RIBERA- LA CENTRALE A BIOMASSE SI TRASFERISCE IN PROCURA !

febbraio 25, 2011


Il contenzioso sulla Centrale a biomasse di Contrada Castellana del comune di Ribera si trasferisce dalle aule universitarie di Palermo alle aule giudiziarie della Procura della Repubblica di Sciacca. Infatti il Comune di Ribera aveva conferito apposito incarico di prestazione professionale all’equipe della Prof. Ing. Patrizia Livreri dell’Università degli Studi di Palermo per una valutazione tecnico-ambientale del progetto di cui all’autorizzazione n° 106 del 31.03.2010 rilasciato ai sensi dell’art. 12 del DLgs. n° 387/03. Oggi Angelo Renda, Segretario di Sinistra Ecologia Libertà, ha ritenuto che tale relazione fosse materia da essere trattata e messa sotto osservazione anche dalla Procura della Repubblica di Sciacca per la significativa qualità, carattere e portata delle irregolarità emerse.
Il dirigente politico riberese di SEL ha trasmesso alla Procura saccense una dettagliata esposizione ed approfondita analisi, da ricercare sotto il profilo giudiziario, di presunte e gravi lacune procedimentali ed istruttorie rilevate nel Decreto Regione Sicilia n° 106 del 31.03.2010, avente ad oggetto l’autorizzazione unica per la realizzazione e l’esercizio di un impianto per la produzione di energia elettrica alimentato a biomasse (olio vegetale) da realizzare nello stabilimento sito in C.da Castellana nel territorio di Ribera. Angelo Renda, nella comunicazione scritta espone ed analizza che da una accurata lettura vengono evidenziati, dall’equipe della Prof. Ing. Patrizia Livreri dell’Università degli Studi di Palermo, numerose e gravi lacune procedimentali ed istruttorie che, secondo il dirigente politico, necessitano accertamento su eventuali rilievi di azione giudiziaria.
Nell’esposto si evidenzia che dalla relazione emerge un quadro allarmante di mastodontiche anormalità ed enormi irregolarità:
• l’attività istruttoria svolta dalle competenti amministrazioni coinvolte ex lege al rilascio dell’autorizzazione di che trattasi appare “ictu oculi” in parte gravemente carente ed in parte del tutto omessa specie con riferimento agli aspetti relativi alla tutela del territorio;
• appaiono, infatti, evidentemente disattese le prescrizioni introdotte dal Piano Energetico Ambientale Regionale Siciliano (PEARS) là dove vengono normate e disciplinate le condizioni cui subordinare la realizzazione di impianti alimentati da biomasse nel caso in cui gli stessi debbano insistere su zone agricole ove vengano praticate particolari colture, ed appare altresì del tutto obliterata l’ulteriore preliminare ed indefettibile valutazione (normata all’art. 28 dello stesso PEARS) circa le modalità di reperimento delle biomasse da utilizzare. Orbene, nessuno degli atti relativi al rilascio dell’autorizzazione effettua una precisa e puntuale indagine mirata per l’appunto ad appurare il rispetto della prescrizione del PEARS e l’effettiva compatibilità tra il realizzando impianto e la peculiare vocazione agricola impressa al territorio,
• nessun intervento da parte delle competente autorità appare documentato ai fini della verifica di compatibilità tra i livelli di emissione prodotti dall’impianto e l’impatto che dette emissioni potrebbero avere sulla produzione agrumicola che com’è noto nel territorio del Comune di Ribera ha acquisito il prestigioso marchio DOP. D’altra parte, uno studio condotto allo Statewide Air Pollution Research Center dell’Università della California ha rivelato che l’esposizione di alberi di arance al biossido di azoto NO2 in concentrazioni di appena o.25 ppm (cioè 40 volte inferiori alle emissioni stimate per l’impianto proposto) provoca sia una significativa defogliazione sia un calo della produzione di frutti. Ciò indica che l’impianto proposto potrebbe seriamente compromettere la produzione agroalimentare del territorio, sede dell’impianto stesso, che vanta ad oggi un prezioso riconoscimento di marchio.
• la relazione tecnica evidenzia l’omessa precisazione del tipo di biomassa liquida da utilizzare come combustibile, in violazione dell’art. 28 del PEARS, e non consente un’esatta quantificazione delle emissioni inquinanti prodotte dallo scarico del motore;
• altra anomalia nel progetto esaminato è che non risulta descritto alcun sistema di abbattimento o di cattura della frazione non solubile del particolato;

• evidente, pertanto, la superficialità dell’istruttoria condotta sulla scorta di elementi generici ed imprecisi del tutto inidonei a consentire i dovuti e necessari approfondimenti e le obbligatorie verifiche prescritte a tutela della salute pubblica e della collettività;
• risultano, altresì, incomprensibilmente ritenute ai limiti di legge le emissioni che in ipotesi l’impianto dovrebbe produrre in assenza del dato fondamentale costituito dalla indicazione della particolare tipologia di combustibile da utilizzare, circostanza questa che rende del tutto priva di pregio e fondamento la valutazione sull’entità delle emissioni;
• a ciò si aggiungano, inoltre, non meno rilevanti ricadute sul piano della sostenibilità globale e locale dell’impianto provocate dalla mancata reperibilità del combustibile all’interno degli ambiti territoriali indicati nel PEARS;
• singolare,altresì, la mancanza nel novero dei pareri prodromici resi in sede di conferenza dei servizi, del parere dell’ENEL Distribuzione spa.
Le argomentazioni contenute nella relazione tecnico-ambientale denotano numerosi e diversi profili di illegittimità che inficiano insanabilmente l’autorizzazione unica rilasciata in favore della ditta Carmelo Palermo.
Quello che è successo, è inaudito! Come sia potuto accadere, chiede e conclude il dirigente politico di SEL Angelo Renda, che il rilascio di simile autorizzazione sia irrispettosa ed oltre modo lacunosa delle più elementari norme del Piano Energetico Ambientale Regionale Siciliano.-

Sinistra Ecologia Libertà
Segreteria di Ribera

Un sindaco pazzerello che sogna in grande!

dicembre 8, 2010

Nel riquadro: il 19° sindaco dell'Era Pace!

