Archive for the ‘politica’ Category

Tra sogno e realtà!

luglio 28, 2010

La “giunta Pace è fortemente maschilista!”

Le donne di Ribera in rivolta, in guerra col sindaco Pace!

Il comitato “Donna chiama Donna!” delle donne di Ribera, con una lettera aperta inviata in questi giorni al Presidente della Repubblica, esprime una vibrata protesta e sdegno per la grave ed inammissibile mancanza di una donna nella “Giunta Pace”!. 

La risposta del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non si è fatta attendere anzi è arrivata repentina, immediata e puntuale tramite il rappresenta del governo a livello provinciale, il nuovo prefetto donna di Agrigento Francesca Ferrandino. Nella missiva, tra l’altro, si osserva  che: “deve essere immediatamente superata la “grave anomalia e lacuna nella giunta Pace” . Così come per il Prefetto Ferrandino, la “donna, fuori dalle pareti domestiche, sa diventare luminosa figura di riferimento a garanzia della legalità e della vita della Repubblica!”. L’’intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano presso il Comune di Ribera ha suscitato vasta eco  nel mondo politico nazionale e locale.

Fra i politici per primo il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna  alza la voce contro Pace: «Un buon amministratore, un politico attento  e persino cattolico, dovrebbe mostrare sensibilità nei confronti delle donne e garantire un’adeguata rappresentanza della componente femminile in ciascun organismo a prescindere dalle quote rosa, che a me non sono mai piaciute».

 Le altre dichiarazioni: «La verità è che la donna nasce precaria» s’increspa, per la rabbia, la voce di Franca Rame. La moglie di Dario Fo è amareggiata: «Non basta scegliere una donna in più o in meno. Il guaio è che, a differenza del resto d’Europa, non riusciamo a concepire l’importanza della presenza femminile e non solo nella politica».

Per il deputato Paola Concia, che maledice «il Paese misogino, in cui le donne per vedersi riconosciuti i propri diritti ormai sono costrette a ricorrere al tribunale»

Per l’ex ministro PD delle Pari opportunità, Barbara Pollastrini: «Alla donna riberese sia data  un po’ di giustizia anche perché il signor sindaco Carmelo Pace è fortemente in contraddizione con lo spirito stesso dello Statuto Comunale che alla pagina 2 art.1 comma 5 così recita: l’Amministrazione Comunale “Opera perché si realizzino condizioni di pari opportunità tra uomini e donne ».

Il senatore Patrizia Bugnano, coordinatrice delle donne dell’Italia dei valori, taglia corto: «A volte la politica si distrae, così come è stato disattento il sindaco Pace! ».

Il Portavoce Nazionale di Sinistra Ecologia Libertà Nichi Vendola in merito ha detto: “Una cittadella sorridente, laboriosa come Ribera cresce, non solo se la propria biblioteca si dota di corposi volumi dei discorsi parlamentari editi nelle ultime tre legislature – richiesti alla Segreteria Generale della Camera dallo zio del sindaco, on. Giuseppe Ruvolo –  Ma soprattutto se lo stesso on. Ruvolo non si limitasse esclusivamente a pavoneggiarsi per i vivi apprezzamenti ricevuti, per quanto fatto, dal nipote sindaco e richiamasse lo “sbadato e distratto nipote” a colmare e superare la grave discriminazione amministrativa nominando da subito un assessore donna nella sua giunta!”

Alla fine è il riformista Dario Franceschini a non girare attorno alle parole: «L’ultima  sentenza di Favara (AG) è giusta ed è anche un monito per la politica del comune crispino perché non ci dovrebbe essere bisogno di sentenze per avere un assessore donna nella “Giunta Pace!”».

GRAZIE, SILVIONE GRAZIE!

marzo 6, 2010

 

Formigoni in estasi!

FORMIGONI  INNEGGIA   AL  MIRACOLO ! Per l’ammissione del suo listino all’elezione regionale della Lombardia. Di fronte ai cellini esultanti, Formigoni grida al miracolo! Da vergine e puro cattolico ha pregato tanto e supplicato tutti i santi  da essere miracolato per la grazia ricevuta! Con gli occhi umidi di esaltante gioia, forte è stato il grido verso il cielo: grazie, Silvione grazie!

Oddio!… i giudici talebani!

febbraio 27, 2010

I giudici talebani sono pronti!

“Ci sono giudici talebani!

”Questa mattina in un dibattito televisivo su La7,un giornalista tedesco era stralunato di fronte a insulti che un premier dava a magistrati. Non si capacitava come potesse accadere in un paese democratico e ammetteva la sua incapacità a informare i lettori tedeschi di quanto accadeva in Italia. Pensate che immagine abbiamo in Europa e quale danno ne ricaviamo in termini anche di investimenti. Oramai il cavaliere è convinto veramente di essere in una monarchia assoluta a cui il re può di tutto fare. Il giornalista si stupiva poi come gli Italiani potessero subire simili umiliazioni. Nessuno è riuscito a spiegarlo. Credo veramente che la Sig.ra Veronica aveva ragione nel dire che questo uomo va curato e alla svelta, prima che affossi definitivamente questo sgangherato stato italiano.

