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febbraio 27, 2009

Intervista a Gioacchino Genchi:

“Io svolgo l’attività di consulente tecnico per conto dell’autorità giudiziaria da oltre vent’anni, lavoro nato quasi per caso quando con l’avvento del nuovo codice di procedura penale è stata inserita questa figura, come da articoli 359 e 360 che danno al Pubblico Ministero la possibilità di avvalersi di tecnici con qualunque professionalità allorquando devono compiere delle attività importanti. Mi spiace che Martelli se lo sia dimenticato, Cossiga me lo abbia ricordato, proprio il nuovo codice di procedura penale che ha promulgato il presidente Cossiga inserisce questa figura che è una figura moderna. Che è nelle giurisdizioni più civili ed avanzate, mentre prima il Pubblico Ministero era limitato, e doveva per accertamenti particolari avvalersi solo della Polizia giudiziaria, il nuovo codice ha previsto queste figure.
Per cui per l’accertamento della verità, nel processo penale, accertamento della verità significa anche a favore dell’indagato o dell’imputato, il Pubblico Ministero non ha limiti nella scelta delle professionalità di cui si deve avvalere. Io ho fatto questa attività all’interno del Dipartimento della Pubblica sicurezza.

Abbiamo svolto importanti attività con Arnaldo La Barbera, con Giovanni Falcone poi sulle stragi. Quando si è reso necessario realizzare un contributo esterno per il Pubblico Ministero, contenuto forse scevro da influenze del potere esecutivo, mi riferisco a indagini su colletti bianchi, magistrati, su eccellenti personalità della politica, il Pubblico Ministero ha preferito evitare che organi della politica e del potere esecutivo potessero incidere in quelle che erano le scelte della pubblica amministrazione presso la quale i vari soggetti operavano.
Nel fare questo ho fatto una scelta deontologica, cioè di rinunciare alla carriera, allo stipendio, per dedicare tutto il mio lavoro al servizio della magistratura. Questa scelta, anziché essere apprezzata è stata utilizzata dai miei detrattori che fino a ieri mi hanno attaccato in parlamento, al contrario.

Il ministro Brunetta non poteva non riferire che la concessione dell’aspettativa non retribuita che io avevo chiesto era perfettamente regolare, è stata vagliati da vari organi dello Stato, dal Ministero dell’Interno, dal Ministero della Funzione pubblica e dalla presidenza del Consiglio dei Ministri di Berlusconi, la stessa che mi ha attaccato in maniera così violenta e così assurda dicendo le fandonie che hanno fatto ridere gli italiani perché tutto questo can can che si muove nei miei confronti, questo pericolo nazionale, cioè una persona che da vent’anni lavora con i giudici e i Pubblici Ministeri nei processi di mafia, di stragi, di omicidi, di mafia e politica più importanti che si sono celebrati in Italia, rappresenta un pericolo.

Forse per loro! Per tutti quelli che mi hanno attaccato perché poi la cosa simpatica (è chiaro che ora sto zitto, non posso parlare sono legato al segreto) ma mi scompiscio dalle risate perché tutti i signori giornalisti che mi hanno attaccato, da Farina a Luca Fazzo a Lionello Mancini del Sole 24 ore, al giornalista della Stampa Ruotolo, sono i soggetti protagonisti delle vicende di cui mi stavo occupando. Questo è l’assurdo!

Gli stessi politici che mi stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui mi stavo occupando. Da Rutelli a Martelli, Martelli conosciuto ai tempi di Falcone. Parliamo di persone che comunque sono entrate nell’ottica della mia attività. Martelli nei computer di Falcone quando furono manomessi, Rutelli perché è amico di Saladino usciva dalle intercettazioni di Saladino, Mastella per le evidenze che tutti sappiamo e così via, poi dirò quelli che hanno parlato alla Camera al question time, quel giornalista che gli ha fatto il comunicato, cose da ridere! Tra l’altro questi non hanno nemmeno la decenza di far apparire un’altra persona.

No, compaiono loro in prima persona! Sapendo che loro entravano a pieno titolo nell’indagine. Questo è assurdo. Io continuo a ridere perché il popolo italiano che vede questo grande intercettatore, che avrebbe intercettato tutti gli italiani, ma che cosa andavo ad intercettare agli italiani? Per farmi sentire dire che non riescono ad arrivare alla fine del mese? Per sentir dire che i figli hanno perso il posto di lavoro o che sono disoccupati? Che c’è una crisi economica? Ma perché mai dovrei andare ad intercettare gli italiani? Ma quali sono questi italiani che hanno paura di Gioacchino Genchi?