Non finisce di stupire Carmelo Pace. E’ il sindaco più pazzerello del circondario: “giudicate i miei successi dagli sforzi che ho fatto per raggiungerli senza mettere mai le mani nelle tasche dei riberesi!”.
L’ultima giunta da lui presieduta è stata quella di fine anno e da quello che si è potuto sapere sono stati messi in progettazione opere di notevole spessore. Nella seduta è stata accarezzata l’idea di “una pizza colorata in cemento su un piedistallo alto 10 metri all’interno di una rotonda”. Non si è potuto sapere se in fase di progettazione “uno scarico fognario a forma di colomba”, che tuba e amoreggia teneramente al suono di PACE!, PACE!. Poi sull’enorme muraglione dello svincolo per sciacca la squadra degli assessori comunali dovrebbe apprestarsi ad incidere con caratteri vistosi la notizia dell’ultimo millennio: “Ribera città di PACE”, perchè ” PACE ti rende felice nel cuore. PACE nasce dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno.”
Per ristrettezza di risorse forse non sarà ideata la costruzione piramidale da installare in Piazza Duomo con la scritta luminosa: “Non ci sono mai state una buona guerra e un cattivo PACE!.”
Di una cosa però ne siamo certi: il sindaco Pace ha non ha completamente svuotato le casse comunali per dare un tocco di eleganza e signorilità alla “Res Publica Crispina”.
Ha fortemente ed irresistibilmente voluto dare colore alla città e ai suoi cittadini con l’arancione. Ogni angolo del comune è stato dipinto color arancioneIl progetto Pace è ambizioso, per lui è a costo zero non per i suoi concittadini.
Non è solo operazione di immagine, ma qualcosa di più corposo che renderà felice la città!
Nel ventennio fascista ai riberesi, in un’ottica di immagine patriottica, veniva insegnato a riconoscersi in simboli come il fascio littorio, portato dagli uomini come distintivo a spilla sul bavero sinistro della giacca, e la camicia nera, indumento della divisa della Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale e più in generale indossato da coloro che apertamente desideravano mostrare la loro adesione al fascismo.
Oggi, il 19° sindaco dell’Era Pace è “padrone assoluto del palazzo”, non trova ostacoli nel suo illuminato cammino. L’intero consiglio comunale è costituito da un manipolo di suoi devoti e fedelissimi. Con esultanza ha ritenuto opportuno alleggerire le casse comunali e investire almeno 30mila euro in operazioni di immagine, coinvolgendo persino le scolaresche: tutti gli alunni delle scuole medie riberesi indosseranno tute di colore arancione per promuovere il made in Ribera a Ribera e altrove. 8744,40 euro il costo dell’operazione marketing dal sapore arancione, come si evince dalla delibera municipale n. 142 del 29 settembre 2010, firmata dalla sua ubbidiente squadra assessoriale. Non solo: “di concerto con i dirigenti scolastici – si legge nella delibera in questione, pubblicata sul sito Internet del Comune di Ribera, – si è ritenuto opportuno fornire i ragazzi delle scuole dell’obbligo di tute ginniche”. Sono stati coinvolti persino i dirigenti scolastici riberesi in questa lodevole iniziativa che dipingerà gli alunni delle medie riberesi di colore uniforme in occasione di incontri con altre scuole, manifestazioni e feste. Si preventiva l’acquisto di n. 694 tute, con i relativi costi a carico del Comune.
Oggi, dunque, il giovane maschio ideale riberese deve avere un fisico atletico. Da parte del comune verrà incoraggia l’attività sportiva e quella ginnica delle scuole, mediante l’opera propagandistica, la creazione di strutture apposite e con cospicui finanziamenti comunali. L’Era Pace esalterà la semplicità e la compostezza rispetto alla frivolezza e al disordine: pertanto l’aspetto fisico del perfetto “giovane arancione” non deve essere trasandato e il volto deve essere sbarbato. Verrà incoraggiata la sicurezza e la compostezza anche nel modo di porsi, financo in quello di camminare.
L’era Pace tenterà, certamente con successo, di abolire l’uso della stretta di mano, considerata anti-igienica,da sostituire col vigoroso saluto: “Pace e Bene!”, obbligatorio nelle circostanze ufficiali e nelle manifestazioni di massa. Siamo solo agli inizi: l’Era Pace si delinea come l’epoca delle grandi battaglie, delle grandi conquiste per accaparrarsi il consenso all’insegna della propaganda del palazzo.

CORNUTI E MAZZIATI !

settembre 9, 2010


Ma è veramente necessario per la collettività!
Nessuno sa che a Ribera, fra non molto, sorgerà un inceneritore a biomassa di oli vegetali da 9 MegaWatt! (Non solo viene costruito con i nostri soldi PAGATI nella bolletta Enel, ma ne dobbiamo piangere anche le gravi eventuali conseguenze!).
In Sicilia è il primo del suo genere ad essere collocato ed è facilmente comprensibile il perché le popolazioni siano aspramente ostili.
Quello di Enna è a “biomassa da filiera corta”, utilizza sostanze vegetali e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, prodotti entro il raggio di 70 km dall’impianto di produzione dell’energia elettrica.
AUTORIZZAZIONE INCENERITORE
Con decreto n. 106 del 31 Marzo 2010 del dirigente del sevizio II, Assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità…alla società Carmelo Palermo Olii srl, con sede in Ribera (AG), impianto alimentato da biomassa liquida (olio vegetale), nel comune di Ribera (AG) c.da Castellana, è stata rilasciata l’autorizzazione unica ai sensi dell’art.12 del decreto legislativo n. 387/2003, per l’istallazione di un impianto alimentato da biomassa liquida (olio vegetale) di 8,794 MW da realizzare nel comune di Ribera c.da Castellana.
NORMATIVA
Art. 12. legge 387/2003
Razionalizzazione e semplificazione delle procedure autorizzative.

