Archive for luglio 2009

I novelli don Camillo e Peppone!

luglio 25, 2009

In “guerra moderna” i novelli don Camillo e Peppone!

Peppone non darà “seguito giudiziario” alla forte critica di don Camillo.

Scontro tra il sindaco Antonino Scaturro e Don Antonio Nuara: la civica amministrazione ha perso la testa quando minaccia “seguiti giudiziari” contro il parroco.-Dalla parte di chi si sforza ogni giorno a dare un minimo di dignità sociale in un quartiere a rischio. Il prete Antonio NUARA oramai da anni vive con sforzi e generosità diuturna una delle realtà più difficile di Ribera, un quartiere riconosciuto da tutti abbandonato nel più inumano squallore. Un quartiere d’edilizia economica e popolare che ha smarrito ogni speranza di un minimo recupero sociale e urbano. La nota della civica amministrazione ha perso la testa quando minaccia “seguiti giudiziari” solo perchè il prete non e stato a sentire le solite  inconcludenti promesse e le sorde campane degli altri! Solo perchè ha detto la verità, allora è un prete miscredente, che è uscito fuori dal seminato ed è uno che non sa stare in riga come tutti gli altri. Io ricorderei che prima di tutto è un uomo, come qualsiasi altro, e come qualsiasi altro ha espresso il proprio modo di pensare e la pensa più o meno come la stragrande maggioranza dei riberesi. E’ veramente difficile oggi andare a messa e ascoltare, durante l’omelia, qualche timido accenno all’attualità della vita d’ogni giorno. Generalmente la funzione si limita, quasi sempre, al commento dei Vangeli, cercando di dare un’interpretazione a fatti accaduti 2000 e passa anni fa.  Ritengo che iniziative – per quanto “sopra le righe nei toni” – come quella di don Antonio Nuara, siano mirate non tanto a colpevolizzare il potere (e chi lo esprime), quanto a far riflettere sulla realtà politica e sociale di questo tempo con un richiamo necessariamente forte alla famiglia, alle istituzioni scolastiche, ai docenti e alla stessa chiesa. Chiamandoli alle loro responsabilità, come ha fatto con l’amministrazione comunale affinché siano realizzati interventi più incisivi.  Anche se può apparire azzardato (a qualcuno preoccupa l’asprezza dei toni…), non dobbiamo dimenticare che persino Gesù non mancò di usare maniere forti in più di un’occasione sino ad usare le fruste dentro il Tempio… Allora Don Antonio … avanti sempre..!  Quanto all’amministrazione comunale, pensi piuttosto alle beghe del suo palazzo ed alla sterile e cianotica pochezza della sua amministrazione!  

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Da un lato padre Antonio Nuara, parroco della chiesa di San Francesco d’Assisi che tuona sul decadimento sociale, umano ed economico della nostra cittadina e dall’alto del pulpito domenicale a Seccagrande, davanti a circa 500 fedeli riuniti per la messa all’aperto nell’area dietro alla chiesa di San Domenico Savio, sferra un poderoso attacco nei confronti degli amministratori crispini ritenuti responsabili dell’attuale degrado della città e della situazione drammatica di molte famiglie e di tanti giovani che scelgono droga ed alcool. Il riferimento esplicito è al rione delle case popolari, a fianco della chiesa di San Francesco. Don Antonio va oltre criticando pure le famiglie, le istituzioni scolastiche, i docenti e la stessa chiesa, chiamandoli alle loro responsabilità. A dire il vero don Antonio in passato ha criticato spesso la giunta Scaturro per aver lasciato abbandonato al proprio destino il numeroso e affollato rione delle case popolari.

 

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Dall’altro lato il sindaco di Ribera Antonino Scaturro energicamente controbatte che “non è accettabile che siano fatti rilievi all’attuale amministrazione comunale, attribuendo ad essa preponderanti responsabilità delle difficoltà socio-economiche che gravano sulla nostra comunità”. “Quella di don Antonio Nuara è una “aggressione “ verbale e viene respinto ogni addebito mosso perché la civica amministrazione è sempre intervenuta, nonostante le scarse risorse economiche di cui dispone, per colmare l’assenza delle superiori istituzioni che con i loro finanziamenti non hanno mai totalmente rimediato al vuoto operativo del nostro territorio”. “Il sacerdote sarebbe uscito fuori dal seminato perché sorprende il tenore aggressivo delle parole espresse nell’omelia, mentre sarebbe stato auspicabile un tono più conciliante e contenuto nei limiti dell’azione spirituale svolta dal clero”. “Sorge il dubbio che la pesantezza delle frasi adoperate, nasconda sentimenti di altra natura non riconducibili ovviamente alla missione cui dovrebbe ispirarsi la preminente occupazione del sacerdote”. “Nel rispetto della funzione del parroco saranno evitati seguiti giudiziari”. Ma avverte con chiarezza che “è superfluo precisare che non saranno tollerati ulteriori attacchi, tendenti a denigrare l’attività degli amministratori comunali di Ribera”.