“Ci sono giudici talebani!”

Non è un’accusa fatta da un ubriaco in un qualche bar sport di periferia. E’ l’accusa fatta da Berlusconi a Torino davanti a microfoni, giornalisti e simpatizzanti presenti per una manifestazione di partito. Non so se fosse in quel momento in stato di alterazione fisiologica o indotta da assunzione di sostanze allucinogene; sarebbe una attenuante. So che non è ammissibile, in un paese democratico e civile, che un capo di governo definisca terrorista la più importante istituzione di uno Stato moderno come lo è la Giustizia. E’ un fatto gravissimo che non può essere tollerato. Se c’è persona che ha fatto strame dello Stato è proprio Berlusconi che con la sudditanza di un parlamento asservito ha emanato leggi che hanno reso impossibile l’amministrazione della giustizia quali la cancellazioni di reati nei quali era coinvolto, modifiche alla procedura tali che basta avere buoni avvocati per uscire da un qualsiasi processo, male che vada, con la prescrizione. Possibile che nel paese non ci siano istituzioni sane in grado di vedere un simile dramma e togliere a quel signore la possibilità di fare altri danni? E stato eletto dal popolo si dice a suo sostegno. Il popolo ha prodotto pure personaggi come Stalin, Hitler e Mussolini. Non per questo possiamo definire questi personaggi degli statisti anziché dei pazzi o megalomani, quale era Mussolini, che hanno causato tragedie nei paesi che li hanno prodotti. C’è veramente di che preoccuparsi.

Bertolaso Spa

febbraio 13, 2010

Leggendo le vicende che coinvolgono il responsabile della Protezione Civile c’è da rabbrividire. Sta emergendo un quadro sempre più preoccupante su un sistema di potere, dove emergono pesanti responsabilità politiche e giudiziarie, non solo di Bertolaso, ma dell’intera struttura deputata a gestire l’emergenza nel nostro Paese. Il sistema di potere di Bertolaso e degli imprenditori a lui vicini operava al di fuori di ogni controllo. Una rete che, da quanto si legge sui giornali, ha ingegnerizzato l`illegalità e il malaffare nella gestione delle emergenze, vere o presunte.
Guido Bertolaso ci sarebbe dentro fino al collo. Basterebbe quello che si sa già ora per imporgli le immediate dimissioni (ma dimissioni vere, non quelle finte presentate ieri, solo per ottenere una difesa d’ufficio dal suo capo Silvio Berlusconi). Per le vicende giudiziarie personali, Bertolaso se la veda con la magistratura, ma le sue dimissioni sono doverose perché egli si è prestato all’ennesima furbizia del Governo Berlusconi, il quale ha trasformato la Protezione Civile da strumento tecnico per affrontare le emergenze e le urgenze (come il terremoto, l’alluvione o altre calamità naturali) in uno strumento per eludere le regole di trasparenza e di libera concorrenza nel settore degli appalti pubblici.

Bertolaso, infatti, è il gestore degli oltre 78 decreti d’urgenza deliberati nel 2009 e utilizzati per bypassare le procedure d’appalto e di controllo per aggiudicare commesse al di fuori dei normali controlli di legalità.
Quale emergenza si nasconde dietro la costruzione dello stadio centrale del tennis del Foro italico?
E dietro il G8 alla Maddalena?
E dietro una regata come quella della ‘Louis Vuitton Cup’?
E dietro l’Expo 2015?
Nulla di urgente se non raggirare le regole delle gare pubbliche. Addirittura, ora si parla di istituzionalizzare questo raggiro con la creazione di un’apposita società denominata ‘Protezione Civile SpA’, che nella mente distorta di questo governo dovrebbe costituirsi come azienda di privati a cui affidare direttamente gli appalti, eludendo le regole previste dal Codice degli appalti e così privilegiare il solito gruppo di amici. Questo progetto, ancor prima di nascere, è l’esempio di come alcuni servizi in mano ai privati finiscono per essere piegati alle logiche affaristiche e speculative di pochi a discapito della comunità.

Le vittime delle emergenze e le loro famiglie dell’Aquila, di Viareggio, di Messina, gli imprenditori onesti che non hanno partecipato agli appalti spartiti a porte chiuse, i cittadini tutti che hanno visto distolti dai servizi pubblici decine di miliardi di euro rimessi nelle mani di squallidi approfittatori aspettano le dimissioni di Bertolaso.

2010: avanti Craxi, gli operai possono aspettare!

gennaio 3, 2010

Craxi in tribunale

 

Per capire quanto sia opportunismo demagogico e vuota retorica l’offerta del governo di un tavolo istituzionale per affrontare riforme condivise, che pure servirebbero al paese, basta vedere quali materie sono state messe in calendario al Parlamento per i primi giorni del 2010: la legge sul legittimo impedimento, il lodo Alfano in versione legge costituzionale, la norma sul processo breve e, ultima meraviglia, la commemorazione del decennale della scomparsa di Bettino Craxi.
Il 19 gennaio, infatti, in Senato non si discuterà sulle misure economiche da attuare per risolvere i gravissimi problemi dei tanti cittadini che questo ultimo dell’anno hanno avuto poco da festeggiare. Ci sarà il silenzio totale sui precari senza contratto rinnovato, sulle fabbriche in agitazione per i licenziamenti, sulla disperazione sociale.