1. Le opere per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli stessi impianti, autorizzate ai sensi del comma 3, sono di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti.
2. Restano ferme le procedure di competenza del Mistero dell’interno vigenti per le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi.
3. La costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, gli interventi di modifica, potenziamento, rifacimento totale o parziale e riattivazione, come definiti dalla normativa vigente, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli impianti stessi, sono soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata dalla regione o altro soggetto istituzionale delegato dalla regione, nel rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell’ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico. A tal fine la Conferenza dei servizi e’ convocata dalla regione entro trenta giorni dal ricevimento della domanda di autorizzazione. Resta fermo il pagamento del diritto annuale di cui all’articolo 63, commi 3 e 4, del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni.
4. L’autorizzazione di cui al comma 3 e’ rilasciata a seguito di un procedimento unico, al quale partecipano tutte le Amministrazioni interessate, svolto nel rispetto dei principi di semplificazione e con le modalità stabilite dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni e integrazioni. Il rilascio dell’autorizzazione costituisce titolo a costruire ed esercire l’impianto in conformità al progetto approvato e deve contenere, in ogni caso, l’obbligo alla rimessa in pristino dello stato dei luoghi a carico del soggetto esercente a seguito della dismissione dell’impianto. Il termine massimo per la conclusione del procedimento di cui al presente comma non può comunque essere superiore a centottanta giorni.
5. All’installazione degli impianti di fonte rinnovabile di cui all’articolo 2, comma 2, lettere b) e c) per i quali non e’ previsto il rilascio di alcuna autorizzazione, non si applicano le procedure di cui ai commi 3 e 4. – 6. L’autorizzazione non può essere subordinata ne’ prevedere misure di compensazione a favore delle regioni e delle province.
7. Gli impianti di produzione di energia elettrica, di cui all’articolo 2, comma 1, lettere b) e c), possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici. Nell’ubicazione si dovrà tenere conto delle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale di cui alla legge 5 marzo 2001, n. 57, articoli 7 e 8, nonche’ del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, articolo 14. –
8. Gli impianti di produzione di energia elettrica di potenza complessiva non superiore a 3 MW termici, sempre che ubicati all’interno di impianti di smaltimento rifiuti, alimentati da gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas, nel rispetto delle norme tecniche e prescrizioni specifiche adottate ai sensi dei commi 1, 2 e 3 dell’articolo 31 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, sono, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, attività ad inquinamento atmosferico poco significativo ed il loro esercizio non richiede autorizzazione. E’ conseguentemente aggiornato l’elenco delle attività ad inquinamento atmosferico poco significativo di cui all’allegato I al decreto del Presidente della Repubblica 25 luglio 1991.
9. Le disposizioni di cui ai precedenti commi si applicano anche in assenza della ripartizione di cui all’articolo 10, commi 1 e 2, nonche’ di quanto disposto al comma 10. – 10. In Conferenza unificata, su proposta del Ministro delle attività produttive, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del Ministro per i beni e le attività culturali, si approvano le linee guida per lo svolgimento del procedimento di cui al comma 3. Tali linee guida sono volte, in particolare, ad assicurare un corretto inserimento degli impianti, con specifico riguardo agli impianti eolici, nel paesaggio. In attuazione di tali linee guida, le regioni possono procedere alla indicazione di aree e siti non idonei alla installazione di specifiche tipologie di impianti.
IMPATTO AMBIENTALE
Quando si parla di inceneritori a biomassa di oli vegetali è doveroso riportare il significato di biomassa: “categoria nella quale si annovera una grande quantità di materiali aventi una comune matrice organica naturale”. Da sempre l’uomo ha utilizzato le biomasse, basti pensare al legname bruciato per scaldarsi e preparare cibi. Tali attività comportano un impatto per l’ambiente relativamente modesto se rapportato alle modeste quantità di legname utilizzato, ovviamente gli inceneritori a biomasse richiedono enormi quantità di materiali da incenerire a scapito dei fragili equilibri eco ambientali.
In ogni combustione vi è una produzione di particolato ( ovvero l’inquinante che oggi è considerato di maggiore impatto nelle aree urbane, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell’atmosfera, con un diametro che va da pochi nanometri fino ai 500 micron ).
Per sopperire alla scarsa resa energetica di tali materiali (appena il 30-40%) gli inceneritori a biomassa di oli vegetali necessitano di enormi quantità di materiali da incenerire, se si considera l’energia consumata nella gestione della centrale e i costi iniziali, il rendimento energetico, di tali impianti, si abbassa al 10% ( vedi: Prof. Gianni Tamino), quindi é del tutto pretestuoso pensare che bruciare biomasse di oli vegetali per produrre energia non implichi una serie di danni per l’ambiente e per l’uomo. I bilanci energetici ed economici di impianti di questo tipo sono in pesante passivo, e mantengono benefici economici per chi ne detiene la proprietà, solo per l’assurda legge incentivata dai CIP 6 o dai certificati verdi. Tali tipi di impianti, prevedono oltre all’incenerimento delle cosiddette “biomasse” la produzione di energia elettrica cedibile alla rete .
I MegaWatt elettrici che saranno ceduti alla rete nazionale di fornitura elettrica saranno pagati beneficiando anche di una percentuale di denaro prelevata dalla bolletta , infatti la componente tariffaria A3 nella bolletta dell’Enel che noi tutti paghiamo, copre i costi per il finanziamento degli incentivi alle fonti rinnovabili ( come si è detto gli inceneritori, purtroppo, rientrano in questa categoria come quello in costruzione a Ribera).
In modo gradevole viene chiamato termovalorizzatore a biomassa di oli vegetali e come ogni altro inceneritore, più brucia e più denaro fa guadagnare ai suoi proprietari, quindi è impensabile che possa funzionare solo in alcuni periodi dell’anno. Per il suo funzionamento 24 ore su 24, sono necessari numerosi Tir di biomassa al giorno e questo è il motivo per cui dopo una fase iniziale, il 90% dei termovalorizzatori a biomasse viene “opportunamente” e “legalmente” ( previo autorizzazioni ) riconvertito in un classico inceneritore che brucia di tutto.
