CORNUTI E MAZZIATI !


Ma è veramente necessario per la collettività!
Nessuno sa che a Ribera, fra non molto, sorgerà un inceneritore a biomassa di oli vegetali da 9 MegaWatt! (Non solo viene costruito con i nostri soldi PAGATI nella bolletta Enel, ma ne dobbiamo piangere anche le gravi eventuali conseguenze!).
In Sicilia è il primo del suo genere ad essere collocato ed è facilmente comprensibile il perché le popolazioni siano aspramente ostili.
Quello di Enna è a “biomassa da filiera corta”, utilizza sostanze vegetali e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, prodotti entro il raggio di 70 km dall’impianto di produzione dell’energia elettrica.
AUTORIZZAZIONE INCENERITORE
Con decreto n. 106 del 31 Marzo 2010 del dirigente del sevizio II, Assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità…alla società Carmelo Palermo Olii srl, con sede in Ribera (AG), impianto alimentato da biomassa liquida (olio vegetale), nel comune di Ribera (AG) c.da Castellana, è stata rilasciata l’autorizzazione unica ai sensi dell’art.12 del decreto legislativo n. 387/2003, per l’istallazione di un impianto alimentato da biomassa liquida (olio vegetale) di 8,794 MW da realizzare nel comune di Ribera c.da Castellana.
NORMATIVA
Art. 12. legge 387/2003
Razionalizzazione e semplificazione delle procedure autorizzative.