Quelli che hanno paura di Gioacchino Genchi sono quelli che hanno la coscienza sporca, e quelli che hanno la coscienza sporca sono quelli che mi hanno attaccato. E con questo attacco hanno dimostrato di valere i sospetti che io avevo su di loro. Anzi, più di quelli di cui io stesso mi ero accorto, perché devo essere sincero, probabilmente io avevo sottovalutato il ruolo di Rutelli nell’inchiesta Why not.

Rutelli ha dimostrato probabilmente di avere il carbone bagnato e per questo si è comportato come si è comportato. Quando ci sarà la resa della verità chiariremo quali erano i rapporti di Rutelli con Saladino, quali erano i rapporti del senatore Mastella, il ruolo di suo figlio, chi utilizzava i telefoni della Camera dei Deputati… chiariremo tutto! Dalla prima all’ultima cosa. Questa è un’ulteriore scusa perché loro dovevano abolire le intercettazioni, dovevano togliere ai magistrati la possibilità di svolgere delle intercettazioni considerati i risultati che c’erano stati, Vallettopoli, Saccà, la Rai eccetera, la procura di Roma immediatamente senza problemi però apre il procedimento nei confronti del dottor Genchi su cui non ha nessuna competenza a indagare, perché la procura di Roma c’entra come i cavoli a merenda. C’entra perché l’ex procuratore generale di Catanzaro ormai fortunatamente ex, ha utilizzato questi tabulati come la foglia di fico per coprire tutte le sue malefatte e poi le ha utilizzate come paracadute per non utilizzarle a Catanzaro, dove probabilmente il nuovo procuratore generale avrebbe immediatamente mandato a Salerno.
Perché in quei tabulati c’è la prova della loro responsabilità penale. Non della mia. Quindi, non li manda a Salerno che era competente, non li manda al procuratore della Repubblica di Catanzaro che avrebbe potuto conoscere quei tabulati e quello che c’era, non li manda al procuratore della Repubblica di Palermo dove io ho svolto tutta la mia attività ma li manda a Roma che non c’entra niente.

Quindi si va a paracadutare questi tabulati sbagliando l’atterraggio perché in una procura che non ci azzecca nulla. Perché tra l’altro in quei tabulati c’erano delle inquisizioni che riguardavano magistrati della procura della Repubblica di Roma! Su cui stavamo indagando. Ora la procura di Roma indaga su di me e sui magistrati della procura della Repubblica di Roma. Si è ripetuto lo scenario che accadde tra Salerno e Catanzaro e si è ripetuto lo scenario che era già accaduto tra Milano e Brescia all’epoca delle indagini su Di Pietro. Con la sola differenza che all’epoca si chiamava Gico l’organo che fece quelle attività, adesso si chiamano Ros, ma sostanzialmente non è cambiato nulla.

In ultima analisi dico che io sono comunque fiducioso nella giustizia. Hanno cercato di mettermi tutti contro, hanno cercato di dire ad esempio, nel momento in cui c’era un rapporto di collaborazione con la procura di Milano anche fra De Magistris e la procura di Milano, un’amicizia personale fra De Magistris e Spataro, che siano stati acquisiti i tabulati di Spataro. Assurdo! Non è mai esistita un’ipotesi del genere. Nemmeno per idea! Come si fa a togliere a De Magistris l’appoggio della magistratura associata? Diciamo che ha preso i tabulati di Spataro. Come si fa a mettere il Csm contro De Magistris? Diciamo che ha preso i tabulati di Mancino.

Adesso i Ros dicono che nei tabulati che io ho preso ci sono, non so quante utenze del Consiglio superiore della magistratura. Non abbiamo acquisito tabulati del Csm, sono i signori magistrati di cui abbiamo acquisito alcuni tabulati, quelli sì, tra cui alcuni della procura nazionale antimafia ben precisi, due, solo due, che hanno contatti col Csm.

