Corte europea: il crocefisso ha rotto le palle

ranocchioni

La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana.

Di questa ottima notizia noi cerchiamo di collezionare i commenti a caldo, poiché la loro lettura dà maggior vigore a tutti coloro che sostengono la necessità della rimozione del feticcio dai luoghi pubblici.

La Gelmini «La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al Cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione. La storia d’Italia passa anche attraverso simboli, cancellando i quali si cancella una parte di noi stessi», sottolinea il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Nel nostro Paese, sottolinea il ministro Gelmini, «nessuno vuole imporre la religione cattolica, e tantomeno la si vuole imporre attraverso la presenza del crocifisso. È altrettanto vero che nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità”.

Buttiglione «Sentenza aberrante e da respingere con fermezza. L’Italia ha una sua cultura, una sua tradizione e una sua storia. Chi viene fra noi deve comprendere ed accettare questa cultura e questa storia». Così il presidente dell`Udc, Rocco Buttiglione, commenta il pronunciamento della Corte Europea dei diritti dell`uomo sul crocifisso.

Calderoli “Calpestati i nostri diritti. Resterà al suo posto nelle scuole”, ha tuonato il senatore leghista Roberto Calderoli. E il suo collega di partito Zaia, replica: “Vergogna!”.

Bersani «Penso che su questioni delicate come questa qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto. Io penso che un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno».

«Non ci terremo questa sentenza e andiamo in Grande Chambre», ha detto il giudice Nicola Lettieri, rappresentante del governo italiano presso la Corte Europea.
«Quello che abbiamo sempre sostenuto è che il crocifisso è sì un simbolo religioso ma con una portata umanistica e legata all’etica e alla tradizione nazionale». «A imporlo per primo», nota Lettieri, «fu il Regno di Sardegna, quello della breccia di Porta Pia». Nella sentenza odierna, prosegue Lettieri, «la Corte riconosce questa polivalenza, ma è prevalso il dato religioso».
L’altro dato che Lettieri sottolinea e rafforza la necessità di ricorrere contro la sentenza di oggi e l’elemento concordatario che fa da base ai rapporti tra Stato italiano e Vaticano. «Lo Stato italiano», spiega Lettieri, «non è laico ma concordatario, si toglie alcune prerogative per darle a una religione dominante»

Secondo la Cei, “risulta ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso, non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale. Non si tiene conto del fatto che l’esposizione nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo come ‘parte del patrimonio storico del popolo italiano’, ribadito dal Concordato del 1984″.

I presidenti delle Camere. ”La laicità delle istituzioni – ha osservato Gianfranco Fini – e’ cosa ben diversa dalla negazione del cristianesimo nella società italiana”. Renato Schifani ha espresso ”grande amarezza” per la sentenza: ”Sarebbe un errore drammatico – ha spiegato – fare dell’Europa uno spazio vuoto di simboli, di tradizioni, di cultura”.

”Il crocifisso – ha detto Pier Ferdinando Casini – e’ un patrimonio civile di tutti gli italiani, perché e’ il segno dell’identità’ cristiana dell’Italia e anche dell’Europa”

Ma c’e’ di più: alcuni esponenti cattolici del Pd criticano il governo per come ha difeso a Strasburgo la posizione italiana. ”Quando un Paese perde all’unanimità’ davanti alla Corte di Strasburgo – ha detto il senatore e costituzionalista Stefano Ceccanti – al di la’ del giudizio di merito sulla sentenza stessa, bisogna anche chiedersi se ha presentato bene le sue ragioni. La memoria del governo e’ suicida perché usa come argomento chiave di fronte a una Corte quello che e’ un argomento di rapporti di forza politici: ‘la necessità di trovare un compromesso con i partiti di ispirazione cristiana’, come a dire che la norma sarebbe illegittima ma che e’ necessario mantenerla per ragioni politiche. Argomento confutato infatti in modo netto e agevole dalla Corte”.
Sulla stessa linea Pierluigi Castagnetti e Beppe Fioroni, ex ministro dell’Istruzione. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano, interpellato da Ceccanti su chi fosse il responsabile della ”memoria suicida”, ha risposto di non saperlo