1. Le opere per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli stessi impianti, autorizzate ai sensi del comma 3, sono di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti.
2. Restano ferme le procedure di competenza del Mistero dell’interno vigenti per le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi.
3. La costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, gli interventi di modifica, potenziamento, rifacimento totale o parziale e riattivazione, come definiti dalla normativa vigente, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli impianti stessi, sono soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata dalla regione o altro soggetto istituzionale delegato dalla regione, nel rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell’ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico. A tal fine la Conferenza dei servizi e’ convocata dalla regione entro trenta giorni dal ricevimento della domanda di autorizzazione. Resta fermo il pagamento del diritto annuale di cui all’articolo 63, commi 3 e 4, del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni.
4. L’autorizzazione di cui al comma 3 e’ rilasciata a seguito di un procedimento unico, al quale partecipano tutte le Amministrazioni interessate, svolto nel rispetto dei principi di semplificazione e con le modalità stabilite dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni e integrazioni. Il rilascio dell’autorizzazione costituisce titolo a costruire ed esercire l’impianto in conformità al progetto approvato e deve contenere, in ogni caso, l’obbligo alla rimessa in pristino dello stato dei luoghi a carico del soggetto esercente a seguito della dismissione dell’impianto. Il termine massimo per la conclusione del procedimento di cui al presente comma non può comunque essere superiore a centottanta giorni.
5. All’installazione degli impianti di fonte rinnovabile di cui all’articolo 2, comma 2, lettere b) e c) per i quali non e’ previsto il rilascio di alcuna autorizzazione, non si applicano le procedure di cui ai commi 3 e 4. – 6. L’autorizzazione non può essere subordinata ne’ prevedere misure di compensazione a favore delle regioni e delle province.
7. Gli impianti di produzione di energia elettrica, di cui all’articolo 2, comma 1, lettere b) e c), possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici. Nell’ubicazione si dovrà tenere conto delle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale di cui alla legge 5 marzo 2001, n. 57, articoli 7 e 8, nonche’ del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, articolo 14. –
8. Gli impianti di produzione di energia elettrica di potenza complessiva non superiore a 3 MW termici, sempre che ubicati all’interno di impianti di smaltimento rifiuti, alimentati da gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas, nel rispetto delle norme tecniche e prescrizioni specifiche adottate ai sensi dei commi 1, 2 e 3 dell’articolo 31 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, sono, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, attività ad inquinamento atmosferico poco significativo ed il loro esercizio non richiede autorizzazione. E’ conseguentemente aggiornato l’elenco delle attività ad inquinamento atmosferico poco significativo di cui all’allegato I al decreto del Presidente della Repubblica 25 luglio 1991.
9. Le disposizioni di cui ai precedenti commi si applicano anche in assenza della ripartizione di cui all’articolo 10, commi 1 e 2, nonche’ di quanto disposto al comma 10. – 10. In Conferenza unificata, su proposta del Ministro delle attività produttive, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del Ministro per i beni e le attività culturali, si approvano le linee guida per lo svolgimento del procedimento di cui al comma 3. Tali linee guida sono volte, in particolare, ad assicurare un corretto inserimento degli impianti, con specifico riguardo agli impianti eolici, nel paesaggio. In attuazione di tali linee guida, le regioni possono procedere alla indicazione di aree e siti non idonei alla installazione di specifiche tipologie di impianti.
IMPATTO AMBIENTALE
Quando si parla di inceneritori a biomassa di oli vegetali è doveroso riportare il significato di biomassa: “categoria nella quale si annovera una grande quantità di materiali aventi una comune matrice organica naturale”. Da sempre l’uomo ha utilizzato le biomasse, basti pensare al legname bruciato per scaldarsi e preparare cibi. Tali attività comportano un impatto per l’ambiente relativamente modesto se rapportato alle modeste quantità di legname utilizzato, ovviamente gli inceneritori a biomasse richiedono enormi quantità di materiali da incenerire a scapito dei fragili equilibri eco ambientali.
In ogni combustione vi è una produzione di particolato ( ovvero l’inquinante che oggi è considerato di maggiore impatto nelle aree urbane, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell’atmosfera, con un diametro che va da pochi nanometri fino ai 500 micron ).
Per sopperire alla scarsa resa energetica di tali materiali (appena il 30-40%) gli inceneritori a biomassa di oli vegetali necessitano di enormi quantità di materiali da incenerire, se si considera l’energia consumata nella gestione della centrale e i costi iniziali, il rendimento energetico, di tali impianti, si abbassa al 10% ( vedi: Prof. Gianni Tamino), quindi é del tutto pretestuoso pensare che bruciare biomasse di oli vegetali per produrre energia non implichi una serie di danni per l’ambiente e per l’uomo. I bilanci energetici ed economici di impianti di questo tipo sono in pesante passivo, e mantengono benefici economici per chi ne detiene la proprietà, solo per l’assurda legge incentivata dai CIP 6 o dai certificati verdi. Tali tipi di impianti, prevedono oltre all’incenerimento delle cosiddette “biomasse” la produzione di energia elettrica cedibile alla rete .
I MegaWatt elettrici che saranno ceduti alla rete nazionale di fornitura elettrica saranno pagati beneficiando anche di una percentuale di denaro prelevata dalla bolletta , infatti la componente tariffaria A3 nella bolletta dell’Enel che noi tutti paghiamo, copre i costi per il finanziamento degli incentivi alle fonti rinnovabili ( come si è detto gli inceneritori, purtroppo, rientrano in questa categoria come quello in costruzione a Ribera).
In modo gradevole viene chiamato termovalorizzatore a biomassa di oli vegetali e come ogni altro inceneritore, più brucia e più denaro fa guadagnare ai suoi proprietari, quindi è impensabile che possa funzionare solo in alcuni periodi dell’anno. Per il suo funzionamento 24 ore su 24, sono necessari numerosi Tir di biomassa al giorno e questo è il motivo per cui dopo una fase iniziale, il 90% dei termovalorizzatori a biomasse viene “opportunamente” e “legalmente” ( previo autorizzazioni ) riconvertito in un classico inceneritore che brucia di tutto.