Gli inceneritori di rifiuti o di Biomasse hanno una sola esigenza: se vogliono produrre energia devono mantenere una temperatura altissima, anzi per produrre meno diossina (ma più nano-particelle ) arrivano a 1200 gradi. Pensare di mantenere 24 ore al giorno questa temperatura con oli vegetali o scarti vegetali è a dir poco assurdo, per questo alla combustione vengono aggiunti altri prodotti al fine di ottenere le elevate temperature necessarie al processo, quali: acido cianidrico, calce, carbonato acido di sodio, carbonato di calcio e magnesio, carboni attivi e altre sostanze, quindi è ovvio ( c.d. : “legge della conservazione della massa”), che tali sostanze combinandosi tra loro si ritrovano in atmosfera ( c.d.: nano polveri) e nelle ceneri residue del processo, queste ultime sono altamente tossiche.
Le biomasse di oli vegetali, che dovrebbero essere utilizzate negli inceneritori a biomassa, sono composte di carbonio, idrogeno ed ossigeno, inoltre contengono cloro che combinandosi con il carbonio, soprattutto nella fase iniziale e finale della combustione ( parliamo di temperature tra i 200 e 400 gradi) inevitabilmente producono le famigerate DIOSSINE.( vedi: Caldiroli – “Gli inceneritori a biomasse di oli vegetali producono ed emettono diossine ed altri tossici”), senza trascurare la produzione di furani, idrocarburi policiclici aromatici ed una serie di sostanze che sono il frutto di molteplici combinazioni dei 3 elementi che costituiscono i vegetali.
Nella migliore delle ipotesi, il futuro inceneritore di Ribera certamente utilizzerà come biomassa olio di palma importato dalla Malesia ( per sua natura altamente inquinante ) e sovente tale prodotto subisce trattamenti chimici per migliorarne la resa.
Tantomeno va dimenticato il sottoprodotto dell’incenerimento, le ceneri pesanti e i filtri esausti, altamente tossici e la problematica del come e dove stoccarli.Ricordiamo, che le emissioni prodotte dagli inceneritori come: le nanopolveri di metalli pesanti, il gruppo degli idrocarburi, la formaldeide, il particolato respirabile (inferiore a 2μ), il monossido di carbonio, gli ossidi di azoto , l’anidride solforosa, sono i composti che destano le preoccupazioni maggiori di ordine sanitario.
INCENERITORE A BIOMASSA DI OLI VEGETALI
Da tutto quanto su esposto, risulta chiaro che l’inceneritore a biomassa di oli vegetali che sarà installato a Ribera equivale a tutti gli effetti ad un comune inceneritore. Vediamone alcuni aspetti di questo “regalo che ci è caduto dal cielo”, che da taluni è definito un “pericoloso mostro!” per conoscerlo meglio, salvo errori od omissioni, naturalmente, di cui sono gradite segnalazioni per doverose rettifiche.
1)La potenza della centrale è di media grandezza: dovrebbe produrre 9 MegaWatt di energia elettrica. Alimentata, crediamo, da oli vegetali importati soprattutto da fuori la Sicilia via terra o mare. Nella migliore delle ipotesi utilizzerà come biomassa olio di palma importato dalla Malesia ( per sua natura altamente inquinante, ma dal costo contenuto ) e sovente tale prodotto subisce trattamenti chimici per migliorarne la resa.
2) Un MegaWatt significa milliwatt. esempio (1 watt = 0,001 MegaWatt).
3) La potenza in MW è espressione della massima produzione di energia. Ovviamente è continua se alimentata tutto l’anno . La Centrale restando in funzione ininterrottamente giorno e notte tutto l’anno, dovrebbe prevedere un utilizzo di 160.000 metri cubi d’acqua all’anno per il necessario raffreddamento al funzionamento dell’impianto.
4) Un inceneritore di 9 MW alimentati a oli vegetali bruceranno in un anno circa 20.000 tonellate di oli vegetali.
5) Non trascurabile sarà la movimentazione veicolare di Tir la cui la portata per il loro trasporto può essere da 10t o 25t.
6) Gli inceneritori, con le loro alte temperature nei forni (oltre 700 gradi), contribuiscono grandemente all’immissione nell’ambiente di polveri finissime, le nanoparticelle o PM 2,5, che costituiscono un rischio sanitario ben più grave delle note polveri PM10. Tali impianti di combustione immettono nell’atmosfera milioni di metri cubi al giorno di fumi inquinanti, disperdendo una miriade di nanoparticelle che sfuggono ai filtri dell’inceneritore ed anche agli attuali sistemi di monitoraggio.
7) L’unico fattore certo, per avventurarsi in questo tipo di investimento, è che è riservato esclusivamente a chi ha una grande disponibilità economica o grosse garanzie bancarie.
8) Un contratto che fissi l’olio almeno per 5 anni dietro garanzia di lettere di credito revolving.
COSTI E RICAVI
Avventurarsi tra costi e ricavi è come muoversi su un terreno oltremodo paludoso. Ma un tentativo lo vogliamo fare anche perché chi si avventura in questa attività non è certamente uno sciocco, ma è certo di trarne lauti guadagni. Prescindendo dal costo per la realizzazione, dato che ogni ditta ha motori diversi e prezzi diversi, ciò su cui tutti dovremmo essere d’accordo dovrebbe essere il rapporto costi/ricavi, in quanto derivante da dati indiscutibili: il consumo dell’olio e la vendita dell’energia.
I dati che abbiamo raccolti in rete che seguono sono recenti, infatti fanno riferimento a prezzi Febbraio 2010.
Calcolo riferito ad un inceneritore da 1 MW che produrrà indicativamente 1000 Kw elettrici e 1000 Kw termici (tralasciando la trigenerazione).
La legge ha decretato che per ogni Kwh prodotti spettano 0,28 centesimi di €, che su 8.000 ore (il calcolo generalmente si fa su 11 mesi, considerando un mese di fermata per manutenzione etc.) per 1000 KW fanno 2.240.000 €.
Al momento non vengono pagati per via di problematiche inerenti il criterio di tracciabilità europea dell’olio, ma non vi è ragione per ritenere che entro qualche mese non si sarà applicata in pieno la nuova tariffa. Diversamente dovrebbe uscire un nuovo decreto che modifichi novella del 2009.
La legge stabilisce inoltre che qualora venga riutilizzata energia proveniente da un altro ciclo, il produttore ha diritto a dei certificati bianchi ogni tot. di KW termici venduti. Quindi, la ESCO che gestisce un cogeneratore potrà beneficiare di questi certificati bianchi per ogni Kwt che rivenderà. Doppio guadagno. Un prezzo indicativo per i Kw termici da offrire all’utilizzatore (0,04? 0,07?).
Questi dati sono fondamentali, perché se si riesce ad installare la macchina dove c’è una grossa necessità di energia termica, i ricavi derivanti dalla vendita, associati ai certificati bianchi, fanno “schizzare” il profitto annuo in modo incredibile.
Per comodità, diciamo che almeno 200.000 €, tra vendita e certificati bianchi, crediamo si possano fare vendendo 8 milioni di Kw termici in un anno. Riteniamo comunque di tenerci molto bassi con questa cifra. Ma consideriamo l’ipotesi in cui non ci sia tutta questa necessità di termico e in gran parte venga buttato.

