Il “Caso Ribera”: la chiesa del luogo ancora nell’occhio del ciclone

 

 

    

 

 

 

Dopo le vivaci polemiche sulla richiesta del pro vicario foraneo don Antonio Nuara, a nome di tutti i titolari delle parrocchie e delle rettorie di Ribera, di essere esentati dal pagamento della TARSU per le abitazioni dei preti, per le canoniche delle parrocchie, delle rettorie e degli istituti religiosi, ancora una volta nell’occhio del ciclone, sul cosiddetto “Caso Ribera”, la chiesa del centro storico dell’arciprete Pasqualino Barone,  relativo alla contesa dell’immobile di corso Umbro 1° al numero civico 59.

 

Da più parti sono convinti che la notizia apparsa in prima pagina dei giornali della rossa Bologna  facesse riferimento anche ad una Chiesa Cattolica dell’agrigentino in particolar modo quella di Ribera. Quando si ipotizzava una “Chiesa ricca”, sulla base di un discorso fatto da S.E. Rev.ma  il Sig. cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo emerito di Bologna. Infatti,  all’inaugurazione di una Mostra dei tesori della sua Cattedrale, avrebbe affermato che  la povertà della Chiesa farebbe riferimento ad “un’ideologia borghese” quindi a “fedeli, preti e Vescovi benestanti” che “vorrebbero spogliare gli altri, ma non rinuncerebbero ad un mobile di casa’’.

 

Nei bar, nei circoli, negli uffici pubblici e nell’opinione cittadina riberese, una popolazione smarrita e disorientata valuta sbigottita questa forte affermazione dell’alto prelato bolognese. Il “popolo devoto e credente” è spaccato in due nella valutazione e nella ricerca dei riferimenti locali e a chi facessero riferimento le sferzate e le critiche pungenti  di S.E. Rev.ma  il Sig. cardinale Giacomo Biffi. I più sono propensi, anche se non in modo assoluto, che esse sono riferite alle trascorse e recenti polemiche avute a Ribera e che hanno coinvolto il clero nella persona dell’arciprete pro-tempore Pasqualino Barone  e relative all’immobile posto nel centro storico di corso Umberto 1° al numero civico  59. Numerosi sono i cittadini che sostengono e valutano la necessità e la correttezza che l’immobile sia restituito, da subito, al legittimo titolare che è il Comune di Ribera. Infatti è venuta meno, per la partenza da diversi anni delle suore francescane, la clausola imperativa della stessa concessione di adibirlo esclusivamente a fini pedagogici, quale scuola con asilo infantile.   

 

 

Excursus storico della civica struttura.

L’edificio è composto da quattro spaziosi vani terrani e di quattro vani a primo piano con accessori e varie dipendenze e diversi vani pertinenze, presenta il portone quasi in rovina così come tutti gli infissi esterni. Ha un notevole valore architettonico e pregio ragguardevole sia  sociale che storico: è sempre stato di proprietà del Comune Crispino e negli anni adibito ora a sede del Fascio  ora a sede della Pretura e poi ancora a ricovero di sinistrati di guerra. Subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, fu occupato in modo illegittimo e abusivo dal neo partito della Democrazia Cristiana e utilizzato come sede di partito.

 

Delibera di G.C. n° 40 del 12 maggio 1945.

In data 12 maggio 1945, con deliberazione n° 40, la Giunta Municipale di Ribera composta dall’avv. Gaetano Bonifacio, presidente e dai componenti Gaspare Ciancimino e Domenico Pintauro della D.C. e Ignazio Mascarella e Ciro Cannata del Partito Comunista Italiano, decise a maggioranza di voti, con tre favorevoli e due contrari (Mascarella e Cannata) di assegnare e concedere gratuitamente i locali comunali (senza alcun onere locativo n.d.s.) del corso Umberto 1° n. 59 al Parroco pro-tempore Pietro Castellini, con la clausola di adibirli solo ed esclusivamente a Scuole con Asilo Infantile per l’Istituto del S.S. Redentore di Ribera, molto più accessibile ai bambini dell’attuale asilo Sant’Anna, sito all’estremità Ovest dell’abitato, definito troppo eccentrico per la sua ubicazione, il quale verrebbe a sua volta adibito ad ospizio di beneficenza per il ricovero dei poveri vecchi. Inoltre la motivazione della “concessione gratuita” era caratterizzata da: “Lo scopo prefisso è altamente morale ed è un’opera di beneficenza che viene incontro alla necessità del popolo, ed ai bisogni di tutta l’infanzia e della gioventù del paese”.

 

Delibera di G.C. n° 62 del 12 maggio1952.-  

La richiesta dell’arciprete pro-tempore Vincenzo Birritteri, trasmessa  7 (sette) anni dopo al Commissario Prefettizio che reggeva il Comune di Ribera,  riconosceva  il Comune stesso quale proprietario e titolare unico dell’immobile. Egli chiedeva  in modo che non ci potessero essere  equivoci, che la concessione per l’utilizzo dell’immobile, anziché espressa in favore dell’arciprete pro-tempore di Ribera (arciprete Pietro Castellini), venisse invece perfezionata in favore della Chiesa Parrocchiale di Maria S.S. del Rosario e di San Nicola di Bari, rappresentata dall’arciprete pro-tempore ed in atto, dal Sacerdote Vincenzo Birritteri , arciprete della predetta parrocchia , ferma restando la finalità della concessione stessa, quale scuola con asilo infantile, per l’istituto del S.S. Redentore di Ribera. A ciò si provvedeva, appunto,  con deliberazione n. 62 del 12 maggio 1952.  

 

 

Venuta meno la “clausola” prevista nella concessione.-

E’ noto ormai da tempo che l’Ordine delle Suore Francescane “per mancanza di vocazione” è stato costretto a lasciare Ribera, dopo avere svolto, fino ad alcuni anni fa, la loro attività religiosa, sociale e pedagogico-educativa. Di conseguenza è venuta meno la clausola per cui era stato concesso l’immobile. Oggi il patrimonio edilizio, in questione,  è rimasto vuoto e certamente inutilizzato per le “finalità” per cui era stato concesso a titolo gratuito nel lontano 1945 e si ritiene, dunque, che debba essere restituito alla collettività, vale a dire al Comune di Ribera.-

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“Falsum saepe vero suavius est”:
“Spesso la menzogna è più gradevole della verità”.

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