Archive for agosto 2009

Una democrazia debole!

agosto 31, 2009

 

Papi già associato TESSERA P2 1816

Papi già associato TESSERA P2 1816

 

Con il ritardo che contraddistingue un certo tipo di opposizione, quella delle piume per intenderci, finalmente l’Italia sembra aver capito chi ha portato alla Presidenza del Consiglio. Ora che lo squalo ha fatto incetta della libera informazione, riducendola a brandelli, si accinge a sbranare i pesci più grossi che si ritenevano al sicuro.

Rai, Repubblica, The Guardian, Avvenire, El Pais, Videocracy, “Biutiful Countri” ma anche blogger, contestatori di piazza, giornalisti e presentatori, ogni volta che osano contestare la propaganda di governo, vengono fatti oggetto di repressione. Per farlo questa maggioranza utilizza tutti i mezzi messi a disposizione dalle istituzioni: forze dell’ordine, moniti alla platea di Confindustria, interruzione di finanziamenti pubblici, televisioni di Stato e parlamentari avvocati.

Non si riesce neanche più a comprendere chi voglia al governo Silvio Berlusconi se non una manciata di parlamentari che temono per la loro pensione, una falange sudista alla guida di Miccichè, che lo tiene sotto scacco con il Partito del Sud, i lettori dei giornali di famiglia e qualche signora sintonizzata su Rete4, innamorata di Emilio Fede. Tolto questo folto, ma sparuto, gruppo di interessati fan, il Vaticano ed i cattolici prendono le distanze dalle festicciole rosse, il mondo degli industriali chiede continuamente interventi che non arrivano, la scuola e l’istruzione agonizzano devastate dai licenziamenti, gli operai sono da tempo senza lavoro e senza casa, gli investitori internazionali sono tutti fuggiti dal Belpaese. I vari Primi ministri lo schivano per evitare gaffe anche per uno scatto fotografico e, da ultimo, il Financial Times gli dedica una prima pagina di denigrazione, segnale che ritengo particolarmente significativo poiché indica una sola cosa: anche il mondo della finanza ha scaricato l’Italia.

Non si ricorda una Presidenza del Consiglio più devastante di questa, e mai si sarebbe immaginato che l’Italia cadesse così in basso senza accorgersene.

L’Italia è isolata e schiacciata tra Paesi con derive dittatoriali, ai quali inviamo le Frecce tricolori per real politik, dicono, e potenze economiche in forte sviluppo da cui siamo emarginati per gli scandali e le pessime scelte politiche del governo.

Si comincia a pensare che se un Paese che vuole togliersi di torno un Presidente del Consiglio, con un consenso di poco superiore al 15% sul totale della popolazione con diritto al voto come ci dicono gli ultimi risultati delle europee, non è in grado di farlo attraverso le proprie leggi, allora è la democrazia ad essere debole e gli strumenti costituzionali di difesa sono lacunosi. Forse è il caso di pensare a nuovi meccanismi che, più che proteggere le istituzioni, come all’immunità parlamentare o il lodo Alfano, proteggano i cittadini da quest’ultime.

Si pubblica di seguito le 10 domande di La Repubblica e s’invitano i lettori a fare altrettanto sui propri blog:

1. Quando, signor presidente, ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia? Quante volte ha avuto modo d’incontrarla e dove? Ha frequentato e frequenta altre minorenni?

2. Qual è la ragione che l’ha costretta a non dire la verità per due mesi fornendo quattro versioni diverse per la conoscenza di Noemi prima di fare due tardive ammissioni?

3. Non trova grave, per la democrazia italiana e per la sua leadership, che lei abbia ricompensato con candidature e promesse di responsabilità politiche le ragazze che la chiamano «papi»?

4. Lei si è intrattenuto con una prostituta la notte del 4 novembre 2008 e sono decine le “squillo” che, secondo le indagini della magistratura, sono state condotte nelle sue residenze. Sapeva che fossero prostitute? Se non lo sapeva, è in grado di assicurare che quegli incontri non l’abbiano resa vulnerabile, cioè ricattabile – come le registrazioni di Patrizia D’Addario e le foto di Barbara Montereale dimostrano?

5. È capitato che “voli di Stato”, senza la sua presenza a bordo, abbiano condotto nelle sue residenze le ospiti delle sue festicciole?

6. Può dirsi certo che le sue frequentazioni non abbiamo compromesso gli affari di Stato? Può rassicurare il Paese e i nostri alleati che nessuna donna, sua ospite, abbia oggi in mano armi di ricatto che ridimensionano la sua autonomia politica, interna e internazionale?

7. Le sue condotte sono in contraddizione con le sue politiche: lei oggi potrebbe ancora partecipare al Family Day o firmare una legge che punisce il cliente di una prostituta?

8. Lei ritiene di potersi ancora candidare alla presidenza della Repubblica? E, se lo esclude, ritiene che una persona che l’opinione comune considera inadatta al Quirinale, possa adempiere alla funzione di presidente del consiglio?

9. Lei ha parlato di un «progetto eversivo» che la minaccia. Può garantire di non aver usato né di voler usare intelligence e polizie contro testimoni, magistrati, giornalisti?

10. Alla luce di quanto è emerso in questi due mesi, quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute?

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UNA RONDA SURREALE NON FA PRIMAVERA!

agosto 21, 2009

Una ronda non fa primavera -

“Scoperta una ronda fascio-leghista che pratica ripetuti stupri collettivi ai danni di una donna magrebina immigrata clandestinamente in Italia. Il suo nome (della donna, non della ronda) è Rondina Magrebina. La denuncia è stata inoltrata direttamente al ministro degli interni, meglio noto come Mi-sono-rotto-i-Maroni, il quale ha dichiarato: “Si tratta di una bravata goliardica, dovuta a uno sbalzo ormonale collettivo provocato dall’eccezionale avvenenza della donna mediterranea”. Dunque, niente più “castrazione chimica”, bensì un riconoscimento della virilità e dell’esuberanza degli ormoni sessuali padani. Questo è quanto si evince dalle parole pronunciate dal ministro in difesa della ronda padana in preda a furor testosteronico.”  

E’ risaputo che la maggior parte delle violenze sessuali, accertata dal Ministero dell’interno, avviene tra le mura domestiche. Il rimedio, quindi, si rivelerà assai peggiore del male nel senso che procurerà problemi più gravi di quelli che si spera di risolvere. Un tale dato statistico dovrebbe quindi indurre le autorità a consegnare alle “ronde antistupri” le copie delle chiavi di casa di tutti i cittadini italici?

Certamente no! La verità è che al premier forzista Papi e al ministro leghista Maroni non importa nulla delle violenze commesse ai danni delle donne, ma tali violenze sono solo un pretesto demagogico per completare il progetto di “fascistizzazione” e “militarizzazione” del nostro Paese.

In realtà, il paragone più adatto a spiegare e comprendere l’istituzione delle ronde razziste, inserita nel decreto legge “antistupri” approvato d’urgenza dal governo il 20 febbraio scorso, è senza dubbio quello con le milizie dell’epoca mussoliniana. Senza offesa, ma nemmeno nostalgia, per lo squadrismo fascista del Ventennio. Tale decreto legislativo rischia, nella meno assurda delle ipotesi, di legalizzare e autorizzare comportamenti di natura squadrista e violenta, ossia soprusi, abusi e prepotenze degne del peggior branco di bulli da strada.

A chi sostiene che le ronde sono armate solo di cellulare e sono tenute ad informare le prefetture e le forze dell’ordine segnalando eventuali abusi, reati o violenze, si può rispondere che pure le squadracce di Mussolini e Hitler sorsero con “buoni propositi”, ma la storia dovremmo conoscerla un po’ tutti (uso il condizionale in maniera non casuale). Ebbene, il governo di mister Papi ha riesumato, sotto una veste nemmeno tanto inedita e originale, le famigerate bande nazi-fasciste.

L’istituzione per decreto legge delle ronde vedrà sorgerne di tutti i colori: verdi, nere (addirittura a Trieste si sa di ronde che si vorrebbe intitolare allo squadrista e gerarca fascista Ettore Muti), bianche rosse e verdoni, brune e bionde, rosa, ecc. Insomma, assisteremo ad una proliferazione cromatica inarrestabile. Assisteremo persino alla creazione di ronde vaticane formate da prelati, chierici, monaci e persino suore di clausura in vena di escursioni notturne? Mah, non c’è più religione!