Ha inquisito il Quirinale! Ma quando mai? Se però qualcuno del Quirinale ha chiamato o è stato chiamato dai soggetti di cui ci siamo occupati validamente, bisogna vedere chi dal Quirinale chi ha avuto contatti con queste persone, ma io non ho acquisito i tabulati del Quirinale. A parte che se fosse stato fatto sarebbe stata attività assolutamente legittima perché, sia chiaro, le indagini in Italia non si possono fare soltanto nei confronti dei tossici e magari che siano pure extracomunitari, oppure quelli che sbarcano a Lampedusa nei confronti dei quali è possibile fare di tutto, compresa la creazione dei lager.

La legge è uguale per tutti. Tutti siamo sottoposti alla legge! Perché sia chiaro. Questo lo devono capire. Nel momento in cui a questi signori li si osa sfiorare solo da lontano, con la punta di una piuma, questi signori si ribellano e distruggono le persone che hanno solo il coraggio di fare il proprio lavoro.
Gli italiani questo l’hanno capito. E hanno capito che questo dottor Genchi di cui hanno detto tutte le cose peggiori di questo mondo… e io adesso pubblicherò tutti i miei lavori, dal primo sino all’ultimo pubblicherò tutte le sentenze della Corte di Cassazione, delle Corti d’Appello, delle Corti di Assise, dei tribunali che hanno inflitto centinaia e centinaia di anni di carcere col mio lavoro.
Ma le sentenze di cui io sono più orgoglioso non sono le sentenze di condanna, ma sono le sentenze di assoluzione! Sono quelle persone ingiustamente accusate anche per lavori fatti dal Ros che sono state assolte grazie al mio lavoro e che rischiavano l’ergastolo! E che erano in carcere. Persone che erano in carcere perché avevano pure sbagliato l’intestatario di una scheda telefonica. E adesso questi signori vengono ad accusare me di avere fatto lo stesso lavoro che loro… ma non esiste completamente!
Tutte queste fandonie e la serie di stupidaggini che sono state perpetrate addirittura in un organismo che è il Copasir! Che si deve occupare dei servizi di vigilanza sulla sicurezza, non sui consulenti e sui magistrati che svolgono la loro attività sui servizi di sicurezza! Noi abbiamo trovato delle collusioni di appartenenti ai servizi di sicurezza, con delle imprese che lavorano per i servizi di sicurezza, che lavorano nel campo delle intercettazioni, che costruiscono caserme con appalti dati a trattativa privata per milioni di euro, noi stavamo lavorando su quello! Stavamo lavorando su quello e ci hanno bloccato perché avevano le mani in pasta tutti loro! Questa è la verità.

Questa è la verità e adesso mi hanno pure dato l’opportunità di dirla perché essendo indagato io non sono più legato al segreto perché mi devo difendere! Mi devo difendere con una procura che non ci azzecca nulla con la competenza, la procura di Roma, mi difenderò alla procura di Roma.

Però sicuramente la verità verrà a galla! E non ci vogliono né archivi né dati perché sono tre o quattro cose molto semplici. Le intercettazioni di Saladino utili saranno una decina, quando fu intercettato prima che De Magistris iniziasse le indagini, ma sono chiarissime! E l‘attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D’Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D’Amelio numero diciannove dov’è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!
Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l’ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l’occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D’Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata.”

Una presa per i fondelli!

