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2010: avanti Craxi, gli operai possono aspettare!

gennaio 3, 2010

Craxi in tribunale

 

Per capire quanto sia opportunismo demagogico e vuota retorica l’offerta del governo di un tavolo istituzionale per affrontare riforme condivise, che pure servirebbero al paese, basta vedere quali materie sono state messe in calendario al Parlamento per i primi giorni del 2010: la legge sul legittimo impedimento, il lodo Alfano in versione legge costituzionale, la norma sul processo breve e, ultima meraviglia, la commemorazione del decennale della scomparsa di Bettino Craxi.
Il 19 gennaio, infatti, in Senato non si discuterà sulle misure economiche da attuare per risolvere i gravissimi problemi dei tanti cittadini che questo ultimo dell’anno hanno avuto poco da festeggiare. Ci sarà il silenzio totale sui precari senza contratto rinnovato, sulle fabbriche in agitazione per i licenziamenti, sulla disperazione sociale.

L’Aula del Senato sarà riempita, invece, di parole in onore a Bettino Craxi, ed è annunciata la presenza del Presidente del Consiglio Berlusconi, il quale, se non ha sentito l’obbligo di farsi vedere durante la finanziaria, ha invece pensato bene di comparire proprio in quest’occasione per inaugurare il suo “anno dell’amore”.
A 10 anni dalla morte di Craxi le iniziative proposte di riabilitazione della sua figura sono tante.
C’è la gita ad Hammamet per assistere alla prima visione del documentario-film su Craxi, “La mia vita è stata una corsa”, sponsorizzata dalla Fondazione Craxi. Quella stessa fondazione che ad agosto il ministro Bondi ha ritenuto più meritevole di ricevere i finanziamenti pubblici rispetto alle fondazioni dedicate a Ninni, Pertini, la Malfa e Di Vittorio. Quella stessa Fondazione che ha, fra i membri del Cda, Riccardo Pugnalin ex assistente del sen. Marcello Dell’Utri.

E poi c’è l’iniziativa del sindaco Moratti di intitolare una via a Milano allo “statista” socialista.
La proposta della Moratti si inserisce nel più ampio tentativo di riabilitazione condotto da una certa parte della politica che, da tempo ormai, gioca pericolosamente con la memoria collettiva.
Il fine ultimo di questo progetto è quello di assolvere coloro che hanno distrutto l’Italia ieri per far apparire “meno peggio” quelli che la stanno distruggendo oggi.

Perché se Mangano da mafioso diventa un eroe, allora chi vara provvedimenti a favore della criminalità organizzata, come lo scudo fiscale, non è poi troppo colpevole.
Perché se Craxi, da politico condannato definitivamente per corruzione e per finanziamenti illeciti, diventa un “innovativo” (Capezzone), un “patriota” (Boniver), o un esule martire, come si sbracciano a dire molti politici del Pdl, allora anche chi oggi è indagato per corruzione, e siede agli scranni più alti delle nostre istituzioni, appare uno stinco di santo.
I guai giudiziari del Premier, infatti, non vengono cancellati solo a forza di leggi ad personam, ma anche attraverso la promozione di una cultura di depenalizzazione e assoluzione omertosa dei reati presso la pubblica opinione.

Infatti, ragionano i sodali di Berlusconi, se a Craxi, che è stato condannato in via definitiva a 10 anni per corruzione e finanziamento illecito (5 anni e 6 mesi per le tangenti Eni-Sai; 4 anni e 6 mesi per quelle della Metropolitana milanese), senza contare tutti i processi estinti per morte del reo, e a cui sono stati accertati come minimo 150 miliardi di introiti illeciti, si intitola una Via di Milano, centro operativo del giro di finanziamenti illeciti da lui messo in piedi, come volete che appaia, agli occhi dei cittadini italiani, chi è “soltanto” indagato per corruzione in atti giudiziari all’interno del processo Mills e per una tangente di “soli” 600mila dollari?
Così si distrugge lo stato di diritto e la legalità: non solo stravolgendo la Costituzione che dovrebbe reggere il futuro dell’Italia, ma anche mortificando e mistificando la memoria del nostro passato.

Ci chiediamo che cosa potranno dire coloro che vivono nella via che la Moratti sceglierà per il tributo a Craxi, quando i loro figli chiederanno chi era il signore che da il nome alla loro strada. Forse potranno rispondere semplicemente “un corruttore”, senza riuscire a spiegare perché lo stato abbia deciso di omaggiarlo. Non è solo un fatto toponomastico, ma anche antropologico.
Ecco perché bisogna opporsi alla scelta di intitolare una via a Craxi: perché rappresenta il simbolo di come si voglia trasformare Bettino in un esule, martire della magistratura, quando in realtà era un latitante fuggito in Tunisia per non dover scontare le sue pene. Perché con tale scelta si vuole affievolire il fatto che oggi il Premier, per non affrontare la giustizia, non deve neppure allontanarsi dall’Italia, in quanto gli basta di andare in Parlamento per farsi le leggi che lo rendono impunito.

Ed ecco perché necessita invitare  tutti gli italiani a seguire il dibattito in diretta al Senato che si terrà il 19 gennaio prossimo, per capire fino a che punto questa maggioranza, questo governo e questo Presidente del Consiglio, si spingeranno in avanti per rendere eroi coloro che fecero affondare l’Italia nella corruzione.
Quella stessa corruzione che ancora oggi continua a soffocare la meritocrazia e il lavoro onesto, e che, insieme alle crisi internazionali, ha fatto passare a tanti italiani un brutto capodanno, senza tuttavia che i loro rappresentanti politici abbiano trovato il tempo di occuparsi dei bisogni veri, perché sono troppo impegnai a commemorare.

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