Archive for gennaio 2009

La bufala Genchi!

gennaio 25, 2009

psiconanoridens-images2psiconanoridens-images4psiconanoridens-images3

L’allarme intercettazioni rilanciato da Berlusconi è una bufala. Anzi una “furbata” bella e buona per confondere le idee all’opinione pubblica. Egli sta giocando d’anticipo per smorzare l’indignazione che potrebbe causare l’imminente legge che si accinge a varare sulla limitazione dell’uso delle intercettazioni da parte dei magistrati.

Non è vero, infatti, quanto da lui affermato, secondo cui “un signore ha messo sotto controllo 350.000 persone”, (riferendosi al consulente della Procura Gioacchino Genchi), né è vero che ci siano mai state intercettazioni telefoniche o acquisizioni di tabulati telefonici avvenuti abusivamente o in modo non consentito dalla legge o nei riguardi di persone che, per il loro ruolo di parlamentari o agenti segreti, non potevano essere intercettati.

Ora, che Berlusconi ed i suoi sodali dicano delle falsità è risaputo. Ma è mortificante assistere alla mistificazione che taluni attempati politici dell’opposizione, la stampa e la televisione ufficiale stanno facendo sulla vicenda: con il loro modo di raccontare i fatti stanno facendo credere che ci sia stata una persona (Gioacchino Genchi) che, in modo indebito ed illecito, abbia “raccolto informazioni” su un sacco di personalità pubbliche e che abbia fatto ciò in combutta con un magistrato megalomane (Luigi De Magistris) per destabilizzare lo Stato e per creare confusione sociale.

Le cose non stanno così. Nessuna intercettazione telefonica è stata disposta da De Magistris nei confronti di persone che non potevano essere intercettate e – fino a prova contraria – nessuna acquisizione indebita di tabulati telefonici è stata acquisita da Genchi, senza il consenso e l’autorizzazione della magistratura. E’ successo semplicemente che – in occasione delle inchieste “Why Not” e “Poseidone” – il PM De Magistris ha chiesto ed ottenuto dal giudice per le indagini preliminari di mettere sotto controllo i telefoni di diverse persone, come ad esempio quell’Antonio Saladino che, in ragione delle proprie attività, aveva a sua volta una miriade di contatti telefonici con molti esponenti delle istituzioni, dell’economia e della politica. Un magistrato, quando mette sotto intercettazione personaggi del genere, non può sapere in anticipo con chi queste persone poi si relazioneranno per telefono. Certo se, nel corso delle telefonate intercettate, si accerta che un interlocutore è un parlamentare, la legge prevede che questa telefonata non possa essere utilizzata senza autorizzazione della Camera di appartenenza, ma questo non vuol dire che l’iniziale intercettazione non potesse essere disposta (io peraltro personalmente penso che i parlamentari non debbano neanche più godere di tale privilegio rispetto ai cittadini comuni).

Parimenti è molto importante per un Pubblico Ministero, che sta indagando su una persona nei cui confronti ipotizza che abbia commesso dei reati, conoscere chi sono le altre persone con cui il sospettato abbia rapporti e contatti (immaginate un pericoloso rapinatore nei confronti del quale si deve capire come abbia fatto ad occultare la refurtiva e chi l’abbia aiutato a sfuggire alla cattura). Non v’è dubbio che in questi casi un aiuto fondamentale alle indagini possa darla l’individuazione di tutti i titolari dei numeri telefonici che egli ha contattato o che gli hanno telefonato. Ciò è possibile, appunto, con l’acquisizione dei tabulati telefonici presso i gestori delle linee telefoniche. E’ questo esattamente – e solamente – ciò che è stato fatto da De Magistris nelle inchieste che ha sviluppato a Catanzaro prima di essere rimosso dall’incarico e trasferito. Egli lo ha potuto fare perchè glielo consentiva la legge ed era stato autorizzato dal giudice per le indagini preliminari.