Gli inceneritori di rifiuti o di Biomasse hanno una sola esigenza: se vogliono produrre energia devono mantenere una temperatura altissima, anzi per produrre meno diossina (ma più nano-particelle ) arrivano a 1200 gradi. Pensare di mantenere 24 ore al giorno questa temperatura con oli vegetali o scarti vegetali è a dir poco assurdo, per questo alla combustione vengono aggiunti altri prodotti al fine di ottenere le elevate temperature necessarie al processo, quali: acido cianidrico, calce, carbonato acido di sodio, carbonato di calcio e magnesio, carboni attivi e altre sostanze, quindi è ovvio ( c.d. : “legge della conservazione della massa”), che tali sostanze combinandosi tra loro si ritrovano in atmosfera ( c.d.: nano polveri) e nelle ceneri residue del processo, queste ultime sono altamente tossiche.
Le biomasse di oli vegetali, che dovrebbero essere utilizzate negli inceneritori a biomassa, sono composte di carbonio, idrogeno ed ossigeno, inoltre contengono cloro che combinandosi con il carbonio, soprattutto nella fase iniziale e finale della combustione ( parliamo di temperature tra i 200 e 400 gradi) inevitabilmente producono le famigerate DIOSSINE.( vedi: Caldiroli – “Gli inceneritori a biomasse di oli vegetali producono ed emettono diossine ed altri tossici”), senza trascurare la produzione di furani, idrocarburi policiclici aromatici ed una serie di sostanze che sono il frutto di molteplici combinazioni dei 3 elementi che costituiscono i vegetali.
Nella migliore delle ipotesi, il futuro inceneritore di Ribera certamente utilizzerà come biomassa olio di palma importato dalla Malesia ( per sua natura altamente inquinante ) e sovente tale prodotto subisce trattamenti chimici per migliorarne la resa.
Tantomeno va dimenticato il sottoprodotto dell’incenerimento, le ceneri pesanti e i filtri esausti, altamente tossici e la problematica del come e dove stoccarli.Ricordiamo, che le emissioni prodotte dagli inceneritori come: le nanopolveri di metalli pesanti, il gruppo degli idrocarburi, la formaldeide, il particolato respirabile (inferiore a 2μ), il monossido di carbonio, gli ossidi di azoto , l’anidride solforosa, sono i composti che destano le preoccupazioni maggiori di ordine sanitario.
INCENERITORE A BIOMASSA DI OLI VEGETALI
Da tutto quanto su esposto, risulta chiaro che l’inceneritore a biomassa di oli vegetali che sarà installato a Ribera equivale a tutti gli effetti ad un comune inceneritore. Vediamone alcuni aspetti di questo “regalo che ci è caduto dal cielo”, che da taluni è definito un “pericoloso mostro!” per conoscerlo meglio, salvo errori od omissioni, naturalmente, di cui sono gradite segnalazioni per doverose rettifiche.
1)La potenza della centrale è di media grandezza: dovrebbe produrre 9 MegaWatt di energia elettrica. Alimentata, crediamo, da oli vegetali importati soprattutto da fuori la Sicilia via terra o mare. Nella migliore delle ipotesi utilizzerà come biomassa olio di palma importato dalla Malesia ( per sua natura altamente inquinante, ma dal costo contenuto ) e sovente tale prodotto subisce trattamenti chimici per migliorarne la resa.
2) Un MegaWatt significa milliwatt. esempio (1 watt = 0,001 MegaWatt).
3) La potenza in MW è espressione della massima produzione di energia. Ovviamente è continua se alimentata tutto l’anno . La Centrale restando in funzione ininterrottamente giorno e notte tutto l’anno, dovrebbe prevedere un utilizzo di 160.000 metri cubi d’acqua all’anno per il necessario raffreddamento al funzionamento dell’impianto.
4) Un inceneritore di 9 MW alimentati a oli vegetali bruceranno in un anno circa 20.000 tonellate di oli vegetali.
5) Non trascurabile sarà la movimentazione veicolare di Tir la cui la portata per il loro trasporto può essere da 10t o 25t.
6) Gli inceneritori, con le loro alte temperature nei forni (oltre 700 gradi), contribuiscono grandemente all’immissione nell’ambiente di polveri finissime, le nanoparticelle o PM 2,5, che costituiscono un rischio sanitario ben più grave delle note polveri PM10. Tali impianti di combustione immettono nell’atmosfera milioni di metri cubi al giorno di fumi inquinanti, disperdendo una miriade di nanoparticelle che sfuggono ai filtri dell’inceneritore ed anche agli attuali sistemi di monitoraggio.
7) L’unico fattore certo, per avventurarsi in questo tipo di investimento, è che è riservato esclusivamente a chi ha una grande disponibilità economica o grosse garanzie bancarie.
8) Un contratto che fissi l’olio almeno per 5 anni dietro garanzia di lettere di credito revolving.
COSTI E RICAVI
Avventurarsi tra costi e ricavi è come muoversi su un terreno oltremodo paludoso. Ma un tentativo lo vogliamo fare anche perché chi si avventura in questa attività non è certamente uno sciocco, ma è certo di trarne lauti guadagni. Prescindendo dal costo per la realizzazione, dato che ogni ditta ha motori diversi e prezzi diversi, ciò su cui tutti dovremmo essere d’accordo dovrebbe essere il rapporto costi/ricavi, in quanto derivante da dati indiscutibili: il consumo dell’olio e la vendita dell’energia.
I dati che abbiamo raccolti in rete che seguono sono recenti, infatti fanno riferimento a prezzi Febbraio 2010.
Calcolo riferito ad un inceneritore da 1 MW che produrrà indicativamente 1000 Kw elettrici e 1000 Kw termici (tralasciando la trigenerazione).
La legge ha decretato che per ogni Kwh prodotti spettano 0,28 centesimi di €, che su 8.000 ore (il calcolo generalmente si fa su 11 mesi, considerando un mese di fermata per manutenzione etc.) per 1000 KW fanno 2.240.000 €.
Al momento non vengono pagati per via di problematiche inerenti il criterio di tracciabilità europea dell’olio, ma non vi è ragione per ritenere che entro qualche mese non si sarà applicata in pieno la nuova tariffa. Diversamente dovrebbe uscire un nuovo decreto che modifichi novella del 2009.
La legge stabilisce inoltre che qualora venga riutilizzata energia proveniente da un altro ciclo, il produttore ha diritto a dei certificati bianchi ogni tot. di KW termici venduti. Quindi, la ESCO che gestisce un cogeneratore potrà beneficiare di questi certificati bianchi per ogni Kwt che rivenderà. Doppio guadagno. Un prezzo indicativo per i Kw termici da offrire all’utilizzatore (0,04? 0,07?).
Questi dati sono fondamentali, perché se si riesce ad installare la macchina dove c’è una grossa necessità di energia termica, i ricavi derivanti dalla vendita, associati ai certificati bianchi, fanno “schizzare” il profitto annuo in modo incredibile.
Per comodità, diciamo che almeno 200.000 €, tra vendita e certificati bianchi, crediamo si possano fare vendendo 8 milioni di Kw termici in un anno. Riteniamo comunque di tenerci molto bassi con questa cifra. Ma consideriamo l’ipotesi in cui non ci sia tutta questa necessità di termico e in gran parte venga buttato.

