Papa chiama, Parlamento risponde!

 

Il premier Papi e Papa Ratzinger

Il premier Papi e Papa Ratzinger

 

Immagine tratta da “Robe di cap“.

E’ dal giorno dell’insediamento del nuovo esecutivo Berlusconi che il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è ritrovato a coprire il ruolo di indiretto protagonista delle vicende politiche del paese, tirato quotidianamente in ballo da una parte o dall’altra dell’intero arco parlamentare.
Critiche per mancate azioni da una parte, difesa delle mancate azioni dall’altra.
Ed il tormentone delle facoltà ammesse e quelle non concesse per un Presidente che torna a fare capolino ogni volta. Questa volta il suo ruolo è senza ombra di dubbio rilevante, se non altro perché la vicenda che segue porta, nella sua conclusione provvisoria, il suo nome. Il suo ruolo.

La vicenda ha preso vita l’11 agosto scorso, ma forse sarebbe più corretto datare l’origine di ogni cosa al 20 settembre 1870, il giorno della Breccia di Porta Pia, oppure al 5 febbraio 1849, il giorno della nascita del più geniale progetto di stato democratico moderno: la Repubblica Romana. O forse possiamo risalire ai tempi di Dante e dei conflitti tra Guelfi e Ghibellini. O magari anche all’epoca dell’imperatore Valentino.

Ma la questione resta sempre la stessa: la compenetrazione e il conflitto tra Stato e Chiesa Cattolica di Roma.

Tornando ai tempi più attuali, lo scorso 11 agosto il Tar del Lazio, sulla base logica della normativa vigente, pubblicava la sentenza emessa il 18 luglio – vedi [DOC]  che stabilisce che i professori di religione, in virtù del loro status particolare, non hanno alcun potere decisionale sugli scrutini scolastici.
Se qualcuno avesse lanciato un ordigno esplosivo in Piazza San Pietro durante l’Angelus, l’indignazione collettiva conseguente sarebbe stata minore.

Alla diffusione della notizia, una corsa “all’armi” è scattata tra le file della politica italiana. L’intera maggioranza di governo e l’UDC si sono schierati in massa contro il TAR del Lazio e “contro la deriva laicista” che ora ostacolerebbe anche le libere scelte della magistratura. Una levata di scudi a cui ha preso parte anche un consistente manipolo del PD, ancora una volta spaccato nelle viscere tra “numi tutelari del Papa” e “laicisti senza Dio”.
A favore della sentenza si è espresso invece il solito quintetto politico/sindacale: Italia dei Valori, Radicali, Sinistra e Libertà, comunisti e CGIL.

La questione alla base della sentenza è semplice: la presenza di crediti formativi assegnati agli studenti che frequentano l’ora di religione crea una evidente discriminazione a danno di quegli studenti che, non disponendo di materie alternative come Storia delle Religioni, Etica Morale Pubblica o altro ancora, finiscono per essere soggetti ad inaccettabili decurtazioni di punti.

Una sentenza che va a colpire l’ordinanza ministeriale 26/07 emessa dall’ex ministro Fioroni (PD) che equiparava la materia di religione cattolica a tutte le altre.

Tra i più indignati troviamo proprio l’ex ministro e la collega di partito Paola Binetti, profondamente offesa dal fatto che “così si creano insegnati di serie A e serie B; la religione non è un optional“. Una dignitosa dichiarazione, dimostrativa però della profonda ignoranza del parlamentare nei confronti delle leggi che regolano il nostro paese, come la connotazione facoltativa dell’insegnamento della religione cattolica o la profonda differenza legale tra gli insegnanti di serie A, scelti dallo stato attraverso graduatorie e concorsi, e quelli di serie B, scelti senza alcun criterio specifico da parte della curia vaticana.

Ad aggiungere benzina sul fuoco è arrivata ieri, con una tempistica cinematografica, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto del Presidente della Repubblica n. 112, scritto il 22 giugno 2009.
In esso si stabilisce (articolo 4 comma 3) che l’insegnamento della religione cattolica prevede un giudizio di fine anno non esprimibile in voto numerico, per cui risulta impossibile un contributo a determinare la media aritmetica.
Ciò nonostante, si aggiunge (articolo 6 comma 3) che al giudizio sul credito scolastico finale partecipano tutti i professori, compreso quello deputato all’insegnamento della religione cattolica.

Un DPR che non aggiunge nulla di nuovo alla legge già contestata dalla sentenza, se non la ratifica di un privilegio e di una distinzione religiosa istituita per legge. Una condizione di disparità profondamente avversata, oltre che dalle istituzioni laiche scolastiche, da tutte le confessioni religiose non cattoliche italiane, dalle chiese evangeliche agli avventisti del settimo giorno, dai luterani alle comunità ebraiche.

Dall’altra parte l’ex ministro Gentiloni ha subito invocato, avvolto da uno straordinario spirito bipartisan, l’impugnazione della sentenza da parte del suo successore: il ministro Mariastella Gelmini.
E parlano di mancato dialogo…

PS: Sulla vicenda dello scioglimento del comune di Fondi (LT) interessante  l’ottimo post dell’amico la Volpe su “la Piccola Bottega degli Orrori“.

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