Il consulente del PM Genchi ha fatto ancora meno: ha semplicemente archiviato informaticamente tutti i dati dei flussi telefonici legittimamente acquisiti, mediante l’utilizzo di un semplice programma in Excel (o in Access, non fa differenza). La differenza dunque fra ciò che si fa normalmente in tutte le Procure e quella che è stato fatto nel caso di specie è di non essersi limitato ad archiviare la copia cartacea, ma i dati sono stati acquisiti e trattati informaticamente. Ma questa è un’innovazione tecnologica apprezzabile giacché consente di raffrontare, catalogare e mettere insieme dati in maniera più veloce, più corretta e con meno errori. Insomma consente di scoprire meglio e prima i contatti e i rapporti fra un indagato e coloro con cui ha a che fare e quindi contrastare con più efficacia la criminalità (comune o politica che sia). Pensate, intorno a Genchi si sta alzando un polverone senza fine, ma nessuno riflette che, semmai, sono i gestori telefonici che – senza alcun controllo – possiedono i tabulati di tutti noi e possono farci quello che vogliono (caso Telecom docet!).

Si dirà: ma nell’elenco ci sono finite anche persone nei confronti delle quali non potevano essere effettuate indagini perché parlamentari o perché appartenenti a specifici organismi di sicurezza come i Servizi Segreti. Ma, ripeto, come potevano saperlo prima De Magistris e Genchi? I tabulati acquisiti non erano intestati a costoro direttamente ma a soggetti terzi (per lo più enti e società) per cui solo dopo la loro acquisizione poteva essere possibile comprendere chi fossero i reali utilizzatori.
Si dirà ancora: ma quando è stata accertata tale circostanza perché non si è proceduto alla distruzione dei tabulati? Semplicemente perché siamo ancora alla fase delle indagini preliminari per cui nessuno ancora può dire che quelle telefonate o quelle “tracce di telefonate” sui tabulati telefonici non siano utili per il proseguimento delle indagini o per l’accertamento delle responsabilità.

La questione, quindi, sta solo nella necessità di mantenere il più stretto riserbo istruttorio fino a quando le indagini non siano concluse. L’esatto contrario di ciò che è stato fatto. Fino a quando le risultanze istruttorie erano rimaste nello stretto riserbo dell’attività del magistrato non né successo nulla. Ora che, invece, i tabulati sono stati acquisiti con una discutibile decisione dal Copasir (che è una Commissione parlamentare e come tale un organismo che non sa tenere un cecio in bocca), assisteremo nei prossimi giorni ad uno stillicidio allarmante di fughe di notizie che serviranno, queste sì, a mettere in difficoltà (se non a ricattare) questa o quella personalità non gradita all’uno o all’altro schieramento politico.

Ed ecco allora la domanda di fondo: perché è stato montato tutto questo finto scandalo? La risposta è lapalissiana: perché si è voluto iniettare nell’opinione pubblica il dubbio che le intercettazioni siano un’arma pericolosa in mano ai magistrati e, quindi, indurli a non fare resistenza quando, fra qualche giorno, sarà presentato in Parlamento il disegno di legge che le limita grandemente.

Di chi è la colpa di questa montatura? Certamente di Silvio Berlusconi, che ha pure detto cose false per giustificare tale sua determinazione. Ma anche di molti altri, a destra come a sinistra, ma soprattutto tra gli “incappucciati” poteri forti presenti nella Pubblica Amministrazione, tutti interessati a non farsi scoprire.

Insomma il Potere non vuole controlli di legalità e, siccome ci sono magistrati che si intestardiscono a considerare tutti uguali di fronte alla legge, si accinge a risolvere il problema a monte: togliendo loro la possibilità di svolgere le indagini e demonizzandoli.     

Annunci

Io so!

gennaio 21, 2009

beppe-grillo-te-images5beppe-grillo-images2 

 

Beppe Grillo è un fiume in piena!

 

 

 

 

 

 

Io so.
Io so che la criminalità organizzata e la massoneria comandano in Calabria e anche a Roma.
Io so che Luigi De Magistris è stato rimosso dai suoi incarichi a Catanzaro ed espropriato delle sue inchieste per impedire che scoppiasse una nuova Tangentopoli.
Io so che nove miliardi di euro di fondi europei, di cui i cittadini non hanno alcun controllo, finanziano ogni anni le mafie, i partiti e sono all’origine del voto di scambio nel Sud.
Io so che i padri di questa Repubblica, la seconda Repubblica, sono i mandanti morali dell’omicidio di Paolo Borsellino.
Io so che in Parlamento siedono mafiosi, amici di mafiosi, servitori di mafiosi, protettori di mafiosi e lo sanno molte Procure d’Italia, molti giornalisti e anche molti italiani, ma non abbastanza.
Io so che la Procura di Salerno deve essere lasciata libera di indagare la Procura di Catanzaro.
Io so che il tribunale per il Riesame ha dichiarato corretto il comportamento tenuto dalla procura di Salerno e dal suo Procuratore Apicella.
Io so che non esiste alcuna guerra tra Procure, ma una Procura indagata, quella di Catanzaro, e una che ha indagato nel rispetto della legge e dei regolamenti, quella di Salerno.
Io so tutto questo, ma non ho le prove. Solo una montagna, una colossale montagna di indizi.
Io so che Alfano ha il compito di proteggere Berlusconi dalla Giustizia e non la Giustizia da Berlusconi.
Io so che quattro cariche dello Stato sono al di sopra della legge, come neppure i re e i principi del Medio Evo, per non essere soggette alla legge, per non farsi processare, per non finire in galera.
Io so che le cariche dello Stato al di sopra della legge e, quindi, fuorilegge si chiamano, in ordine alfabetico: Berlusconi, Fini, Napolitano e Schifani.
Io so che un giornalista del Corriere della Sera, Vulpio, è stato rimosso dal suo incarico dal direttore Mieli per aver riportato nei suoi articoli i nomi eccellenti delle persone coinvolte dalle indagini in corso a Catanzaro da parte della Procura di Salerno, e tra questi Nicola Mancino, vice presidente del CSM.
Io so che Paolo Borsellino incontrò a Roma Mancino, appena prima della sua morte, e uscì sconvolto dal colloquio.
Io so che Apicella non deve essere rimosso da Alfano, il maggiordomo di Ghedini, l’avvocato di Berlusconi che lo difende mentre percepisce i soldi da deputato della Repubblica.
Io so, e lo sanno in tanti, che la Seconda Repubblica è nata per salvare dalla galera, e forse dalla morte, molti politici contigui alla criminalità organizzata.
Io so che la Seconda Repubblica è nata sulle stragi del ’93 e su accordi occulti.
Io so che Luigi De Magistris va difeso, che Clementina Forleo va difesa, che Luigi Apicella va difeso.
Io so che Napolitano sa, nel suo ruolo di presidente del CSM, ma preferisce voltarsi, ogni volta, dall’altra parte. Dalla parte dei partiti e della tenuta del Sistema.
Io so che ci sono 18 condannati in via definitiva in Parlamento, e un centinaio tra inquisiti e condannati in primo o secondo grado.
Io so che le ultime elezioni sono state illegali e che i parlamentari sono stati scelti dai capi dei partiti a tavolino e che non rispondono agli elettori, ma agli interessi di partito o delle persone che controllano il partito.
Io so che Luigi Apicella non può essere lasciato solo, che non può essere sospeso da nessun politico.
Io so che Luigi De Magistris deve continuare le sue inchieste “Why Not”, “Poseidone” e “Toghe Lucane”.
Io so che Clementina Forleo deve rientrare in possesso dell’inchiesta sull’Unipol ed essere libera di poter interrogare chiunque, anche Massimo D’Alema.
Io so che se la magistratura sarà soggetta al potere politico, se perderà la sua indipendenza, quella che le rimane, per l’Italia non ci sarà nessun futuro e, forse, non ci sarà più neppure l’Italia.
Io so che, per queste ragioni, il 28 gennaio 2009 sarò a Roma alle ore 9, in piazza della Repubblica, insieme all’ Associazione dei familiari delle vittime di mafia.
Io so che, per queste ragioni, ogni cittadino italiano dovrebbe testimoniare a Roma con la sua presenza.

Ps. Aderisci su Facebook alla Manifestazione a sostegno del Procuratore di Salerno Luigi Apicella

 

Berlusconi, “mister unpercento!”

gennaio 20, 2009

minterunpercento1

Le concessioni radiotelevisive costano al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi l’uno per cento del fatturato che ne ottiene. Avete letto bene. Lo Stato italiano regala da anni alla Mediaset, attraverso RTI, il 99% degli introiti che ne ottiene. Solo l’uno per cento rimane allo Stato.

