

Da esperienze e fatti vissuti:
a) gli alti prelati vaticani considerano
l’omosessualità una “malattia”;
b) l’omosessualità, secondo il Vaticano, va curata;
c) è possibile organizzare incontri di grandi dimensioni con parroci per istruirli sulle terapie riparative e su come curare l’omosessualità: basta non pubblicizzarli ufficialmente e tenerli in località poco esposte;
d) in generale, il pensiero del Vaticano nei confronti dell’omosessualità risulta essere molto più negativo di quanto non compaia nella dottrina ufficiale.
C.C. SCRIVE:
Nel 1986 promulga la lettera ai vescovi sulla cura pastorale delle persone omosessuali, di cui riportiamo alcuni passi:
“l’omosessualità, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata”
“l’attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio”
“benché la pratica dell’omosessualità stia minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone, i fautori di questa tendenza non desistono dalla loro azione”
“dev’essere comunque evitata la presunzione infondata e umiliante che il comportamento omosessuale delle persone omosessuali sia sempre e totalmente soggetto a coazione e pertanto senza colpa”
“la “tendenza sessuale” non costituisce una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc. rispetto alla non-discriminazione”
“vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare”
“tutte le persone hanno il diritto al lavoro, all’abitazione, ecc. Nondimeno questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato. Ciò è talvolta non solo lecito ma obbligatorio, e inoltre si imporrà non solo nel caso di comportamento colpevole ma anche nel caso di azioni di persone fisicamente o mentalmente malate. Così è accettato che lo stato possa restringere l’esercizio di diritti, per esempio, nel caso di persone contagiose o mentalmente malate, allo scopo di proteggere il bene comune”
“affermare chiaramente il carattere immorale di questo tipo di unione; richiamare lo Stato alla necessità di contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica e, soprattutto, che non espongano le giovani generazioni ad una concezione erronea della sessualità e del matrimonio, che le priverebbe delle necessarie difese e contribuirebbe, inoltre, al dilagare del fenomeno stesso. A coloro che a partire da questa tolleranza vogliono procedere alla legittimazione di specifici diritti per le persone omosessuali conviventi, bisogna ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall’approvazione o dalla legalizzazione del male”
Nel 2004 viene pubblicato uno degli ultimi documenti di Ratzinger quale prefetto del Sant’Uffizio. Si tratta della ”lettera ai vescovi sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella chiesa e nel mondo ”, un concentrato di sessuofobia omofoba.Nel 2005 inizia l’ispezione di 229 seminari americani: l’obiettivo è di cacciare i gay. La notizia riservata viene diffusa da New York Times e la chiesa ammette. E’ stato Ratzinger a dare il via alle purghe con un documento approvato ad agosto che sarebbe dovuto rimanere segreto. Ormai scoperto, il papa lo renderà pubblico nel mese di novembre. L’Istruzione si intitola ‘Criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri”. La chiesa romana:
“non può ammettere al seminario e agli ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay”