Archive for the ‘costume e società’ Category

Un sindaco pazzerello che sogna in grande!

dicembre 8, 2010

Nel riquadro: il 19° sindaco dell'Era Pace!

Non finisce di stupire Carmelo Pace. E’ il sindaco più pazzerello del circondario: “giudicate i miei successi dagli sforzi che ho fatto per raggiungerli senza mettere mai le mani nelle tasche dei riberesi!”.
L’ultima giunta da lui presieduta è stata quella di fine anno e da quello che si è potuto sapere sono stati messi in progettazione opere di notevole spessore. Nella seduta è stata accarezzata l’idea di “una pizza colorata in cemento su un piedistallo alto 10 metri all’interno di una rotonda”. Non si è potuto sapere se in fase di progettazione “uno scarico fognario a forma di colomba”, che tuba e amoreggia teneramente al suono di PACE!, PACE!. Poi sull’enorme muraglione dello svincolo per sciacca la squadra degli assessori comunali dovrebbe apprestarsi ad incidere con caratteri vistosi la notizia dell’ultimo millennio: “Ribera città di PACE”, perchè ” PACE ti rende felice nel cuore. PACE nasce dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno.”
Per ristrettezza di risorse forse non sarà ideata la costruzione piramidale da installare in Piazza Duomo con la scritta luminosa: “Non ci sono mai state una buona guerra e un cattivo PACE!.”
Di una cosa però ne siamo certi: il sindaco Pace ha non ha completamente svuotato le casse comunali per dare un tocco di eleganza e signorilità alla “Res Publica Crispina”.
Ha fortemente ed irresistibilmente voluto dare colore alla città e ai suoi cittadini con l’arancione. Ogni angolo del comune è stato dipinto color arancioneIl progetto Pace è ambizioso, per lui è a costo zero non per i suoi concittadini.
Non è solo operazione di immagine, ma qualcosa di più corposo che renderà felice la città!
Nel ventennio fascista ai riberesi, in un’ottica di immagine patriottica, veniva insegnato a riconoscersi in simboli come il fascio littorio, portato dagli uomini come distintivo a spilla sul bavero sinistro della giacca, e la camicia nera, indumento della divisa della Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale e più in generale indossato da coloro che apertamente desideravano mostrare la loro adesione al fascismo.
Oggi, il 19° sindaco dell’Era Pace è “padrone assoluto del palazzo”, non trova ostacoli nel suo illuminato cammino. L’intero consiglio comunale è costituito da un manipolo di suoi devoti e fedelissimi. Con esultanza ha ritenuto opportuno alleggerire le casse comunali e investire almeno 30mila euro in operazioni di immagine, coinvolgendo persino le scolaresche: tutti gli alunni delle scuole medie riberesi indosseranno tute di colore arancione per promuovere il made in Ribera a Ribera e altrove. 8744,40 euro il costo dell’operazione marketing dal sapore arancione, come si evince dalla delibera municipale n. 142 del 29 settembre 2010, firmata dalla sua ubbidiente squadra assessoriale. Non solo: “di concerto con i dirigenti scolastici – si legge nella delibera in questione, pubblicata sul sito Internet del Comune di Ribera, – si è ritenuto opportuno fornire i ragazzi delle scuole dell’obbligo di tute ginniche”. Sono stati coinvolti persino i dirigenti scolastici riberesi in questa lodevole iniziativa che dipingerà gli alunni delle medie riberesi di colore uniforme in occasione di incontri con altre scuole, manifestazioni e feste. Si preventiva l’acquisto di n. 694 tute, con i relativi costi a carico del Comune.
Oggi, dunque, il giovane maschio ideale riberese deve avere un fisico atletico. Da parte del comune verrà incoraggia l’attività sportiva e quella ginnica delle scuole, mediante l’opera propagandistica, la creazione di strutture apposite e con cospicui finanziamenti comunali. L’Era Pace esalterà la semplicità e la compostezza rispetto alla frivolezza e al disordine: pertanto l’aspetto fisico del perfetto “giovane arancione” non deve essere trasandato e il volto deve essere sbarbato. Verrà incoraggiata la sicurezza e la compostezza anche nel modo di porsi, financo in quello di camminare.
L’era Pace tenterà, certamente con successo, di abolire l’uso della stretta di mano, considerata anti-igienica,da sostituire col vigoroso saluto: “Pace e Bene!”, obbligatorio nelle circostanze ufficiali e nelle manifestazioni di massa. Siamo solo agli inizi: l’Era Pace si delinea come l’epoca delle grandi battaglie, delle grandi conquiste per accaparrarsi il consenso all’insegna della propaganda del palazzo.