Ebbene, perché non costituire ronde vigilanti in Parlamento e a Palazzo Chigi,insomma nelle stanze del potere che ormai nessuno controlla. Certamente potrebbero scaturire scoperte tanto interessanti quanto inquietanti.

Il decreto legge sulle ronde, pubblicato il 24 febbraio sulla Gazzetta Ufficiale numero 45, all’articolo 6 prevede che “i sindaci, previa intesa con il prefetto, possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati al fine di segnalare alle forze di polizia eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana”. Le associazioni dovranno essere iscritte in un apposito elenco tenuto dal Prefetto. Il sindaco dovrà avvalersi “in via prioritaria” delle associazioni composte da personale delle forze dell’ordine in congedo. Poi al comma 5, il decreto aggiunge: le associazioni diverse da quelle composte da personale delle forze dell’ordine in congedo “sono iscritte negli elenchi solo se non siano destinatarie, a nessun titolo, di risorse economiche a carico della finanza pubblica”.

 

Come si finanzieranno le associazioni tra normali cittadini? Chi provvederà al rimborso delle loro spese? Il decreto legge non esclude che i “volontari per la sicurezza” possano essere pagati da privati, persone fisiche o aziende: se non vorranno rimetterci di tasca propria, potranno farsi sponsorizzare. Nessuno glielo può impedire. Almeno stando alla lettura del testo.

 

Giuridicamente non ci sono dubbi la norma per com’è scritta lascia la possibilità di un finanziamento privato delle ronde. Le associazioni di cittadini, riconosciute dall’articolo 18 della Costituzione possono, infatti, chiedere contributi a chicchessia. Le ronde potranno dunque rivolgersi alla Confcommercio, Confesercenti, aziende o negozianti. Nella loro funzione di pubblica utilità potranno chiedere finanziamenti. Il rischio è uno squadrismo pagato da quella parte della popolazione che non si sente sufficientemente protetta. Di più, si può finire per istituzionalizzare un rapporto mafioso: io ti proteggo, tu mi paghi”. Stefano Merlini, costituzionalista è caustico: “Per lo Stato di diritto è il primo passo verso l’abisso”.

 

 È entrato in vigore sabato 8 agosto, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il regolamento del ministero dell’Interno per le cosiddette ronde. Il decreto riguarda la «Determinazione degli ambiti operativi delle associazioni di osservatori volontari, requisiti per l’iscrizione nell’elenco prefettizio e modalitá di tenuta dei relativi elenchi, di cui ai commi da 40 a 44 dell’articolo 3 della legge 15 luglio 2009, numero 94».

 

Le associazioni di volontari dovranno essere registrate in un albo istituito presso le prefetture e composte da un numero massimo di tre persone con più di 18 anni (ma il caporonda dovrà averne almeno 25). Tra i requisiti dei volontari, l’assenza di denunce o condanne, la non aderenza a movimenti, associazioni o gruppi aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. E non si dovrà essere daltonici. Il decreto ministeriale prescrive anche i requisiti per l’abbigliamento. Per prestare la loro opera, gli osservatori volontari dovranno aver superato un corso di formazione organizzato dalle Regioni o dagli Enti locali.

Papa chiama, Parlamento risponde!

agosto 21, 2009

 

Il premier Papi e Papa Ratzinger

Il premier Papi e Papa Ratzinger

 

Immagine tratta da “Robe di cap“.

E’ dal giorno dell’insediamento del nuovo esecutivo Berlusconi che il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è ritrovato a coprire il ruolo di indiretto protagonista delle vicende politiche del paese, tirato quotidianamente in ballo da una parte o dall’altra dell’intero arco parlamentare.
Critiche per mancate azioni da una parte, difesa delle mancate azioni dall’altra.
Ed il tormentone delle facoltà ammesse e quelle non concesse per un Presidente che torna a fare capolino ogni volta. Questa volta il suo ruolo è senza ombra di dubbio rilevante, se non altro perché la vicenda che segue porta, nella sua conclusione provvisoria, il suo nome. Il suo ruolo.