Le frequenze su cui Mediaset trasmette sono dello Stato italiano che le può dare in concessione a qualunque società ritenga. Mediaset o altre. La logica vorrebbe che la concessione porti principalmente soldi alle casse dello Stato, non ai privati. La ricchezza del signor Berlusconi, dell’imprenditore Berlusconi, deriva da una “graziosa” concessione ottenuta prima da Craxi con un una tantum annua ridicola e poi dal Governo D’Alema nel 1999, con la legge un per cento (pagina 32: legge 488, art.27 comma 9, del 23 dicembre 1999). Legge mai messa in discussione dagli altri Governi che lo hanno seguito, tra cui ovviamente i suoi.

Il signor unpercento è ricco e continua a incrementare le sue ricchezze in virtù di una legge che gli regala letteralmente le frequenze radiotelevisive. Paga l’un per cento dei ricavi. Ma quale cittadino può avere in concessione un bene dello Stato pagando solo l’un per cento dei ricavi? Nessuno, se non Berlusconi. La legge che regolamenta le concessioni radiotelevisive va cambiata immediatamente. E’ una legge parassitaria che toglie agli italiani, a tutti gli italiani, un reddito enorme, di loro competenza, per donarlo al presidente del Consiglio. Una vera rapina a norma di legge.

Il Gruppo Mediaset vive alle spalle degli italiani. Nel 2007 ha fatturato oltre 4 miliardi di euro, di cui 2.5 miliardi derivanti da pubblicità delle Reti Mediaset. Invertiamo le percentuali: allo Stato il 99%, a Mediaset l’un per cento. L’Italia dei Valori presenterà un’interrogazione parlamentare su questo vero esproprio di reddito degli italiani da parte di Silvio Berlusconi.

P.s. Risultato Operativo 2007 del Gruppo Mediaset (EBIT): 1,49 miliardi di euro.

 

CONTRADDITTORIO SI, CONTRADDITTORIO NO!

gennaio 19, 2009
   Santoro e Vespa

Santoro e Vespa

Da qualche tempo i cosiddetti liberali della destra del conflitto d’interessi non perdono occasione per chiedere la testa di questo o quel conduttore sgradito al capo supremo. Una volta chiedono la testa di Fabio Fazio perchè ha osato dare la parola al papà di Eluana Englaro, un’altra volta berciano contro Lucarelli che si è occupato della mafia e dei suoi protettori, un’altra volta urlano contro Santoro per non aver garantito il diritto al contraddittorio… Magari si dimenticano di dire che, pur invitati, hanno preferito non mettere piede nelle trasmissioni dove le domande non si concordano prima e dove le risposte bisogna saperle dare.

Quelli che chiedono la testa dei giornalisti sgraditi e invocano il diritto al contraddittorio non hanno ritenuto, invece, di far sentire la propria voce al termine della elegiaca puntata dedicata da Bruno Vespa a Giulio Andreotti. Alla trasmissione hanno partecipato, tra gli altri, il presidente Cossiga, il presidente Casini, il presidente Pisanu, e tanto per non sbagliare, anche la presidente della commissione giustizia della camera, nonché avvocato di Giulio Andreotti, Giulia Bongiorno, con loro anche Emanuele Macaluso e il giornalista del Corriere Massimo Franco.

Nel corso della puntata dedicata al “divo Giulio” non sono mancati i prevedibili attacchi ai giudici di Palermo, a Giancarlo Caselli, indicati come i responsabili di ogni male, persone indegne di portare le toghe… ci mancava solo che qualcuno invitasse i cittadini a prenderli a calci nel sedere. Per l’ennesima volta si è parlato della completa assoluzione d’Andreotti, di demolizione dell’impianto dell’accusa.

Un turista avrebbe pensato di trovarsi di fronte un santo scampato ad un complotto di un gruppo di forsennati, forse di terroristi. Ne al conduttore, ne agli altri ospiti è venuto in mente di ricordare che sia la Corte d’appello sia la Cassazione hanno scritto pagine inquietanti sul rapporto tra mafia e politica e sullo stesso Andreotti. Nessuno ha ricordato che il presidente Andreotti medesimo ha ritenuto di avvalersi della prescrizione per alcuni dei reati contestati, a nessuno è venuto in mente che in qualsiasi altro paese la descrizione dei rapporti tra politica e mafia, prima del 1980, avrebbe assunto il sapore di una pietra tombale sulla futura attività politica.
A nessuno è venuto in mente di ricordare che Giancarlo Caselli e i suoi collaboratori erano stati in prima linea contro il terrorismo e contro la criminalità. Quando molti scappavano, furono quei magistrati ad accettare la sfida e a rappresentare la parte migliore dello stato.

In ogni caso, al di là da simili considerazioni che si possono condividere o meno, resta la domanda: perchè non è stato previsto un contraddittorio? Perchè non si è pensato di dare la parola a quei giudici e al giudice Caselli? Perchè i censori dei Fazio e dei Santoro non hanno aperto bocca? Perchè il massacro della dignità di Giancarlo Caselli e di tanti altri servitori dello stato deve, invece, essere accettata in silenzio, senza la minima reazione?
A differenza di quelli che vogliono la testa dei giornalisti sgraditi, a noi non interessa in alcun modo la via disciplinare al giornalismo, nei confronti di chiunque, fosse pure il nostro acerrimo avversario.
Quello che non si può accettare, invece, è lo stravolgimento della realtà, la fucilazione mediatica degli assenti.

Dalla Rai, dal suo presidente, dal suo direttore generale, vorrei solo sapere quando, come e in quale trasmissione sarà consentito al dottor Caselli e altri magistrati di replicare alla sequela di ingiurie scagliate nei loro confronti. Se proprio non volessero dare loro il diritto di replica o di rettifica potrebbero chiedere al Tg1 delle 20 di leggere in diretta le ultime 30 righe della sentenza della corte d’appello, relative proprio al processo Andreotti.

La lettura di 30 righe, secondo i ritmi televisivi, non dovrebbe occupare uno spazio superiore ai due minuti. Dal momento che il presidente Andreotti, stando a quanto abbiamo sentito, ne sarebbe uscito pulito quasi come un giglio, non dovrebbe esserci alcuna difficoltà ad accogliere questa richiesta, consentendo così finalmente a milioni di italiani di sapere cosa abbia davvero scritto la corte d’appello a proposito degli intrecci tra mafia e politica e sulle relazioni pericolose che hanno pesantemente inquinato e condizionato la storia di questo mezzo secolo.


EUROPA 7, la televisione che non c’è!

gennaio 18, 2009

 

Francesco Di Stefano

Francesco Di Stefano

Continuano a prenderci per il culo. Rete 4 è abusiva, Europa 7 è legittima. La RAI insieme a 700 emittenti locali, ma non Mediaset, renderà disponibile una frequenza che, secondo Francesco Di Stefano, coprirà il 15% del territorio. Cioè, poco pù di niente e chissà quando. Le sanzioni europee per Rete 4 le pagheranno i cittadini italiani. La pubblicità di Rete 4 la incasserà lo psiconano. La disinformazione è l’ultima difesa di questo sistema marcio dalle fondamenta. Loro non molleranno mai(ma gli conviene?) Noi neppure.

“La televisione che non c’è ha avuto l’assegnazione di una frequenza che non c’è. Cioè, il canale 8, come dicono loro, in questo momento non c’è in Italia. Perché questo canale ci sia bisogna che la Rai e altre settecento emittenti locali si spostino, in modo da creare spazio per questo canale. Questo dovrebbe succedere entro luglio, noi abbiamo molti dubbi che succeda. Come se succederà vorrà dire che finalmente avremo un canale, per fare una rete nazionale in Vhf, quindi sulle stesse frequenze di Rai Uno. Succede che noi abbiamo un canale per fare una rete nazionale, mentre Rai Uno ne ha dieci! Lei immagini come faremo noi, a fronte di una Rai che esagerando ne ha addirittura dieci, con un solo canale pensare di fare una rete nazionale! Consideri che un canale si accende su una postazione, cioè da una sola montagna, ma non si accende sulla montagna che ci sta vicino perché interferisce. Insomma, è la solita, grande presa per i fondelli.
Bisogna che il canale si liberi in tutta Italia, e, ripeto, siccome mi sembra che non stia succedendo ho molti dubbi. Una volta liberato, un canale solo in Italia copre si e no il quindici – diciotto per cento del territorio. Perché? Perché per coprire bene tutta l’Italia di canali ce ne vogliono almeno tre. Le faccio un esempio, se lei arriva con un canale dal Veneto che irradia verso l’Emilia, un altro da Milano e un altro da Bologna dove s’incrociano, con tre canali diversi si fa servizio, con uno solo ne accende soltanto uno di questi canali, col risultato che fa un servizio soltanto su una parte di territorio e non sul resto. Per cui noi nel novantanove abbiamo vinto una Ferrari per fare la corsa con le Ferrari, per una rete che avesse avuto l’ottanta per cento di copertura di territorio italiano e il novantacinque per cento della popolazione, ci danno una bicicletta per far la corsa con le Ferrari, cioè il quindici per cento del territorio. In modo che, ammesso e non concesso che un giorno entreremo nel circuito per fare questa gara, gli altri ci passano addosso, ci schiacciano ed è finita lì.
Guardi di tutta questa storia mi sono fatto un’idea precisissima: l’idea è che in questo Paese vince, sempre e comunque, l’interesse sul diritto. Soprattutto, e solo, se l’interesse è di un potere molto forte. In questo caso del potere più forte: politico, editoriale, economico e finanziario. Le televisioni estere si sono occupate abbastanza di noi. Tutte, e anche continuamente. Chi si è occupato poco e male di noi è la Commissione Europea! Che avrebbe dovuto subito risolvere il problema. Prima con Monti, se vi ricordate con “Super Mario” Microsoft, ma con Berlusconi non l’abbiamo proprio visto questo Super Mario. Anzi! E poi con la Groetsch, la quale ha messo in mora il governo italiano dicendogli: “dovete cancellare la legge Gasparri! Non rispetta le direttive europee.” Il governo rispose: “E’ vero, avete ragione provvederemo”. Ma non si è mai provveduto. Mi riferisco alla storia per la quale pagheremo una multa. Ma la Groetsch non è andata avanti su questo binario. S’è fermata anche dopo un parere motivato che diceva al governo: “Vi do due mesi di tempo dopodiché vi deferisco alla Corte di giustizia europea”. S’è fermata da ben un anno e tre mesi. Nel frattempo c’è stata la sentenza della Corte di giustizia del 31 gennaio 2008 che ha detto: “Il periodo transitorio che ha permesso a Mediaset di continuare a detenere le frequenze di Rete 4 che le hanno permesso di trasmettere in analogico è illegittimo!”. Quindi, almeno dal ’97, periodo della legge Maccanico, Rete 4 non poteva trasmettere. Questo ha detto la Corte di giustizia europea. Attenzione! La sentenza della Corte di giustizia europea è legge. Dal giorno dopo! E’ una legge per lo Stato italiano così com’è legge per tutti gli Stati aderenti. Quindi, del fatto che i periodi transitori siano illegittimi, gli altri Stati ne hanno fatto tesoro provvedendo. L’Italia, invece, che è il Paese che ha ricevuto questa sentenza, né il ministero, né l’autorità, né i giudici (per ora) hanno ancora provveduto. Poi la stessa sentenza diceva: “Tutte le leggi – Maccanico, la sessantasei del 2001 del governo Amato, la Gasparri, il Dl Salva Rte4 di Berlusconi ecc – che hanno legiferato in modo da non dare la possibilità ad Europa 7 di avere le frequenze, sono illegittime. Devono essere disapplicate”. Lei l’ha visto fare? Quando c’è stata la sentenza della Corte europea sull’Iva delle auto al venti per cento che andava cambiata, il Consiglio dei ministri del governo Prodi, ha provveduto il giorno dopo. Lo stesso governo Prodi, qualche mese dopo, fece un Consiglio dei ministri per ottemperare a tutte le sentenze della Corte europea, tranne una: la nostra. E la Bonino, che era il ministro competente, a domanda diretta ha risposto che è una cosa non urgente. Quella sentenza è esecutiva dal 31 gennaio 2008, ad aprile questa diceva che non era urgente.
Quanto al Consiglio di Stato che doveva decidere a maggio. Invece di decidere si è rivolto alla Corte di giustizia europea dicendo: “Pensiamo che la legge Gasparri non rispetti le direttive europee in questi dieci punti – si noti che cinque punti ce li avremmo messi noi quindi loro erano convinti – però siccome non siamo pienamente convinti te lo chiediamo. La Corte europea ha risposto: Si avete ragione“- Perciò tu ti aspetti che subito dopo il Consiglio di Stato provveda! E invece non ha provveduto. Anzi, ha detto al ministero: “Siccome Di Stefano ha vinto una sentenza al Tar in cui dovevate dargli una risposta – giacché la sentenza diceva che almeno una risposta dovevano pur darmela dopo nove anni no? Visto che col ministero non ci ho mai parlato – Dai una risposta…” in applicazione al fatto che devi dargli l’ottanta per cento del territorio e il novantacinque per cento della popolazione. E “rispetta pienamente la sentenza della Corte di giustizia europea” che vuol dire spegni Rete 4 e dai le frequenze a Europa 7. Il ministero naturalmente non l’ha fatto. Il Consiglio di Stato, quindi, non ha fatto ottemperare la Corte di giustizia europea, o meglio, ha detto di ottemperare ma non l’ha fatto direttamente diciamo. Ora, visto che il ministero non ha ottemperato ci aspettiamo che sia il Consiglio di Stato a farlo no? Lo hai chiesto, gli hai dato un’altra chance, ci hanno di nuovo preso per i fondelli… Speriamo che questa volta il Consiglio di Stato dica: “ok non hai ottemperato, ti nomino un commissario e ottempero io”. La nostra unica speranza rimane quella di sempre: quella sulla giustizia. Tuttavia debbo dire che la vera giustizia l’abbiamo ottenuta dalla Corte europea, non dall’Europa politica, ma dal tribunale dell’Europa, forse il più importante che c’è al mondo. Questa sentenza non c’è modo di aggirarla! Mentre una sentenza della Corte costituzionale può essere superata da una legge del governo dello stato, soprattutto nel caso in cui c’è qualcuno come Ciampi che firma, e quindi per ricuperarla devi tornare di nuovo alla Corte costituzionale, la sentenza della Corte di giustizia europea è inattaccabile. Non ci potrà mai essere nessun giudice italiano che possa permettere a Rete 4 di trasmettere. Rimane tuttavia il fatto che Rete 4 trasmette e noi no! Perché in Italia nessuno l’ha applicata! Ripeto: né il ministero, sia Gentiloni prima che Scajola dopo, né l’autorità garante delle comunicazioni di Corrado Calabrò, devono applicarla i giudici che si trovano a dover decidere. Quindi il Consiglio di Stato deve, deve, deve applicarla! Deve applicarla la Commissione europea! L’antitrust europeo una sentenza della Corte di giustizia europea deve assolutamente applicarla. Tanto che la Groetsch ad aprile diceva: “vigileremo affinché sia pienamente applicata”. Ebbene da aprile a gennaio non è stata applicata. E allora che vigilanza è?” Francesco Di Stefano – Europa 7