Ricavo totale riferito ad 1 MW (la centrale biomassa di Ribera sarà di 9 MW) : 2.240.000 + 200.000= 2.440.000 €

Quanto costa questo gioco?

In linea di massima abbiamo sentito ipotizzare un costo dell’olio, compreso trasporto alla bocca del motore, fissato e indicizzato per 5 anni dietro garanzia di un credito rotativo, di 700/750 € la tonnellata (parliamo di quello di colza con tracciabilità europea).
Un motore consuma in media 0,23 Kg al KW, ma arrotondando a 0,25, possiamo dire che ci vogliono circa 1.400.000/1.500.000 € per far girare il motore per 8000 ore.
A ciò si aggiunge la manutenzione, circa 20/25 euro ogni MW prodotto, per un totale di 200.000 €. .
Costi amministrativi, assicurativi e gestionali, diciamo 100.000 €Costi totali: 1.800.000 € circa

Profitto annuo 1 MW : 2.440.000 – 1.800.000= 640.000 €
Profitto annuo 9 MW : 640.000×9= 5.760.000 €

Diciamo che se si trova la location e le opere civili sono a carico dell’utilizzatore, un buon cogeneratore si può installare ad un prezzo di 1000 € al Kw (iva compresa).
Quindi per 1 MW circa 1 milione di €.
Si devono anticipare poi i primi mesi per la fornitura dell’olio, salvo accordi diversi con il fornitore, in quanto ovviamente il GSE non paga subito ma dopo circa 3 mesi. Occorre infine predisporre l’allaccio in Media Tensione (altro dato discusso… abbiamo sentito parlare di 90 euro per ogni KW e per ogni Km… ma dipende anche dal tipo di cabina che è presente nelle vicinanze).
Infine, il credito rotativo. Per 5 anni il costo dell’olio si aggira intorno ai 7 milioni di €. Le lettere hanno un costo tra l’1 e il 3% del valore totale, e richiedono almeno un altro 5-10% di fideiussione a garanzia della eventuale sperequazione… Anche questo però è un dato che occorre verificare in banca.

MORALE DELLA FAVOLA
Con un investimento di 1.000.000/1.200.000 €, in 5 anni mi ritrovo con il 250%-300% dell’investimento, ad un rischio praticamente bassissimo se si sottoscrivono polizze assicurative “All Risks” che ti tutelano anche in caso di mancato approvvigionamento, incendio, mancata produzione, ecc.

DIVINA TRISTEZZA VENUTA DAL CIELO!

settembre 3, 2010

Nostra Madre, Regina dell'Agricoltura.