febbraio 26, 2009

Sig. Presidente del Consiglio che non c’è,
ma è mai possibile che Lei – ogni volta che viene a chiederci la fiducia – nemmeno si fa vedere?
Lei ha giurato sulla Costituzione e la nostra Carta riconosce al Parlamento una funzione vitale per la democrazia e per il funzionamento delle istituzioni.
Intendo dire, sig. Presidente del Consiglio che non c’è, – ed è questa la prima critica che noi dell’Italia dei Valori facciamo al decreto Milleproproghe – che Lei non può continuare a propinarci provvedimenti ideati altrove e per interessi diversi da quelli dei cittadini e poi venire qui, ogni volta, ad imporci la fiducia senza nemmeno avere la possibilità non dico di interloquire ma nemmeno di leggere gli atti.
Non è un’esagerazione né una provocazione la mia ma la nuda e cruda verità. Ci avete mandato la sera un decreto legge “omnibus”, ove c’è dentro tutto ed il contrario di tutto e la mattina dopo ci avete imposto la fiducia.
Insomma: prendere o lasciare, e noi dovremmo obbedire come cagnolini obbedienti ed ossequianti.
Il che può andare bene per quei colleghi che si sono rassegnati a vendere a Lei l’anima e la dignità, non certo a noi dell’Italia dei Valori che la conosciamo bene e proprio per questo ci stiamo impegnando per far sapere ai cittadini di che pasta lei è fatto e di come si sta approfittando di loro, grazie al controllo pressoché totale che ha dell’informazione.
Di ben altro tipo di fiducia, Lei oggi doveva venire qui a rendere conto. Allorché venne varato il Lodo Alfano, lei disse che non ne avrebbe usufruito. S’è visto come è andata a finire. Il suo complice Mills è stato condannato in primo grado ad oltre 4 anni di carcere per essere stato da Lei corrotto e lei che è accusato di essere il corruttore ha fatto e fa “spallucce” come se la cosa non la riguardasse.
Provi a dare un’occhiata, allora – Sig. Presidente del Consiglio – ai giornali e alle televisioni internazionali e rifletta sui gravi danni che sta dando all’immagine internazionale del nostro paese.
Rifletta sull’imbarazzo istituzionale che la sua presenza ha provocato alla riunione internazionale dell’altro giorno quando gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno proposto di abolire i paradisi fiscali per contrastare meglio le evasioni fiscali, i falsi in bilancio, i riciclaggi e la dilagante corruzione. Cosa avranno pensato i nostri partners sapendo che il suo complice Mills è stato condannato proprio per aver detto il falso in merito a operazioni offshore su paradisi fiscali effettuati per suo conto, sig. Presidente del Consiglio?

E veniamo al merito di questo decreto su cui oggi ci chiede così spudoratamente la fiducia.
Non è solo un decreto tecnico di “proroga di termini” come dovrebbe essere e come sempre è avvenuto negli anni e nelle legislature precedenti.
Lei, sig. Presidente del Consiglio, come al solito, chiede un dito e si prende il braccio.
Ha infilato dentro al decreto questioni che con la proroga dei termini c’entrano come il cavolo a merenda. C’entrano invece molto con la solita furbizia dei condoni e degli indulti per i furbi e per i potenti, di cui Lei è maestro.

Vuole spiegarci per favore per quale ragione ha inserito in questo decreto legge la norma che prevede la “sanatoria per le affissioni durante la campagna elettorale”?
Non è una proroga ma una volgare impunità!
A chi giova una decisione del genere se non ai furbi, ai prepotenti e a coloro che giocano sporco durante la campagna elettorale? E non è vergognoso farlo proprio a ridosso delle prossime elezioni di giugno? Non una sanatoria ma l’espulsione dalla competizione elettorale andrebbe applicata a chi tenta in questo modo di alterare il risultato delle elezioni!

E che senso ha rinviare l’introduzione anche nel nostro ordinamento della Class Action?
Vi siete giustificati asserendo che volete scriverla meglio ma è una presa per i fondelli!
Tutti vorrebbero mettersi un vestito bello ma se non hanno niente, sarebbero ben contenti intanto di mettersi qualcosa addosso per coprirsi e ripararsi dal freddo.
Allo stesso modo, la Class Action anche così come prevista -se fosse entrata in vigore- avrebbe permesso a molti cittadini e risparmiatori di potersi per intanto tutelare dalle furbizie delle banche e degli speculatori che li avevano presi in giro, facendo credere loro che certi prodotti bancari o certi acquisti erano sicuri e garantiti e invece ora si ritrovano sul lastrico.

Ed ancora: perché obbligare gli enti previdenziali a riprendersi a prezzo di mercato ciò che è stato tolto loro d’imperio a prezzi predefiniti? Mi riferisco alla vicenda delle cartolarizzazioni SCIP, con cui sono stati immessi sul mercato una marea di immobili ed ora tutto ciò che è rimasto invenduto ed è invendibile per mille ragioni viene restituito agli enti che avevano conferito gli immobili alla SCIP (e quindi al Ministero dell’Economia) ma non al prezzo con cui loro l’avevano ceduto ma ad un prezzo maggiorato. Così, tanto per fare cassa, dimenticandosi che i fondi di cui usufruiscono gli Enti previdenziali (come ad esempio l’INAIL) sono dei lavoratori, a cui prima sono state detratte apposite quote dagli stipendi e ora vengono defraudati dei loro risparmi.