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Bossi esulta! La Padania non avrebbe perso!

giugno 24, 2010

La forte nazionale della Padania!

Bossi esulta, esulta il popolo padano da Bergamo a Varese per la sconfitta della Naziaonale Italiana di calcio, la Nazionale Padana non avrebbe perso! 

La nazionale di calcio della Padania è una delle più belle invenzioni del globo dopo il decespugliatore e il cesso portatile. Fondata nel 2002 per volere del Senatùr, lo scopo di tale invenzione è far credere ai militanti della Lega Nord che il loro partito di riferimento sta proseguendo nel cammino che porterà alla secessione.

La nazionale di calcio della Padania è infatti l’ultima baloccata. La prima maglia è di colore verde, il colore della Padania! La nazionale di calcio della Padania è una delle stronzate più grosse che abbia mai sentito, partecipa al torneo VIVA delle nazionali di calcio non riconosciute dalla FIFA assieme alle nazionali di calcio del Fantabosco e dell’Isola che non c’è.  

Nel 2008 la nazionale padana è salita sul tetto del mondo vincendo l’edizione 2008 del torneo VIVA 2008 svoltasi lo scorso anno in Lapponia. L’edizione si è tenuta sotto il patrocinio di Babbo Natale che da anni cerca la secessione dalla Finlandia per unirsi all’Alaska. Hanno partecipato all’evento le seguenti selezioni nazionali:  

Il villaggio dei puffi – Il Nebraska – Il Bazookistan – L’Andokazzostan La Polosvacchia – Il Regno dei Funghi – L’isola di Monkey Island – Il Triangolo delle Bermuda – Lo Spagnogallo – L’Isola di Pasqua – Atlantide – La Fossa delle Marianne – L’Asilo di Rignano Flaminio – La Repubblica Indipendente di Gennaro Scapece.

Nell’esaltante finale la Padania ha battuto 2-0 la Foresta di Sherwood. Dopo la vittoria il Senatùr ha dichiarato di voler portare i calciatori in gita all’estero, precisamente a Roma, il giorno in cui verrà approvata la nuova riforma federale in parlamento.

Per poter essere ammesso alla nazionale di calcio della Padania è necessario soddisfare i quattro famosi Criteri di ammissione alla nazionale di calcio della Padania, ossia: “Non devi essere nero – Non devi essere ROM – Non devi essere uno scafista – Non devi essere gay!”

Se ti droghi, sei proprietario di aziende che praticano il falso in bilancio, c’hai le corna o hai picchiato un extracomunitario, puoi entrare tranquillamente!

Vaticano SpA: azioni in ribasso

giugno 13, 2010

Da “Il Fatto quotidiano” di oggi 12 giugno (unico giornale indipendente da padroni e partiti), i dati che riguardano l’8 per mille alla Chiesa, relativi alle dichiarazioni fiscali del 2007, che ci confortano su una possibile evoluzione darwiniana del popolo italiano, in cui si legge che le offerte sottoscritte sono diminuite, da 16 milioni e mezzo di euro a 14,9 milioni di euro. C’è da sperare in una ulteriore diminuzione di questo consenso economico quando peserà, con tutta la sua gravità, il diffuso scandalo delle molestie sessuali e della pedofilia degli “educatori” vaticani, fenomeno che dura da decenni, e che per decenni è stato scientificamente nascosto, minimizzato, da specialisti in omertà e favoreggiamento, a tutti i livelli, fino a Ratzinger che ricopriva il ruolo di prefetto che doveva controllare la moralità dei membri della Chiesa. Sarebbe molto bello che si punisse la Curia e la posizione del Cardinale Sodano, che liquidò questo crimine come “chiacchiericcio”, parlando di peccati, quasi veniali, e non di reati contro le persone, spesso aggravati dalla minore età degli abusati.

Questa cricca di mascalzoni non deve avere alcun contributo statale. Lo Stato italiano non deve essere compare di questa organizzazione, nessun contributo deve essere dato per le scuole cattoliche, nessun contributo per la (operosissima) manutenzione degli edifici di culto. La separazione tra Stato e Chiesa deve essere totale. Quanto alla barzelletta (propagandata in TV), che l’8 per mille viene speso per opere di bene, questo è vero in percentuale minima. La maggior parte del denaro viene investito in operazioni immobiliari speculative, che fanno del Vaticano il maggior proprietario di case a Roma, si investe comprando tonnellate di oro, si lavora con soggetti come Balducci (“cameriere del Papa”), si fanno operazioni sporche con lo IOR (la banca vaticana). Ma la cosa più importante, a cui tengo di più, è che deve finire l’anomalia tutta italiana, di avere una forza organizzata come la Chiesa, con grandi mezzi economici, che altera in modo decisivo il gioco elettorale, invitando i cattolici che controlla a votare per la destra, cosa che ha fatto dalla liberazione ad oggi. Se la Chiesa non controllasse le fasce più povere ed emarginate spingendole a votare a destra, non avrebbe una lira dal potere e il suo peso “religioso” sarebbe pari a ZERO. I soldi per la sopravvivenza della Chiesa come noi la conosciamo sono tutto, Sono indispensabili per le opere e per la propaganda, senza le quali il legame con le masse finirebbe.

E’ quello il nodo da recidere. Vogliamo una Chiesa senza Curia, senza Papi né cardinali, che si occupi dei poveri e non di investimenti e di politica, e viva solo con l’obolo dei suoi seguaci. Purtroppo, nessun partito politico ha nel suo programma l’abolizione dell’8 per mille e del Concordato. Solo i radicali potrebbero fare qualcosa, ma la materia per legge non può essere sottoposta a referendum abrogativo.

 Credo che si possa puntare solo su una evoluzione in senso laico delle persone, purchè si riesca ad informarle dei veri costi sopportati dal nostro Stato. Visto che sono cifre imponenti, in tempi di crisi, dovrebbero essere tagliate a favore di cassa integrazione e salario per i disoccupati. Mi riprometto di fare una ricerca e sommare i reali esborsi per il sostentamento del Vaticano. Visto che nessuno ce lo dice ci affideremo al fai da te. Paolo De Gregorio 12.6.10

Preti e Pedofilia

aprile 11, 2010

Lettera sulla causa di dispensa da tutti gli incarichi sacerdotali riguardante il Rev. Stephen MILLER KIESLE.

Nel caso di Stephen Kiesle, c’è una lettera del 1985 dove Ratzinger per il “bene della chiesa universale” si oppone alla riduzione allo stato laicale, proposta dal vescovo.
Questa la  traduzione, se avete correzioni e suggerimenti saranno i benvenuti nei commenti:

SACRA CONGREGAZIONE
PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

00193 Roma, 6 novembre 1985
Piazza del S. Uffizio 12

Prot. N 469/814
Eccellentissimo signore,
Ricevuta la Sua lettera del 13 settembre c.a. sulla causa
di dispensa da tutti gli incarichi sacerdotali riguardante
il Rev. Stephen MILLER KIESLE di codesta diocesi, è mio incarico (??)
comunicarti quanto segue.

Questo Dicastero, per quanto ritenga di grave momento gli
argomenti addotti a favore della dispensa richiesta nel caso,
ritiene tuttavia necessario considerare, assieme al bene dell’attore,
anche quello della Chiesa Universale, e perciò non può fare
quel po’ di danno che la concessione della dispensa può provocare
nella comunità dei cristiani, vista soprattutto l’età ancora giovanile dell’attore.

E’ opportuno dunque che questa Congregazione sottoponga il caso ad un esame tanto
più accurato esame, da richiedere necessariamente un intervallo di tempo maggiore.

Nel frattempo non manchi la Sua Eccellenza di seguire l’attore con cura
quanto più possibile paterna, chiarendogli inoltre opportunamente
il modo di agire di questo Dicastero, che suole procedere avendo
davanti agli occhi sopratutto il bene comune.
Cogliendo l’occasione, presento sempre l’alta misura della mia stima,

Della sua Eccellenza Reverendissima
add.mo
Cardinale Joseph Ratzinger
—————-
All’Eccellentissimo e Reverendissimo Signor
[xxx] John S. CUMMINGS
Ordinario di Oakland 
 

La parte fondamentale è naturalmente la frase:

“Questo Dicastero, per quanto ritenga di grave momento gli
argomenti addotti a favore della dispensa richiesta nel caso,
ritiene tuttavia necessario considerare, assieme al bene dell’attore,
anche quello della Chiesa Universale, e perciò non può fare
quel po’ di danno che la concessione della dispensa può provocare
nella comunità dei cristiani, vista soprattutto l’età ancora giovanile dell’attore”.                  

A dire il vero, non si tratta di un paio di casi sfuggiti al pontefice, qui c’è proprio un sistema che tende a minimizzare i reati di pedofilia, e infatti per loro è peggio un aborto. Il problema non è la paura dello scandalo, perché si può anche agire in silenzio, non è che si debbono mettere i manifesti, ma questi non agiscono né in pubblico né in privato e i fatti lo dimostrano. Non hanno un minimo di umiltà, non si vergognano, non corrono ai ripari, non chiedono scusa, i cattivi sono gli altri, il chiacchiericcio…
Quando da ragazzini ci si va a confessare e il prete ti chiede dove metti le manine alla sera prima di dormire, è molestia anche questa.
Il fatto è che sono sessuofobici e l’astinenza, i sensi di colpa, il corpo che palpita, li fa andare fuori di testa per cui non hanno la lucidità per comprendere cosa succede.
E non è detto che ratzinger (o chi per lui) solo perché è stato eletto papa è una brava persona.
Come è venuto fuori che alcuni governanti erano dei delinquenti, dei truffatori, non capisco perché il papa non può esserlo. Ha sbagliato…

crucifiXion

marzo 3, 2010

ecco il simbolo di pace e amore, il Massimo Insegnamento.
L’oggetto che tutti vogliamo nelle nostre case e se, per ragioni imperscrutabili, non presente fra le pareti del focolare domestico, almeno lo sia in tutti i luoghi pubblici, simbolo della nostra italianità e monito per il viandante!

IL GIUDICE “ANTICROCIFISSO” LUIGI TOSTI

febbraio 6, 2010

INQUISIZIONE

Avviso tutti gli amici che mi hanno sostenuto nella battaglia per la rimozione dei crocifissi dalle aule dei tribunali italiani che il prossimo 22 gennaio 2010, alle ore 9,30, sarà celebrato, dinanzi al Consiglio Superiore della Magistratura, Piazza Indipendenza n. 4, ROMA, il procedimento disciplinare che è stato aperto, circa 5 anni fa, a mio carico per essermi io rifiutato di tenere le udienze sotto l’incombenza dei crocifissi. Un procedimento, questo, per il quale ha subito due condanne penali ad un anno di reclusione (poi annullate dalla Cassazione) e sto subendo, da 4 anni, la sospensione dallo stipendio e dalle funzioni. Mi difenderò da solo e l’udienza sarà pubblica (anche se l’aula non è particolarmente capiente). La presenza di televisioni sarebbe oltremodo gradita, non avendo io alcunché da nascondere o di cui vergognarmi: credo, però, che l’Avv. Nicola Mancino negherà le autorizzazioni per impedire che venga ripreso questo processo, degno della migliore Santa Inquisizione della Chiesa cattolica. In ogni caso, rappresento che presterò il consenso preventivo a quanti vogliano chiedere di riprendere il processo e divulgarlo. In caso di condanna e di conseguente rimozione dalla magistratura, adirò la Corte Europea dei diritti dell’Uomo: in caso di assoluzione e di reintegrazione in servizio, seguiterò a rifiutarmi di tenere le udienze sino a che il Ministro di Giustizia (oggi Angelino Alfano) non avrà rimosso l’ultimo crocifisso dall’ultima aula di giustizia della Colonia Pontifica, cioè dell’Italia. Presagisco (ed anzi spero) che i membri del CSM, per non offendere i desiderata di Papa Benedetto XVI ed anche per non correre il rischio di essere linciati e di essere bollati come “ubriaconi” (com’è avvenuto per i giudici della CEDU), opteranno per la prima soluzione.
E’ gradita la massima diffusione di questa notizia.
Buon Sol Invictus a tutti.
Luigi Tosti

Regali per tutti!

dicembre 24, 2009

A taluni…

Ad altri…

Emendamento Repressione

dicembre 7, 2009

Oggi la  CENSURA INTERNET riguarda solo la Cina e pochi altri paesi con regimi autoritari. Simile pericolo sta per accadere ad un paese democratico come l’Italia. La libertà di informazione è tra i diritti fondamentali della persona, e che qualsiasi forma di limitazione, preclusione, divieto, o filtro informativo applicato  sia da respingere e da combattere.

In base a quello che leggerete anche questa e mail potrebbe essere fonte di reato.
 
Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d.L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet/ ; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera diventando l’articolo nr. 60. Il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della “Casta”.  In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog.

 
Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all’estero; il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.
Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali. Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta!
In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e *tutti i blog* che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata.
Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo dove una “media company” ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Il nome di questa “media company”, guarda caso, è Mediaset. Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un’impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d’interessi.

 
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.
Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!
Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico. Fate girare questa notizia il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema dialettico e gli italiani continuano a guardare grande fratello !!!  
Fate girare!, gente, fate girare!.

Corte europea: il crocefisso ha rotto le palle

novembre 7, 2009

ranocchioni

La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana.

Di questa ottima notizia noi cerchiamo di collezionare i commenti a caldo, poiché la loro lettura dà maggior vigore a tutti coloro che sostengono la necessità della rimozione del feticcio dai luoghi pubblici.

La Gelmini «La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al Cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione. La storia d’Italia passa anche attraverso simboli, cancellando i quali si cancella una parte di noi stessi», sottolinea il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Nel nostro Paese, sottolinea il ministro Gelmini, «nessuno vuole imporre la religione cattolica, e tantomeno la si vuole imporre attraverso la presenza del crocifisso. È altrettanto vero che nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità”.

Buttiglione «Sentenza aberrante e da respingere con fermezza. L’Italia ha una sua cultura, una sua tradizione e una sua storia. Chi viene fra noi deve comprendere ed accettare questa cultura e questa storia». Così il presidente dell`Udc, Rocco Buttiglione, commenta il pronunciamento della Corte Europea dei diritti dell`uomo sul crocifisso.

Calderoli “Calpestati i nostri diritti. Resterà al suo posto nelle scuole”, ha tuonato il senatore leghista Roberto Calderoli. E il suo collega di partito Zaia, replica: “Vergogna!”.

Bersani «Penso che su questioni delicate come questa qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto. Io penso che un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno».

«Non ci terremo questa sentenza e andiamo in Grande Chambre», ha detto il giudice Nicola Lettieri, rappresentante del governo italiano presso la Corte Europea.
«Quello che abbiamo sempre sostenuto è che il crocifisso è sì un simbolo religioso ma con una portata umanistica e legata all’etica e alla tradizione nazionale». «A imporlo per primo», nota Lettieri, «fu il Regno di Sardegna, quello della breccia di Porta Pia». Nella sentenza odierna, prosegue Lettieri, «la Corte riconosce questa polivalenza, ma è prevalso il dato religioso».
L’altro dato che Lettieri sottolinea e rafforza la necessità di ricorrere contro la sentenza di oggi e l’elemento concordatario che fa da base ai rapporti tra Stato italiano e Vaticano. «Lo Stato italiano», spiega Lettieri, «non è laico ma concordatario, si toglie alcune prerogative per darle a una religione dominante»

Secondo la Cei, “risulta ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso, non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale. Non si tiene conto del fatto che l’esposizione nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo come ‘parte del patrimonio storico del popolo italiano’, ribadito dal Concordato del 1984″.

I presidenti delle Camere. ”La laicità delle istituzioni – ha osservato Gianfranco Fini – e’ cosa ben diversa dalla negazione del cristianesimo nella società italiana”. Renato Schifani ha espresso ”grande amarezza” per la sentenza: ”Sarebbe un errore drammatico – ha spiegato – fare dell’Europa uno spazio vuoto di simboli, di tradizioni, di cultura”.

”Il crocifisso – ha detto Pier Ferdinando Casini – e’ un patrimonio civile di tutti gli italiani, perché e’ il segno dell’identità’ cristiana dell’Italia e anche dell’Europa”

Ma c’e’ di più: alcuni esponenti cattolici del Pd criticano il governo per come ha difeso a Strasburgo la posizione italiana. ”Quando un Paese perde all’unanimità’ davanti alla Corte di Strasburgo – ha detto il senatore e costituzionalista Stefano Ceccanti – al di la’ del giudizio di merito sulla sentenza stessa, bisogna anche chiedersi se ha presentato bene le sue ragioni. La memoria del governo e’ suicida perché usa come argomento chiave di fronte a una Corte quello che e’ un argomento di rapporti di forza politici: ‘la necessità di trovare un compromesso con i partiti di ispirazione cristiana’, come a dire che la norma sarebbe illegittima ma che e’ necessario mantenerla per ragioni politiche. Argomento confutato infatti in modo netto e agevole dalla Corte”.
Sulla stessa linea Pierluigi Castagnetti e Beppe Fioroni, ex ministro dell’Istruzione. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano, interpellato da Ceccanti su chi fosse il responsabile della ”memoria suicida”, ha risposto di non saperlo

“I crocifissi non possono essere tolti dalle aule”, sostiene Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp)
“Lo stabilisce il Concordato, Strasburgo ne dovrebbe tener conto”
Roma, 3 nov. (Apcom) – La decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo non può avere seguito in Italia perché “le singole scuole si devono attenere alla norma del Concordato tra Stato e Chiesa” che prevede appunto i crocifissi nelle aule, “norma concordataria oltretutto ripresa dalla Costituzione”. Per Rembado “è una questione non solo di grande sensibilità individuale, ma che coinvolge anche responsabilità politiche: la presenza in aula dei crocifissi esiste nella misura in cui c’è alle spalle un Concordato tra Stato e Vaticano per i rapporti tra stato e chiesa. È un problema che va al di là delle questioni che attengono alle determinazioni delle singole scuole”. Per cambiare la situazione “ci dovrebbe essere o un nuovo concordato o una nuova ‘intesa’ tra Stato e Chiesa cattolica. In ogni caso – conclude Rembado – la Corte europea avrebbe dovuto tener conto delle norme costituzionali dell’Italia”.

Quella di Strasburgo e’ una sentenza assurda con motivazioni risibili. In Italia, per esempio, in tutti gli edifici pubblici e’ esposta la foto del Capo dello Stato, simbolo dell’Unita’ Nazionale e questo vale per i repubblicani e per i monarchici, per chi l’ha eletto e chi no, per chi ha condiviso le sue idee politiche e chi le ha combattute”. Lo dichiara il sottosegretario alla Famiglia, Carlo Giovanardi.

‘La nostra reazione non può che essere di deplorazione’, insiste il card. Bertone dopo la sentenza di Strasburgo sul crocifisso a scuola. ‘Io dico – osserva il segretario di Stato vaticano apprezzando il ricorso del governo – che questa Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche delle feste recentemente ripetute e ci toglie i simboli più cari. Questa e’ veramente una perdita e ora dobbiamo cercare di conservare i segni della nostra fede per chi crede e per chi non crede.