“I crocifissi non possono essere tolti dalle aule”, sostiene Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp)
“Lo stabilisce il Concordato, Strasburgo ne dovrebbe tener conto”
Roma, 3 nov. (Apcom) – La decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo non può avere seguito in Italia perché “le singole scuole si devono attenere alla norma del Concordato tra Stato e Chiesa” che prevede appunto i crocifissi nelle aule, “norma concordataria oltretutto ripresa dalla Costituzione”. Per Rembado “è una questione non solo di grande sensibilità individuale, ma che coinvolge anche responsabilità politiche: la presenza in aula dei crocifissi esiste nella misura in cui c’è alle spalle un Concordato tra Stato e Vaticano per i rapporti tra stato e chiesa. È un problema che va al di là delle questioni che attengono alle determinazioni delle singole scuole”. Per cambiare la situazione “ci dovrebbe essere o un nuovo concordato o una nuova ‘intesa’ tra Stato e Chiesa cattolica. In ogni caso – conclude Rembado – la Corte europea avrebbe dovuto tener conto delle norme costituzionali dell’Italia”.

Quella di Strasburgo e’ una sentenza assurda con motivazioni risibili. In Italia, per esempio, in tutti gli edifici pubblici e’ esposta la foto del Capo dello Stato, simbolo dell’Unita’ Nazionale e questo vale per i repubblicani e per i monarchici, per chi l’ha eletto e chi no, per chi ha condiviso le sue idee politiche e chi le ha combattute”. Lo dichiara il sottosegretario alla Famiglia, Carlo Giovanardi.

‘La nostra reazione non può che essere di deplorazione’, insiste il card. Bertone dopo la sentenza di Strasburgo sul crocifisso a scuola. ‘Io dico – osserva il segretario di Stato vaticano apprezzando il ricorso del governo – che questa Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche delle feste recentemente ripetute e ci toglie i simboli più cari. Questa e’ veramente una perdita e ora dobbiamo cercare di conservare i segni della nostra fede per chi crede e per chi non crede.

A Catania, un grande crocifisso, campeggia da stamane sulla facciata del teatro Massimo Bellini. La decisione e’ del sovrintendente Antonio Fiumefreddo dopo la pronuncia di ieri da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo contro la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche italiane.
“La decisione della Corte di Strasburgo -ha detto Fiumefreddo- offende l’identità  millenaria dei cristiani e ferisce la storia di tolleranza e di libertà dell’Europa”. Per il sovrintendente del Teatro Bellini “una società e’ autenticamente libera se a ciascuno e’ data la libertà di esprimersi mentre illiberale e desolante e’ quella società in cui occorre nascondersi per legge”

“Abbiamo il crocifisso in tutte le classi e anche in presidenza – dice Guido Campanili, preside dell’l’Itc Bodoni (l’istituto parmigiano che ha la più alta presenza di studenti stranieri) – e non ci siamo mai posti il problema, non c’è mai stata alcuna richiesta perché venisse tolto. Se mai venisse cancellata la norma, lo toglieremo, ma per ora deve essere esposto, come la bandiera tricolore

Il sindaco di Sanremo, Maurizio Zoccarato (pdl) ha scritto ai dirigenti scolastici degli istituti operanti sul territorio comunale di sua competenza, invitandoli ad apporre il crocefisso, laddove già non ci fossero, rispondendo in questa maniera a chi, invece, vuole levarli.
‘Ho chiesto con cortesia un gesto da parte di tutti gli istituti scolastici – ha affermato Zoccarato -. Non e’ un obbligo, ma mi auguro che questa mia richiesta sia presa in considerazione dalle scuole di Sanremo. E’ una forte idea di libertà, che per me vuol dire che come noi lasciamo apparire le moschee e ci siamo sempre comportati con rispetto verso tutte quelle religioni, dobbiamo anche difendere con convinzione le nostre radici cristiane e non vergognarci di quello che siamo e di quello che rappresenta la nostra storia. Credo che sia un piccolo gesto molto apprezzato dai nostri concittadini’. Zoccarato, poi, aggiunge: ‘Ho anche pensato di mettere un crocefisso e la bandiera italiana all’ingresso del Comune, dove mi sono accorto, grazie anche a questa polemica, che non mancavano’