La gente in ogni occasione non fa altro che parlare dell’apparizione. Sono giorni oramai che i contadini da più parti raccontano di avere intravisto la Signora col Bambino. In quasi tutte le contrade dell’agro di Ribera, nelle terre toccate dai fiumi Verdura, Magazzolo e Platani, i coltivatori agricoli, donne e uomini dediti al lavoro dei campi, delle campagne, l’hanno vista in modo fuggevole, ma hanno ancora impressa davanti agli occhi una immagine folgorante di Donna con Bambino. Con una espressione ora severa, ora triste, ora malinconica, ora avvolta in una toccante e straziante mestizia. Se ne sta in silenzio sommessamente seduta sotto un secolare albero di noce con accanto cesti ricolmi di frutta matura e succosa di tutte le stagioni.
Gli strani fenomeni, da quanto si può capire, si sono intensificati subito dopo che il Sindaco di Ribera Carmelo Pace a Seccagrande, il giorno di Ferragosto, ha recitato l’atto di affidamento, della città di Ribera alla protezione della Madonna. Senza alcuna plausibile e reale motivazione, in modo esagerato, arbitrario e unilaterale come se Ribera fosse stata colpita da inaudita carestia, terremoti o lutti. Da eccezionale disgrazia, da una delle più gravi tragedie del secolo! Il cielo di Ribera non è fortunatamente nero, luttuoso o doloroso, anzi emana forti chiarori di speranza per chi ha la schiena riversa sulla fatica laboriosa della campagna. C’è un tale contadino che ne sa di più, molto di più degli altri. Vive quasi tutta la giornata nei campi, fervente e sano cultore della Madonna. Non c’era a Seccagrande per i festeggiamenti della Madonna perchè Lei gli aveva confidato che sarebbe stata “assente”. Perché non ama essere venerata mediante cerimonia vacanziera, balneare ed elitaria di persone con le chiappe arroventate dal sole ferragostano. Non apprezza essere stata esaltata con sentimento di grande reverenza, rispetto e stima dal grosso politico già governatore della Sicilia, condannato poi per affari inquietanti di mafia o dal piccolo e modesto politico di paese definito da molti il sindaco dell’imbroglio, dell’inganno!
Con fatica sono riuscito a farmi confidare ciò che ha visto. Ho promesso che manterrò il più assoluto riserbo e anonimato.
Alzando lo sguardo al cielo l’umile contadino inizia: “Io parlo sempre in modo semplice. Il mistero che ho vissuto, l’apparizione della Signora col bambino, lo confronto con i sacrifici degli operatori della campagna, della terra. Così è per me davanti a questo grande fatto, ho la grazia non tanto di aver visto la grandezza dell’accaduto, quanto di vivere una vita semplice, contadina e pienamente cristiana. La Signora è apparsa in luoghi diversi a persone buone per incoraggiarle, guidarle, illuminarle sulla sana vita del lavoro dei campi. E’ come un aiuto, un soccorso, un ausilio che lei da agli operatori dell’Agricoltura, della campagna. Ella è Corpo mistico di suo Figlio. Ella non ha detto cose nuove, ma è una madre che cerca con tutti i mezzi di richiamare i suoi figli a ritornare sulla via quotidiana della coerenza, a non ricercare miserevoli espedienti per conquistare ad ogni costo e in modo facile il potere. A non agire con animo subdolo, astutamente falso e ingannevole che ci allontana in modo irreparabile dal sublime sentimento dell’amore, della pace e del perdono . E’ necessario fare solida ed energica penitenza per riparare ai loro e nostri umani errori, solo così la Signora, la Madonna dell’Agricoltura potrà aprire il suo cuore alle suppliche dell’umana gente! Affinché le prime e le piogge che verranno non facciano più danno, ma cadano a rinfrescar quelle terre a Lei tanto care e portino messi e frutti abbondanti, rigogliosi e floridi!”.-

Il Mistero oggi è Verità, Conoscenza, Solidarietà! Ecco perché se vuoi che ritorni il sorriso alla Nostra Signora Protettrice dell’Agricoltura occorre inviare 5 (cinque) lettere in fotocopia e allegata l’immagine ai tuoi conoscenti o 5 (cinque) mediante internet.

Salvate come se fossero Vite…umane

agosto 18, 2010

Palme Nane cianotiche e morenti in Piazza duomo – salvate

Le piante in Piazza Duomo sono salve!

 Martedì 17 Agosto alle ore 17.00 ho provveduto personalmente  ad “abbeverarle tutte” con ricolmi secchi d’acqua. E’ stata una faticaccia, ma ne valeva la pena!

Mi sento fiero di averle salvato come se fossero delle vite…umane! In serata  ci sono ripassato e ho visto che si erano riprese meravigliosamente!

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“Ho sete”, esclamò, in Piazza Duomo con sofferenza inaudita trascurata per giorni dal “trionfator” del nuovo corso comunale la Palma Nana oramai cianotica, ingiallita è in fin di vita!  

“Ho sete”, grida con inaudito sgomento verso il sordo Carmelo!   In soccorso a dissetarla pervenne non potente di cielo o di terra ma Angelo con secchi ricolmi d’acqua a salvarla per un pelo!  

Felice e fortunata esulta ed inneggia in Piazza Duomo la Palma  Nana:  “Grazie,  Signor Angelo Grazie!”

Tra sogno e realtà!

luglio 28, 2010

La “giunta Pace è fortemente maschilista!”

Le donne di Ribera in rivolta, in guerra col sindaco Pace!

Il comitato “Donna chiama Donna!” delle donne di Ribera, con una lettera aperta inviata in questi giorni al Presidente della Repubblica, esprime una vibrata protesta e sdegno per la grave ed inammissibile mancanza di una donna nella “Giunta Pace”!. 

La risposta del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non si è fatta attendere anzi è arrivata repentina, immediata e puntuale tramite il rappresenta del governo a livello provinciale, il nuovo prefetto donna di Agrigento Francesca Ferrandino. Nella missiva, tra l’altro, si osserva  che: “deve essere immediatamente superata la “grave anomalia e lacuna nella giunta Pace” . Così come per il Prefetto Ferrandino, la “donna, fuori dalle pareti domestiche, sa diventare luminosa figura di riferimento a garanzia della legalità e della vita della Repubblica!”. L’’intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano presso il Comune di Ribera ha suscitato vasta eco  nel mondo politico nazionale e locale.

Fra i politici per primo il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna  alza la voce contro Pace: «Un buon amministratore, un politico attento  e persino cattolico, dovrebbe mostrare sensibilità nei confronti delle donne e garantire un’adeguata rappresentanza della componente femminile in ciascun organismo a prescindere dalle quote rosa, che a me non sono mai piaciute».

 Le altre dichiarazioni: «La verità è che la donna nasce precaria» s’increspa, per la rabbia, la voce di Franca Rame. La moglie di Dario Fo è amareggiata: «Non basta scegliere una donna in più o in meno. Il guaio è che, a differenza del resto d’Europa, non riusciamo a concepire l’importanza della presenza femminile e non solo nella politica».