A Catania, un grande crocifisso, campeggia da stamane sulla facciata del teatro Massimo Bellini. La decisione e’ del sovrintendente Antonio Fiumefreddo dopo la pronuncia di ieri da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo contro la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche italiane.
“La decisione della Corte di Strasburgo -ha detto Fiumefreddo- offende l’identità  millenaria dei cristiani e ferisce la storia di tolleranza e di libertà dell’Europa”. Per il sovrintendente del Teatro Bellini “una società e’ autenticamente libera se a ciascuno e’ data la libertà di esprimersi mentre illiberale e desolante e’ quella società in cui occorre nascondersi per legge”

“Abbiamo il crocifisso in tutte le classi e anche in presidenza – dice Guido Campanili, preside dell’l’Itc Bodoni (l’istituto parmigiano che ha la più alta presenza di studenti stranieri) – e non ci siamo mai posti il problema, non c’è mai stata alcuna richiesta perché venisse tolto. Se mai venisse cancellata la norma, lo toglieremo, ma per ora deve essere esposto, come la bandiera tricolore

Il sindaco di Sanremo, Maurizio Zoccarato (pdl) ha scritto ai dirigenti scolastici degli istituti operanti sul territorio comunale di sua competenza, invitandoli ad apporre il crocefisso, laddove già non ci fossero, rispondendo in questa maniera a chi, invece, vuole levarli.
‘Ho chiesto con cortesia un gesto da parte di tutti gli istituti scolastici – ha affermato Zoccarato -. Non e’ un obbligo, ma mi auguro che questa mia richiesta sia presa in considerazione dalle scuole di Sanremo. E’ una forte idea di libertà, che per me vuol dire che come noi lasciamo apparire le moschee e ci siamo sempre comportati con rispetto verso tutte quelle religioni, dobbiamo anche difendere con convinzione le nostre radici cristiane e non vergognarci di quello che siamo e di quello che rappresenta la nostra storia. Credo che sia un piccolo gesto molto apprezzato dai nostri concittadini’. Zoccarato, poi, aggiunge: ‘Ho anche pensato di mettere un crocefisso e la bandiera italiana all’ingresso del Comune, dove mi sono accorto, grazie anche a questa polemica, che non mancavano’

il sindaco di Galzignano Terme, Riccardo Roman, scuola Udc, ha sfoderato l’arma finale: un’ordinanza con cui si dispone, se mai non fosse già esposto, «l’immediata affissione del crocifisso in tutti gli edifici pubblici presenti nel territorio di questo comune, quale espressione dei fondamentali valori civili e culturali dello Stato italiano».
Non solo. Richiamandosi ai poteri che gli vengono conferiti dal testo unico sull’ordinamento degli Enti locali, Roman ha stabilito che gli agenti della polizia locale dovranno controllare, nelle prossime due settimane, la puntuale osservanza delle disposizioni sindacali. In caso contrario, i trasgressori saranno puniti con una sanzione di 500 euro.

Cinquecento euro di multa a chi toglierà il crocifisso dall’aula. E’ quanto prevede un’ordinanza del sindaco di Scarlino (Grosseto).Maurizio Bizzarri, eletto nelle liste del Pd, chiede di mantenere il crocifisso nelle aule delle scuole del Comune come espressione dei fondamentali valori civili e culturali del Paese, perlomeno fino all’esito del ricorso alla Corte europea presentato dallo Stato italiano. Bizzarri spiega inoltre che il crocifisso non intacca i principi di laicità dello Stato

Anche il segretario dello Snals, Marco Paolo Nigi, prende posizione in senso nettamente contrario alla sentenza europea: “vorremmo che il crocifisso rimanesse perché non è solo un simbolo religioso, ma della nostra religione cattolica che fa parte della Costituzione. Non vedo perché togliere un emblema così importante che non è solo un fatto di fede. Quello che dice l’Europa lo capisco perché hanno altre costituzioni, ma in Italia ci sono i Patti lateranensi