 

 

Resistere, resistere, resistere!

gennaio 18, 2009

di-pietro-adp_altri

Reagire, reagire, reagire!

 

Gli attacchi alla mia persona ed all’Italia dei Valori in questi giorni sono diventati martellanti ed hanno dell’incredibile. Non si tratta di una semplice campagna giornalistica ma di una ben orchestrata azione criminale tesa a fermare in qualsiasi modo l’unico partito che finora si è posto seriamente all’opposizione di questo Governo. Azione criminale portata avanti scientificamente da persone e mass media di proprietà del Presidente del Consiglio Berlusconi.

 

Azione criminale di cui ho già reso edotto la magistratura, denunciando specifici episodi, ma che ora è necessario inquadrare nell’ambito di un’associazione a delinquere vera e propria che opera nell’ottica di un unico disegno criminoso portato avanti da più persone a più livelli, ciascuna con specifiche mansioni e ruoli (mandanti, esecutori, favoreggiatori), utilizzando soprattutto l’arma della denigrazione e della disinformazione. Arma che il mio avversario politico Silvio Berlusconi può usare a iosa giacchè è “proprietario diretto” di metà del sistema di informazione italiana (TV private e stampa) e controlla politicamente l’altra metà (TV di Stato e Organi di Vigilanza), essendo egli anche Capo del Governo e della maggioranza parlamentare.

 

Si ripropone così l’anomalia di fondo che avvolge il personaggio Berlusconi: il conflitto di interessi in cui si trova e di cui abusa per troneggiare sugli altri. Sì, lo so, ci sono i soliti sapientoni che dicono la gente è stanca di sentir parlare di conflitto di interessi e si aspetta che noi politici ci occupiamo invece di come risolvere i problemi economici del paese. Ma il problema sta proprio qui: fin quando continueremo a convivere con l’anomalia del conflitto di interesse che avvolge Berlusconi, non sapremo mai se le decisioni che egli prende sono a favore della collettività o suoi personali o di alcuni amici suoi (come per esempio, da ultimo è avvenuto per la vicenda Alitalia, ove il Governo ha messo a carico dei contribuenti italiani i debiti della Compagnia e nelle tasche dei “soliti noti” – anche sul piano giudiziario – i beni ed i profitti).

 

Di fronte a questa montagna di illegalità, in questi giorni l’attenzione dei mass media è stata invece tutta rivolta a criticare l’eccessivo dirigismo dello Statuto dell’Italia dei Valori ed a criminalizzare le mie proprietà immobiliari (come se li avessi rubati a qualcuno).

Ebbene, proprio perché non ho nulla da nascondere né secondi fini da portare avanti, ho provveduto subito a prendere provvedimenti che potessero eliminare qualsiasi dubbio sui miei comportamenti. Ieri mi sono recato dal notaio ove ho radicalmente modificato lo Statuto dell’Italia dei Valori, affidando non più alla mia persona le decisioni sull’utilizzo delle risorse finanziarie del partito ma ad un organo collegiale di 7 persone (l’Ufficio di Presidenza).

 

Giacchè c’ero ho fatto anche di piu’: ho azzerato la partecipazione ed il ruolo degli originari soci fondatori (e quindi anche di mia moglie, con cui mi devo davvero scusare per tutti i grattacapi che le ho procurato) affidando i poteri a loro finora spettanti solo ed esclusivamente agli organi del partito. Inoltre ho cancellato di sana pianta il tanto contestato art. 16 del vecchio Statuto: quello che affidava a me transitoriamente i poteri statutari: anche questi sono stati rimessi totalmente agli organi del partito. Infine mi sono anche spogliato della possibilità di cambiare Statuto e quindi mi sono messo in condizione anche di non poter piu’ tornare indietro. Chiunque voglia visionare il nuovo Statuto e confrontarlo con quello precedente può cliccare sul sito http://www.italiadeivalori.it alla voce “Statuti” (confronta i due statuti).

 

Ho fatto questo perché ora l’Italia dei Valori è diventato un partito vero e quindi è giusto che cammini con i suoi piedi. Inizialmente invece non potevo fare che come ho fatto: per avviare ogni attività – anche politica – ci deve essere per forza un primo imput di un “socio fondatore” che avvia la “macchina” e si assume la responsabilità di guidarla.

 

Approfitto dell’occasione per segnalare anche che settimana prossima mi recherò personalmente a Napoli dai Magistrati che indagano sugli scandali campani, per fornire loro la mia testimonianza di cittadino, di parlamentare e di ex Ministro delle Infrastrutture. Con l’occasione incontrerò anche le strutture dell’Italia dei Valori in Campania per verificare lo stato del partito in quella regione e prendere i conseguenti provvedimenti.

 

Insomma tocca passare dalla fase del “resistere” a quella del “reagire”. Io ci sto.

 

http://www.antoniodipietro.com/2009/01/reagire_reagire_reagire.html