Ricavo totale riferito ad 1 MW (la centrale biomassa di Ribera sarà di 9 MW) : 2.240.000 + 200.000= 2.440.000 €

Quanto costa questo gioco?

In linea di massima abbiamo sentito ipotizzare un costo dell’olio, compreso trasporto alla bocca del motore, fissato e indicizzato per 5 anni dietro garanzia di un credito rotativo, di 700/750 € la tonnellata (parliamo di quello di colza con tracciabilità europea).
Un motore consuma in media 0,23 Kg al KW, ma arrotondando a 0,25, possiamo dire che ci vogliono circa 1.400.000/1.500.000 € per far girare il motore per 8000 ore.
A ciò si aggiunge la manutenzione, circa 20/25 euro ogni MW prodotto, per un totale di 200.000 €. .
Costi amministrativi, assicurativi e gestionali, diciamo 100.000 €Costi totali: 1.800.000 € circa

Profitto annuo 1 MW : 2.440.000 – 1.800.000= 640.000 €
Profitto annuo 9 MW : 640.000×9= 5.760.000 €

Diciamo che se si trova la location e le opere civili sono a carico dell’utilizzatore, un buon cogeneratore si può installare ad un prezzo di 1000 € al Kw (iva compresa).
Quindi per 1 MW circa 1 milione di €.
Si devono anticipare poi i primi mesi per la fornitura dell’olio, salvo accordi diversi con il fornitore, in quanto ovviamente il GSE non paga subito ma dopo circa 3 mesi. Occorre infine predisporre l’allaccio in Media Tensione (altro dato discusso… abbiamo sentito parlare di 90 euro per ogni KW e per ogni Km… ma dipende anche dal tipo di cabina che è presente nelle vicinanze).
Infine, il credito rotativo. Per 5 anni il costo dell’olio si aggira intorno ai 7 milioni di €. Le lettere hanno un costo tra l’1 e il 3% del valore totale, e richiedono almeno un altro 5-10% di fideiussione a garanzia della eventuale sperequazione… Anche questo però è un dato che occorre verificare in banca.

MORALE DELLA FAVOLA
Con un investimento di 1.000.000/1.200.000 €, in 5 anni mi ritrovo con il 250%-300% dell’investimento, ad un rischio praticamente bassissimo se si sottoscrivono polizze assicurative “All Risks” che ti tutelano anche in caso di mancato approvvigionamento, incendio, mancata produzione, ecc.

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