Anche i tanti soldi previsti nel decreto (oltre 160 milioni di euro l’anno) e buttati al vento per il sostegno alla “finta editoria” ci lasciano sbigottiti.
Siamo consapevoli e favorevoli al fatto che l’informazione vada sostenuta, ma quella che ha qualcosa da dire e soprattutto che viene poi letta da qualcuno, non quella “finta” quella cioè che viene messa in piedi solo per intascare i contributi pubblici, grazie ai soliti giri ed alle solite raccomandazioni più o meno prezzolate di amici e compari. Un fatto notorio di malcostume e di malversazione di denaro pubblico che però nessuno vuole affrontare e anche di questo ci sarebbe da chiedersi il perché

Avremmo poi voluto conoscere dalla viva voce del Governo – se ci fosse stato permesso di discutere di questo provvedimento in Aula – la ragione per cui vengono prorogati i termini per l’entrata in vigore delle norme sugli infortuni sul lavoro. Non era e non è previsto alcun costo aggiuntivo ma solo un insieme di regole di comportamento da parte dei datori di lavoro per evitare che ogni giorno qualche lavoratore ci lasci la pelle.
Ancora una volta a chi giova tutto ciò? Certamente, nemmeno all’impresa sana e all’imprenditore per bene!

Non è finita.
Ci spiegate per quale ragione – anche in violazione delle regole sulla concorrenza fissate dalla Comunità europea – avete inserito nel decreto Milleproroghe una norma che permette alle società autostradali di assegnare – senza gara – direttamente a se stesse (o meglio a proprie controllate) i lavori di costruzione e di manutenzione autostradale? Stiamo parlando dei maggiori appalti pubblici che ora – grazie a questa norma di favore – le società autostradali possono assegnare direttamente a se stesse, indicando il prezzo che vogliono perché nessuno potrà più verificare se c’è qualche altra impresa che può fare lo stesso lavoro a minore prezzo ed anche con migliore qualità.
Anche tale decisione dimostra che a Lei, sig. Presidente del Consiglio, non sta affatto a cuore la sorte delle migliaia di piccole e medie imprese del settore rappresentate dall’Ance. A Lei interessa solo fare gli interessi delle lobby di alcune specifiche grandi imprese di cui anche Lei e le sue società fate parte, alla faccia del conflitto di interesse!

Voglio segnalare un’ultima chicca, questa proprio di smaccata partigianeria. Qual è la ratio per cui nel decreto è stata introdotta – senza nemmeno sentire le associazioni di categoria – una norma che impone ai noleggiatori di auto con conducente di avere una sede, una rimessa ed un pontile di attracco per esercitare il loro lavoro. Trattasi di un inutile balzello che contrasta con il diritto al lavoro e con il principio della libera concorrenza imposto con l’unico scopo di favorire una categoria a danno dei tanti conducenti in proprio che – non potendo permettersi di investire dalla sera alla mattina fiumi di denaro – rimarranno senza lavoro.

Insomma ed in conclusione: Sig. Presidente del Consiglio Lei nemmeno questa volta avrà dall’Italia dei Valori la fiducia richiesta perché di lei non ci fidiamo proprio e contrasteremo in ogni modo il suo tentativo di ridurre gli spazi di democrazia e di libera economia nel nostro Paese.
E laddove non riusciremo a fare opposizione in questo Parlamento -sempre più sordo ad ogni richiamo di legalità e di corretta informazione (come sta avvenendo per l’altro provvedimento governativo qui in discussione, quello sulle intercettazioni telefoniche) – lo faremo nelle piazze e tra la gente, con i referendum e con la mobilitazione popolare.

L’Italia dei Valori promuoverà un referendum per l’abrogazione della legge truffa sulle intercettazioni che potremmo definire il ‘Lodo Alfano 2’, quando questa verrà approvata dal Parlamento. La legge sulle intercettazioni rappresenta un attentato alla Costituzione per tre ordini di ragioni: primo, perché permette all’imputato di scegliersi il suo giudice, ovvero di arrivare alla prescrizione sicura; secondo, perché impedisce alla stampa di informare e ai cittadini di conoscere, per tempo, i guai giudiziari nei quali potrebbero incorrere i potenti di Stato; terzo, perché mette a rischio la sicurezza dei cittadini impedendo ai magistrati e alle forze dell’ordine di disporre le intercettazioni e di collocare una telecamera davanti a una banca o un supermercato. Insomma, signor Presidente del Consiglio che non c’è, lei troverà sempre nell’Italia dei Valori un valido avversario che ricorderà ai cittadini che c’è un’Italia migliore alla quale possiamo aspirare