Per il deputato Paola Concia, che maledice «il Paese misogino, in cui le donne per vedersi riconosciuti i propri diritti ormai sono costrette a ricorrere al tribunale»

Per l’ex ministro PD delle Pari opportunità, Barbara Pollastrini: «Alla donna riberese sia data  un po’ di giustizia anche perché il signor sindaco Carmelo Pace è fortemente in contraddizione con lo spirito stesso dello Statuto Comunale che alla pagina 2 art.1 comma 5 così recita: l’Amministrazione Comunale “Opera perché si realizzino condizioni di pari opportunità tra uomini e donne ».

Il senatore Patrizia Bugnano, coordinatrice delle donne dell’Italia dei valori, taglia corto: «A volte la politica si distrae, così come è stato disattento il sindaco Pace! ».

Il Portavoce Nazionale di Sinistra Ecologia Libertà Nichi Vendola in merito ha detto: “Una cittadella sorridente, laboriosa come Ribera cresce, non solo se la propria biblioteca si dota di corposi volumi dei discorsi parlamentari editi nelle ultime tre legislature – richiesti alla Segreteria Generale della Camera dallo zio del sindaco, on. Giuseppe Ruvolo –  Ma soprattutto se lo stesso on. Ruvolo non si limitasse esclusivamente a pavoneggiarsi per i vivi apprezzamenti ricevuti, per quanto fatto, dal nipote sindaco e richiamasse lo “sbadato e distratto nipote” a colmare e superare la grave discriminazione amministrativa nominando da subito un assessore donna nella sua giunta!”

Alla fine è il riformista Dario Franceschini a non girare attorno alle parole: «L’ultima  sentenza di Favara (AG) è giusta ed è anche un monito per la politica del comune crispino perché non ci dovrebbe essere bisogno di sentenze per avere un assessore donna nella “Giunta Pace!”».

Bossi esulta! La Padania non avrebbe perso!

giugno 24, 2010

La forte nazionale della Padania!

Bossi esulta, esulta il popolo padano da Bergamo a Varese per la sconfitta della Naziaonale Italiana di calcio, la Nazionale Padana non avrebbe perso! 

La nazionale di calcio della Padania è una delle più belle invenzioni del globo dopo il decespugliatore e il cesso portatile. Fondata nel 2002 per volere del Senatùr, lo scopo di tale invenzione è far credere ai militanti della Lega Nord che il loro partito di riferimento sta proseguendo nel cammino che porterà alla secessione.

La nazionale di calcio della Padania è infatti l’ultima baloccata. La prima maglia è di colore verde, il colore della Padania! La nazionale di calcio della Padania è una delle stronzate più grosse che abbia mai sentito, partecipa al torneo VIVA delle nazionali di calcio non riconosciute dalla FIFA assieme alle nazionali di calcio del Fantabosco e dell’Isola che non c’è.  

Nel 2008 la nazionale padana è salita sul tetto del mondo vincendo l’edizione 2008 del torneo VIVA 2008 svoltasi lo scorso anno in Lapponia. L’edizione si è tenuta sotto il patrocinio di Babbo Natale che da anni cerca la secessione dalla Finlandia per unirsi all’Alaska. Hanno partecipato all’evento le seguenti selezioni nazionali:  

Il villaggio dei puffi – Il Nebraska – Il Bazookistan – L’Andokazzostan La Polosvacchia – Il Regno dei Funghi – L’isola di Monkey Island – Il Triangolo delle Bermuda – Lo Spagnogallo – L’Isola di Pasqua – Atlantide – La Fossa delle Marianne – L’Asilo di Rignano Flaminio – La Repubblica Indipendente di Gennaro Scapece.

Nell’esaltante finale la Padania ha battuto 2-0 la Foresta di Sherwood. Dopo la vittoria il Senatùr ha dichiarato di voler portare i calciatori in gita all’estero, precisamente a Roma, il giorno in cui verrà approvata la nuova riforma federale in parlamento.

Per poter essere ammesso alla nazionale di calcio della Padania è necessario soddisfare i quattro famosi Criteri di ammissione alla nazionale di calcio della Padania, ossia: “Non devi essere nero – Non devi essere ROM – Non devi essere uno scafista – Non devi essere gay!”

Se ti droghi, sei proprietario di aziende che praticano il falso in bilancio, c’hai le corna o hai picchiato un extracomunitario, puoi entrare tranquillamente!

Un novello sindaco “spazzino!”

giugno 13, 2010

http://www.youtube.com/watch?v=Rnvju5-NGAQ&feature=player_embedded  

Finalmente un sindaco spazzino, grazie signore! Grazie!

Esordio con una iniziativa ecologista che resterà nella storia futura. L’amministrazione comunale muove i primi passi con una iniziativa eccezionale,caparbia e difficile, ma non impossibile:  la prima edizione della giornata ecologica. carmelo pace ha gia’ convocato per lunedì prossimo alle ore 16 nella sala giunta una riunione con cittadini, giovani, clero, istituzioni, professionisti, sindacati, associazioni e commercianti.

E’ stata invitata, altresì, la protezione civile, ma con rammarico e dolore bertolaso  ha comunicato  con un fax che non potrà essere presente in quanto trattenuto presso le procure perché indagato per corruzione, squillo e appalti del G8.

Le associazioni ecologiste: wwf, salviamo Ribera dai lupi, Ribera appartiene a tutti, Ribera nostra, ritengono tale iniziativa  estemporanea, folcoristica e coloristica stile “silvio lu curtu”:  scrusciu assà e cubaita nenti e ricordano che Ribera ha bisogno di qualcosa di più organico e di più efficace e duraturo.

Il sindaco è libero di sostituirsi alla Sogeir rifiuti i cui costi della raccolta immmondezza  non sono più sopportabili da parte della collettività riberese.

