Volpe su “la Piccola Bottega degli Orrori“.