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Mafia SPA

luglio 5, 2009

 

Un ministro della Repubblica Italiana, Lunardi, disse che con la mafia bisogna convivere. Ma per convivere con qualcuno o con qualcosa bisogna prima definire cos’è. E cosa sono le mafie oggi? Di quanti parlamentari, sindaci, assessori dispongono? Le mafie fanno eleggere i loro uomini democraticamente in Parlamento. Sono presenti nei consigli di amministrazione delle banche, delle grandi industrie, delle società immobiliari. Ovunque ci sia la possibilità di riciclare centinaia di miliardi di euro.
In un anno le mafie italiane producono un fatturato di 130 miliardi di euro (stima 2003). Il 70% è profitto, possono reinvestire quasi 100 miliardi all’anno. Comprare ciò che vogliono, chi vogliono. La vita e la morte di un uomo.Trasformare il loro denaro in attività all’apparenza rispettabili. Il PIL delle mafie italiane è superiore a quello dei medi Stati del mondo. Più di quello della Croazia o della Romania. Le mafie sono il più importante e sicuro datore di lavoro (pagano sempre) nel Sud. Grazie alle mafia vivono in modo diretto o indiretto il 27% dei calabresi, il 12% dei campani, il 10% dei siciliani (*). Chi ti dà il pane quotidiano, in mancanza di alternative, diventa il tuo padrone. Le mafie sono la più importante industria del Paese e il primo datore di lavoro nel Mezzogiorno.
Al fatturato diretto delle mafie va aggiunto il fatturato ottenuto dai loro investimenti attraverso il riciclaggio. Nell’ultimo decennio, la somma dei profitti è stata pari a circa 1.000 miliardi di euro. Quanto rendono 1.000 miliardi di euro riciclati in termini politici, finanziari, di influenza sul Governo? E’ necessario capire se esiste ancora un confine, e qual è, tra mafie e Stato, tra economia “pulita” e economia mafiosa. Se esiste ancora un’economia “pulita”. Se l’economia di uno Stato può sopravvivere senza la partecipazione dei capitali mafiosi. Se è lo Stato a dover convivere con le mafie, o le mafie con lo Stato. Se lo Stato è diventato mafioso dentro, o le mafie sono diventate governative, tutrici del’ordine costituito. Mangano eroe insieme a Borsellino nel Pantheon della Patria. Andreotti senatore prescritto a vita per mafia e per meriti di governo.
I soldi non sono democratici, chi li ha comanda nelle democrazie capitaliste e oggi li hanno le mafie. Dobbiamo domandarci se esiste ancora qualcosa che non sia definibile come mafioso. Se dalla convivenza con le mafie si sia passati a una lenta integrazione che dluisce e inghiotte tutto e tutti.
(*) Dati tratti dal libro “Mafia Pulita” edito da Longanesi

I cortigiani di PapiRe!

luglio 5, 2009
I cortigiani di Re Silvio

I cortigiani di Re Silvio

La vicenda della cena tra massimi esponenti politici del governo e della maggioranza con due giudici costituzionali assume toni da farsa. Mentre gli esperti di bon ton istituzionale raccomandano di affrontare la situazione “con passo felpato”, il giudice Mazzella, nella cui casa si è svolto il convivio, applica il consiglio a modo suo: rompe gli indugi e rivendica il diritto di invitare il “caro Silvio” tutte le volte che vuole e vorrà.

Lo fa con un proclama in cui sostiene che solo un dominio totalitario potrebbe impedirgli questa libertà personale. Il giudice Mazzella non avrà letto l’articolo su Europa in cui Federico Orlando ricorda che da bambino nelle passeggiate col padre sulla via della stazione incontrava un signore che scambiava al massimo con chiunque un breve saluto di convenienza. Alla sua richiesta di spiegazioni il padre rispose che era il procuratore del Regno e non poteva parlare con nessuno senza ledere l’immagine di imparzialità della giustizia. Qui giunge opportuna la precisazione di Tania Groppi su l’Unità: in Germania la Corte Costituzionale risiede a Karlsruhe, lontana dalla capitale.

Alcuni commentatori hanno sostenuto che Di Pietro, con la sua richiesta di dimissioni dei due giudici, avrebbe invaso l’autonomia della Corte Costituzionale. Curiosa logica: se la Corte deve essere autonoma non si capisce come due giudici costituzionali possano comprometterla esponendola al sospetto che possa essere condizionata proprio dalla loro fisica partecipazione a un irrituale incontro con esponenti dei poteri esecutivo e legislativo.

La questione non è solo teorica. Tra breve la Corte dovrà pronunciarsi sul Lodo Alfano (ministro presente alla cena) con cui il presidente del consiglio viene sollevato da tutti i numerosi e infamanti provvedimenti giudiziari a sua carico. Il cittadino preoccupato potrebbe temere che la decisione della Corte possa essere influenzata da contiguità che non avrebbero mai dovuto verificarsi. Ma in un certo senso la lettera di Mazzella fa involontariamente chiarezza e rende evidente che i due giudici presenti alla cena non possono più partecipare alla decisione sul Lodo Alfano. E si potrebbe aggiungere: se vogliono andare a cena col presidente del consiglio sono liberi di farlo ma liberino la Consulta del loro ingombro. Da parte sua la Corte Costituzionale saprà esercitare la sua autonomia.