il sindaco di Galzignano Terme, Riccardo Roman, scuola Udc, ha sfoderato l’arma finale: un’ordinanza con cui si dispone, se mai non fosse già esposto, «l’immediata affissione del crocifisso in tutti gli edifici pubblici presenti nel territorio di questo comune, quale espressione dei fondamentali valori civili e culturali dello Stato italiano».
Non solo. Richiamandosi ai poteri che gli vengono conferiti dal testo unico sull’ordinamento degli Enti locali, Roman ha stabilito che gli agenti della polizia locale dovranno controllare, nelle prossime due settimane, la puntuale osservanza delle disposizioni sindacali. In caso contrario, i trasgressori saranno puniti con una sanzione di 500 euro.

Cinquecento euro di multa a chi toglierà il crocifisso dall’aula. E’ quanto prevede un’ordinanza del sindaco di Scarlino (Grosseto).Maurizio Bizzarri, eletto nelle liste del Pd, chiede di mantenere il crocifisso nelle aule delle scuole del Comune come espressione dei fondamentali valori civili e culturali del Paese, perlomeno fino all’esito del ricorso alla Corte europea presentato dallo Stato italiano. Bizzarri spiega inoltre che il crocifisso non intacca i principi di laicità dello Stato

Anche il segretario dello Snals, Marco Paolo Nigi, prende posizione in senso nettamente contrario alla sentenza europea: “vorremmo che il crocifisso rimanesse perché non è solo un simbolo religioso, ma della nostra religione cattolica che fa parte della Costituzione. Non vedo perché togliere un emblema così importante che non è solo un fatto di fede. Quello che dice l’Europa lo capisco perché hanno altre costituzioni, ma in Italia ci sono i Patti lateranensi

“È una sentenza per noi assolutamente inaccettabile”, ha detto il premier.
“L’Italia è un Paese in cui il cristianesimo è la sua stessa storia, lo sappiamo da sempre”, ha risposto Berlusconi a un parroco che regalandogli un crocifisso ha detto: “Questo crocifisso viene da Gerusalemme, vorrei che lo portasse alla Corte europea“.
Parlando alla Vita in diretta su RaiUno, Berlusconi ha poi aggiunto: “Io mi ero battuto già in sede di formazione della nuova Costituzione europea per il riconoscimento delle radici giudaico-cristiande europee. I Paesi laici o estremamente laici come la Francia, nella persona dell’allora presidente [Jacques] Chirac, si erano opposti non si riuscì a convincerli. Ora c’è un ulteriore passo avanti negando che l’Europa abbia queste radici cristiane”.
L’Italia, continua il premier, è un “Paese dove tutti non possiamo non dirci cristiani […], ovunque si incontra un segno della cristianità”.
La sentenza “fa dubitare del buonsenso di questa Europa”

il Presidente emerito Cossiga,
il 5 novembre su Radiodue alle 13:20 è intervenuto sostenendo che i giudici europei bevono troppa birra e che per coerenza alla sentenza bisognerebbe abbattere tutte le chiese.

“Non lo leveremo il crocifisso, possono morire, il crocifisso resterà in tutte le aule della scuola, in tutte le aule pubbliche, possono morire. Possono morire, loro e quei finti organismi internazionali che non contano nulla”. Così il ministro della Difesa, Ignazio La Russa

se avete letto tutto senza vomitare, siete di stomaco forte.

 

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