La vicenda ha preso vita l’11 agosto scorso, ma forse sarebbe più corretto datare l’origine di ogni cosa al 20 settembre 1870, il giorno della Breccia di Porta Pia, oppure al 5 febbraio 1849, il giorno della nascita del più geniale progetto di stato democratico moderno: la Repubblica Romana. O forse possiamo risalire ai tempi di Dante e dei conflitti tra Guelfi e Ghibellini. O magari anche all’epoca dell’imperatore Valentino.

Ma la questione resta sempre la stessa: la compenetrazione e il conflitto tra Stato e Chiesa Cattolica di Roma.

Tornando ai tempi più attuali, lo scorso 11 agosto il Tar del Lazio, sulla base logica della normativa vigente, pubblicava la sentenza emessa il 18 luglio – vedi [DOC]  che stabilisce che i professori di religione, in virtù del loro status particolare, non hanno alcun potere decisionale sugli scrutini scolastici.
Se qualcuno avesse lanciato un ordigno esplosivo in Piazza San Pietro durante l’Angelus, l’indignazione collettiva conseguente sarebbe stata minore.

Alla diffusione della notizia, una corsa “all’armi” è scattata tra le file della politica italiana. L’intera maggioranza di governo e l’UDC si sono schierati in massa contro il TAR del Lazio e “contro la deriva laicista” che ora ostacolerebbe anche le libere scelte della magistratura. Una levata di scudi a cui ha preso parte anche un consistente manipolo del PD, ancora una volta spaccato nelle viscere tra “numi tutelari del Papa” e “laicisti senza Dio”.
A favore della sentenza si è espresso invece il solito quintetto politico/sindacale: Italia dei Valori, Radicali, Sinistra e Libertà, comunisti e CGIL.

La questione alla base della sentenza è semplice: la presenza di crediti formativi assegnati agli studenti che frequentano l’ora di religione crea una evidente discriminazione a danno di quegli studenti che, non disponendo di materie alternative come Storia delle Religioni, Etica Morale Pubblica o altro ancora, finiscono per essere soggetti ad inaccettabili decurtazioni di punti.

Una sentenza che va a colpire l’ordinanza ministeriale 26/07 emessa dall’ex ministro Fioroni (PD) che equiparava la materia di religione cattolica a tutte le altre.

Tra i più indignati troviamo proprio l’ex ministro e la collega di partito Paola Binetti, profondamente offesa dal fatto che “così si creano insegnati di serie A e serie B; la religione non è un optional“. Una dignitosa dichiarazione, dimostrativa però della profonda ignoranza del parlamentare nei confronti delle leggi che regolano il nostro paese, come la connotazione facoltativa dell’insegnamento della religione cattolica o la profonda differenza legale tra gli insegnanti di serie A, scelti dallo stato attraverso graduatorie e concorsi, e quelli di serie B, scelti senza alcun criterio specifico da parte della curia vaticana.

Ad aggiungere benzina sul fuoco è arrivata ieri, con una tempistica cinematografica, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto del Presidente della Repubblica n. 112, scritto il 22 giugno 2009.
In esso si stabilisce (articolo 4 comma 3) che l’insegnamento della religione cattolica prevede un giudizio di fine anno non esprimibile in voto numerico, per cui risulta impossibile un contributo a determinare la media aritmetica.
Ciò nonostante, si aggiunge (articolo 6 comma 3) che al giudizio sul credito scolastico finale partecipano tutti i professori, compreso quello deputato all’insegnamento della religione cattolica.

Un DPR che non aggiunge nulla di nuovo alla legge già contestata dalla sentenza, se non la ratifica di un privilegio e di una distinzione religiosa istituita per legge. Una condizione di disparità profondamente avversata, oltre che dalle istituzioni laiche scolastiche, da tutte le confessioni religiose non cattoliche italiane, dalle chiese evangeliche agli avventisti del settimo giorno, dai luterani alle comunità ebraiche.

Dall’altra parte l’ex ministro Gentiloni ha subito invocato, avvolto da uno straordinario spirito bipartisan, l’impugnazione della sentenza da parte del suo successore: il ministro Mariastella Gelmini.
E parlano di mancato dialogo…

PS: Sulla vicenda dello scioglimento del comune di Fondi (LT) interessante  l’ottimo post dell’amico la Volpe su “la Piccola Bottega degli Orrori“.