RAIDS DI SETTE SATANICHE AL CIMITERO

RAIDS DI SETTE SATANICHE AL CIMITERO.

RAIDS DI SETTE SATANICHE AL CIMITERO.

Credo che con una modesta analisi  sociologica, in una piccola realtà come Ribera, possono  essere facilmente analizzati i molteplici  fattori che  di solito spingono una persona a compiere un’azione delinquenziale contro il “bene privato” o il “patrimonio pubblico”. Sono fortemente convinto che bisogna escludere  la caratterizzazione di tali crimini nella  possibilità di scelte  individuali “professionali”, ma in una criminalità delinquenziale occasionale  “scassa, rompi e fuggi”, spesso vendicativa o, quando crea seri grattacapi alle forze dell’ordine, senza alcuna motivazione e/o minima giustificazione.

Diverso è il fenomeno delinquenziale dei raids vandalici di presunte “Sette  Sataniche” al cimitero di Ribera. Essi hanno la caratteristica dei delitti pianificati da parte di individui organizzati in presunte sette sataniche. Questi gruppi o sette sataniche, come qualcuno li chiama, agiscono con costante metodologia temporale (quasi sempre si introducono nel cimitero comunale il sabato) imbrattando lapidi marmoree ed arredi sacri, scoperchiando tombe, rimovendo le coroncine dei rosari dalle mani dei morti ed addirittura spostando alcuni cadaveri da una tomba all’altra. Se questo è il quadro sociale inquietante, valuto che debbono essere presi in seria considerazione fattori  socio-economici quali la povertà, la mancanza di lavoro, il basso livello di istruzione, la tossicodipendenza,  alcolismo e violenze in ambito familiare. La delinquenza ha quindi una serie di motivazioni diverse alle spalle, e proprio per questo motivo diversi sono gli interventi che potrebbero contribuire a prevenirla o perlomeno a limitarla. Innanzi tutto si dovrebbe far leva su una maggiore preparazione scolastica o professionale affinché sia possibile consentire un migliore accesso al mondo del lavoro, anche attraverso il raccordo fra le Istituzioni scolastiche e formative e l’imprenditoria locale. Seconda cosa andrebbero contrastate le cause che molto spesso portano i giovani ad abusare di sostanze stupefacenti come, d’altro canto, andrebbero contrastate pure le cause che portano ad una sempre più crescente povertà. Un’opera preventiva adeguata dovrebbe tener conto anche, e forse soprattutto, della diffusione di sani valori morali per cui il grado di appagamento individuale non discenda dal possesso di beni materiali, ma da un apprezzato inserimento nel contesto sociale. Se è corretta l’analisi , è irresponsabile chiudere gli occhi ad un minimo tentativo di soluzione. Impresa ardua questa per la mancanza di raccordo civile nella collettività riberese tra potere politico, religioso, sindacale, associativo no profit, culturale e delle forze dell’ordine. In mancanza di una “società civile”, a Ribera la criminalità e la delinquenza sono inarrestabili, aumentano di giorno in giorno. E’ un segnale inquietante di una Ribera  malata. C’è crisi di valori. C’è crisi della politica. C’è crisi delle classi dirigenti. Una crisi dilagante che si infila sempre più in mezzo alla gente comune, destabilizzandola. Un far west senza sceriffi dove una ignobile strafottenza calpesta lo stato di diritto e di legalità. Ecco come appare Ribera a chi legge le cronache che raccontano di una città impazzita, inerme, sconfitta. Attraversata da una violenza che, fra non molto,  non risparmierà niente e nessuno. Occorre, dunque,  uno sforzo “straordinario” di Ribera, di tutti i riberesi. Duro sforzo vuol dire reagire tutti alle manifestazioni di delinquenza e di immoralità per ricreare, contro forme di intolleranza, di egoismo e di individualismo esasperato, il senso della solidarietà tra gli uomini. Senza uno sforzo e una tensione straordinari, Ribera rischia di arretrare a precipizio e sprofondare, ancora di più,  negli abissi della più nera delinquenza. Ormai quasi tutti i cittadini chiedono a gran voce più controlli del territorio da parte delle forze dell’ordine, aumento della lotta alla droga, “bonifica” dei quartieri  a rischio di devianza minorile e da “sbandati”  ed in altre zone della città dove si sono create le condizioni di aree off-limits. Perché non realizzare un  controllo e presidio del territorio, anche attraverso gruppi di volontari per la sicurezza ( può essere una delle strade giuste per una inversione di tendenza su questo tema). Altrove è stato sperimentato con successo l’utilizzo di volontari in numerosi settori dell’attività pubblica, come ad esempio la protezione civile , i vigili del fuoco volontari o volontari dell’associazionismo solidale. Non vediamo perché, per affrontare l’emergenza sicurezza, non si possa far ricorso all’ausilio di persone che mettono a disposizione parte del loro tempo per consentire alle forze dell’ordine un controllo più capillare del territorio. Presidiare e monitorare da operatori del sociale, poliziotti o carabinieri in congedo aree a rischio come quartieri-ghetto, parchi, scuole, giardini, cimitero può essere uno strumento di sicurezza partecipata efficace contro la crescita-sviluppo della delinquenza e allo stesso tempo può essere un vero e proprio deterrente.

 

 

 

 

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