Un sindaco pazzerello che sogna in grande!

Nel riquadro: il 19° sindaco dell'Era Pace!

Non finisce di stupire Carmelo Pace. E’ il sindaco più pazzerello del circondario: “giudicate i miei successi dagli sforzi che ho fatto per raggiungerli senza mettere mai le mani nelle tasche dei riberesi!”.
L’ultima giunta da lui presieduta è stata quella di fine anno e da quello che si è potuto sapere sono stati messi in progettazione opere di notevole spessore. Nella seduta è stata accarezzata l’idea di “una pizza colorata in cemento su un piedistallo alto 10 metri all’interno di una rotonda”. Non si è potuto sapere se in fase di progettazione “uno scarico fognario a forma di colomba”, che tuba e amoreggia teneramente al suono di PACE!, PACE!. Poi sull’enorme muraglione dello svincolo per sciacca la squadra degli assessori comunali dovrebbe apprestarsi ad incidere con caratteri vistosi la notizia dell’ultimo millennio: “Ribera città di PACE”, perchè ” PACE ti rende felice nel cuore. PACE nasce dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno.”
Per ristrettezza di risorse forse non sarà ideata la costruzione piramidale da installare in Piazza Duomo con la scritta luminosa: “Non ci sono mai state una buona guerra e un cattivo PACE!.”
Di una cosa però ne siamo certi: il sindaco Pace ha non ha completamente svuotato le casse comunali per dare un tocco di eleganza e signorilità alla “Res Publica Crispina”.
Ha fortemente ed irresistibilmente voluto dare colore alla città e ai suoi cittadini con l’arancione. Ogni angolo del comune è stato dipinto color arancioneIl progetto Pace è ambizioso, per lui è a costo zero non per i suoi concittadini.
Non è solo operazione di immagine, ma qualcosa di più corposo che renderà felice la città!
Nel ventennio fascista ai riberesi, in un’ottica di immagine patriottica, veniva insegnato a riconoscersi in simboli come il fascio littorio, portato dagli uomini come distintivo a spilla sul bavero sinistro della giacca, e la camicia nera, indumento della divisa della Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale e più in generale indossato da coloro che apertamente desideravano mostrare la loro adesione al fascismo.
Oggi, il 19° sindaco dell’Era Pace è “padrone assoluto del palazzo”, non trova ostacoli nel suo illuminato cammino. L’intero consiglio comunale è costituito da un manipolo di suoi devoti e fedelissimi. Con esultanza ha ritenuto opportuno alleggerire le casse comunali e investire almeno 30mila euro in operazioni di immagine, coinvolgendo persino le scolaresche: tutti gli alunni delle scuole medie riberesi indosseranno tute di colore arancione per promuovere il made in Ribera a Ribera e altrove. 8744,40 euro il costo dell’operazione marketing dal sapore arancione, come si evince dalla delibera municipale n. 142 del 29 settembre 2010, firmata dalla sua ubbidiente squadra assessoriale. Non solo: “di concerto con i dirigenti scolastici – si legge nella delibera in questione, pubblicata sul sito Internet del Comune di Ribera, – si è ritenuto opportuno fornire i ragazzi delle scuole dell’obbligo di tute ginniche”. Sono stati coinvolti persino i dirigenti scolastici riberesi in questa lodevole iniziativa che dipingerà gli alunni delle medie riberesi di colore uniforme in occasione di incontri con altre scuole, manifestazioni e feste. Si preventiva l’acquisto di n. 694 tute, con i relativi costi a carico del Comune.
Oggi, dunque, il giovane maschio ideale riberese deve avere un fisico atletico. Da parte del comune verrà incoraggia l’attività sportiva e quella ginnica delle scuole, mediante l’opera propagandistica, la creazione di strutture apposite e con cospicui finanziamenti comunali. L’Era Pace esalterà la semplicità e la compostezza rispetto alla frivolezza e al disordine: pertanto l’aspetto fisico del perfetto “giovane arancione” non deve essere trasandato e il volto deve essere sbarbato. Verrà incoraggiata la sicurezza e la compostezza anche nel modo di porsi, financo in quello di camminare.
L’era Pace tenterà, certamente con successo, di abolire l’uso della stretta di mano, considerata anti-igienica,da sostituire col vigoroso saluto: “Pace e Bene!”, obbligatorio nelle circostanze ufficiali e nelle manifestazioni di massa. Siamo solo agli inizi: l’Era Pace si delinea come l’epoca delle grandi battaglie, delle grandi conquiste per accaparrarsi il consenso all’insegna della propaganda del palazzo.

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