Invito tutti gli amici ad essere presenti alla riunione per “applaudire e lodare fragorosamente” il novello sindaco “spazzino!”

Fonte notizia: http://www.rivilisi.it

Vaticano SpA: azioni in ribasso

giugno 13, 2010

Da “Il Fatto quotidiano” di oggi 12 giugno (unico giornale indipendente da padroni e partiti), i dati che riguardano l’8 per mille alla Chiesa, relativi alle dichiarazioni fiscali del 2007, che ci confortano su una possibile evoluzione darwiniana del popolo italiano, in cui si legge che le offerte sottoscritte sono diminuite, da 16 milioni e mezzo di euro a 14,9 milioni di euro. C’è da sperare in una ulteriore diminuzione di questo consenso economico quando peserà, con tutta la sua gravità, il diffuso scandalo delle molestie sessuali e della pedofilia degli “educatori” vaticani, fenomeno che dura da decenni, e che per decenni è stato scientificamente nascosto, minimizzato, da specialisti in omertà e favoreggiamento, a tutti i livelli, fino a Ratzinger che ricopriva il ruolo di prefetto che doveva controllare la moralità dei membri della Chiesa. Sarebbe molto bello che si punisse la Curia e la posizione del Cardinale Sodano, che liquidò questo crimine come “chiacchiericcio”, parlando di peccati, quasi veniali, e non di reati contro le persone, spesso aggravati dalla minore età degli abusati.

Questa cricca di mascalzoni non deve avere alcun contributo statale. Lo Stato italiano non deve essere compare di questa organizzazione, nessun contributo deve essere dato per le scuole cattoliche, nessun contributo per la (operosissima) manutenzione degli edifici di culto. La separazione tra Stato e Chiesa deve essere totale. Quanto alla barzelletta (propagandata in TV), che l’8 per mille viene speso per opere di bene, questo è vero in percentuale minima. La maggior parte del denaro viene investito in operazioni immobiliari speculative, che fanno del Vaticano il maggior proprietario di case a Roma, si investe comprando tonnellate di oro, si lavora con soggetti come Balducci (“cameriere del Papa”), si fanno operazioni sporche con lo IOR (la banca vaticana). Ma la cosa più importante, a cui tengo di più, è che deve finire l’anomalia tutta italiana, di avere una forza organizzata come la Chiesa, con grandi mezzi economici, che altera in modo decisivo il gioco elettorale, invitando i cattolici che controlla a votare per la destra, cosa che ha fatto dalla liberazione ad oggi. Se la Chiesa non controllasse le fasce più povere ed emarginate spingendole a votare a destra, non avrebbe una lira dal potere e il suo peso “religioso” sarebbe pari a ZERO. I soldi per la sopravvivenza della Chiesa come noi la conosciamo sono tutto, Sono indispensabili per le opere e per la propaganda, senza le quali il legame con le masse finirebbe.

E’ quello il nodo da recidere. Vogliamo una Chiesa senza Curia, senza Papi né cardinali, che si occupi dei poveri e non di investimenti e di politica, e viva solo con l’obolo dei suoi seguaci. Purtroppo, nessun partito politico ha nel suo programma l’abolizione dell’8 per mille e del Concordato. Solo i radicali potrebbero fare qualcosa, ma la materia per legge non può essere sottoposta a referendum abrogativo.

 Credo che si possa puntare solo su una evoluzione in senso laico delle persone, purchè si riesca ad informarle dei veri costi sopportati dal nostro Stato. Visto che sono cifre imponenti, in tempi di crisi, dovrebbero essere tagliate a favore di cassa integrazione e salario per i disoccupati. Mi riprometto di fare una ricerca e sommare i reali esborsi per il sostentamento del Vaticano. Visto che nessuno ce lo dice ci affideremo al fai da te. Paolo De Gregorio 12.6.10

Cei, azione zero sui pedofili

giugno 13, 2010

 29 maggio 2010 Abusi. La Chiesa italiana fa la sua scelta: azione zero. Sugli stupri del clero l’assemblea dei vescovi decide che un intervento collettivo non serve. Niente “tolleranza zero” come negli Usa, niente linee guida come quelle che autorizzano in Germania a chiamare a rapporto il singolo presule disattento, niente commissione d’inchiesta come in Austria, niente numeri verdi né referenti cui possa rivolgersi la vittima. L’esempio inglese citato dal direttore dell’Osservatore Romano – una task force in ogni parrocchia–viene definito “non un’indicazione per l’Italia”. Troppo persino per una giornalista cattolica, che in conferenza stampa ha chiesto al cardinal Bagnasco: “Scusi Eminenza, ma allora uno deve chiamare il centralino della diocesi dicendo: sono una vittima, mi passi il vescovo?”. Il comunicato dell’assemblea esalta il “coraggio della verità che, anche quando è dolorosa e odiosa, non può essere taciuta e coperta”: proclamazione surreale mentre i vertici ecclesiastici negano chiarimenti all’opinione pubblica su chi sono e che fine hanno fatto i cento preti delinquenti (numero fornito dalla Cei) già coinvolti in un procedimento. È un fossato tra l’invito di papa Ratzinger all’azione per dare voce a quanti per decenni non sono stati ascoltati, portando i colpevoli in tribunale, e l’inazione della Cei come organismo collettivo. Evidentemente prevale nelle gerarchie la paura di scoperchiare il vaso delle violenze. Sostiene Bagnasco che, date le autorevoli indicazioni dei testi vaticani, “non è necessario né opportuno” prendere altri provvedimenti. Tutto è lasciato al “discernimento” dei singoli vescovi. Esattamente ciò che per secoli ha prodotto insabbiamenti e ritardi, che lo stesso Bagnasco ammette “possibili”. Riproporre questo sistema è attendismo e si paga sempre. da Il Fatto Quotidiano del 29 maggio 2010 http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2492927&yy=2010&mm=05&dd=29&title=cei_azione_zero_sui_pedofili