“È una sentenza per noi assolutamente inaccettabile”, ha detto il premier.
“L’Italia è un Paese in cui il cristianesimo è la sua stessa storia, lo sappiamo da sempre”, ha risposto Berlusconi a un parroco che regalandogli un crocifisso ha detto: “Questo crocifisso viene da Gerusalemme, vorrei che lo portasse alla Corte europea“.
Parlando alla Vita in diretta su RaiUno, Berlusconi ha poi aggiunto: “Io mi ero battuto già in sede di formazione della nuova Costituzione europea per il riconoscimento delle radici giudaico-cristiande europee. I Paesi laici o estremamente laici come la Francia, nella persona dell’allora presidente [Jacques] Chirac, si erano opposti non si riuscì a convincerli. Ora c’è un ulteriore passo avanti negando che l’Europa abbia queste radici cristiane”.
L’Italia, continua il premier, è un “Paese dove tutti non possiamo non dirci cristiani […], ovunque si incontra un segno della cristianità”.
La sentenza “fa dubitare del buonsenso di questa Europa”

il Presidente emerito Cossiga,
il 5 novembre su Radiodue alle 13:20 è intervenuto sostenendo che i giudici europei bevono troppa birra e che per coerenza alla sentenza bisognerebbe abbattere tutte le chiese.

“Non lo leveremo il crocifisso, possono morire, il crocifisso resterà in tutte le aule della scuola, in tutte le aule pubbliche, possono morire. Possono morire, loro e quei finti organismi internazionali che non contano nulla”. Così il ministro della Difesa, Ignazio La Russa

se avete letto tutto senza vomitare, siete di stomaco forte.

 

VIA I CROCIFISSI!

novembre 3, 2009
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Via i crocifissi dai luoghi pubblici!

Secondo la Corte europea la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce “una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”.

LA RICORRENTE – La cittadina che ha fatto ricorso alla Corte di Strasburgo è Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia: nel 2002 chiese all’istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. Dalla direzione della scuola arrivò risposta negativa e a nulla valsero i ricorsi della Lautsi. A dicembre 2004 il verdetto della Corte Costituzionale, che ha bocciato il ricorso presentato dal Tar del Veneto. Il fascicolo è quindi tornato al Tribunale amministrativo regionale, che nel 2005 ha a sua volta respinto il ricorso, sostenendo…   

Già si grida  che la corte di Strasburgo favoreggia il male e satana (e i comunisti). 

Pronta la replica del Vaticano: «Dobbiamo valutare la sentenza»

Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini (Pdl): «La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione». Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc: «È la conseguenza della pavidità dei governanti europei, che si sono rifiutati di menzionare le radici cristiane nella Costituzione europea. È il segno dell’identità cristiana dell’Italia e dell’Europa». Paola Binetti (Pd): «Spero che la sentenza sia semplicemente orientativa, che si collochi cioè nel rispetto delle credenze religiose». Il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia (Lega): «Mi schiero con chi si sente offeso da una sentenza astratta e fintamente democratica e che offende i sentimenti dei popoli europei nati dal cristianesimo».

Raffaele Carcano, segretario nazionale dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti: «Un grande giorno per la laicità italiana. Siamo dovuti ricorrere all`Europa per avere ragione, ma finalmente la laicità dello Stato italiano trova conferma». Piergiorgio Bergonzi, responsabile scuola dei Comunisti italiani: «È un forte monito per riaffermare il valore della laicità della scuola e dello Stato».  

Un paese civile è quello in cui la laicità nella scuola è un fatto acquisito per cultura e ribadito per legge e non messo in legge, sperando che la cultura arrivi.
Pur tuttavia permangono seri dubbi perché  in una futura normativa a riguardo, la chiesa, i politici filo cattolici e la minoranza cattolica integralista, faranno un gran baccano e la sentenza verrà disattesa. Si preferirà subire delle sanzioni piuttosto che scontentare il clero.

Uno stato civile lo crea la stessa collettività e mai nella speranza che arrivino altri ad imporlo.-

 Per essere atei bisogna studiare. Per essere credenti basta anche l’ignoranza.