L’Aula del Senato sarà riempita, invece, di parole in onore a Bettino Craxi, ed è annunciata la presenza del Presidente del Consiglio Berlusconi, il quale, se non ha sentito l’obbligo di farsi vedere durante la finanziaria, ha invece pensato bene di comparire proprio in quest’occasione per inaugurare il suo “anno dell’amore”.
A 10 anni dalla morte di Craxi le iniziative proposte di riabilitazione della sua figura sono tante.
C’è la gita ad Hammamet per assistere alla prima visione del documentario-film su Craxi, “La mia vita è stata una corsa”, sponsorizzata dalla Fondazione Craxi. Quella stessa fondazione che ad agosto il ministro Bondi ha ritenuto più meritevole di ricevere i finanziamenti pubblici rispetto alle fondazioni dedicate a Ninni, Pertini, la Malfa e Di Vittorio. Quella stessa Fondazione che ha, fra i membri del Cda, Riccardo Pugnalin ex assistente del sen. Marcello Dell’Utri.

E poi c’è l’iniziativa del sindaco Moratti di intitolare una via a Milano allo “statista” socialista.
La proposta della Moratti si inserisce nel più ampio tentativo di riabilitazione condotto da una certa parte della politica che, da tempo ormai, gioca pericolosamente con la memoria collettiva.
Il fine ultimo di questo progetto è quello di assolvere coloro che hanno distrutto l’Italia ieri per far apparire “meno peggio” quelli che la stanno distruggendo oggi.

Perché se Mangano da mafioso diventa un eroe, allora chi vara provvedimenti a favore della criminalità organizzata, come lo scudo fiscale, non è poi troppo colpevole.
Perché se Craxi, da politico condannato definitivamente per corruzione e per finanziamenti illeciti, diventa un “innovativo” (Capezzone), un “patriota” (Boniver), o un esule martire, come si sbracciano a dire molti politici del Pdl, allora anche chi oggi è indagato per corruzione, e siede agli scranni più alti delle nostre istituzioni, appare uno stinco di santo.
I guai giudiziari del Premier, infatti, non vengono cancellati solo a forza di leggi ad personam, ma anche attraverso la promozione di una cultura di depenalizzazione e assoluzione omertosa dei reati presso la pubblica opinione.

Infatti, ragionano i sodali di Berlusconi, se a Craxi, che è stato condannato in via definitiva a 10 anni per corruzione e finanziamento illecito (5 anni e 6 mesi per le tangenti Eni-Sai; 4 anni e 6 mesi per quelle della Metropolitana milanese), senza contare tutti i processi estinti per morte del reo, e a cui sono stati accertati come minimo 150 miliardi di introiti illeciti, si intitola una Via di Milano, centro operativo del giro di finanziamenti illeciti da lui messo in piedi, come volete che appaia, agli occhi dei cittadini italiani, chi è “soltanto” indagato per corruzione in atti giudiziari all’interno del processo Mills e per una tangente di “soli” 600mila dollari?
Così si distrugge lo stato di diritto e la legalità: non solo stravolgendo la Costituzione che dovrebbe reggere il futuro dell’Italia, ma anche mortificando e mistificando la memoria del nostro passato.

Ci chiediamo che cosa potranno dire coloro che vivono nella via che la Moratti sceglierà per il tributo a Craxi, quando i loro figli chiederanno chi era il signore che da il nome alla loro strada. Forse potranno rispondere semplicemente “un corruttore”, senza riuscire a spiegare perché lo stato abbia deciso di omaggiarlo. Non è solo un fatto toponomastico, ma anche antropologico.
Ecco perché bisogna opporsi alla scelta di intitolare una via a Craxi: perché rappresenta il simbolo di come si voglia trasformare Bettino in un esule, martire della magistratura, quando in realtà era un latitante fuggito in Tunisia per non dover scontare le sue pene. Perché con tale scelta si vuole affievolire il fatto che oggi il Premier, per non affrontare la giustizia, non deve neppure allontanarsi dall’Italia, in quanto gli basta di andare in Parlamento per farsi le leggi che lo rendono impunito.

Ed ecco perché necessita invitare  tutti gli italiani a seguire il dibattito in diretta al Senato che si terrà il 19 gennaio prossimo, per capire fino a che punto questa maggioranza, questo governo e questo Presidente del Consiglio, si spingeranno in avanti per rendere eroi coloro che fecero affondare l’Italia nella corruzione.
Quella stessa corruzione che ancora oggi continua a soffocare la meritocrazia e il lavoro onesto, e che, insieme alle crisi internazionali, ha fatto passare a tanti italiani un brutto capodanno, senza tuttavia che i loro rappresentanti politici abbiano trovato il tempo di occuparsi dei bisogni veri, perché sono troppo impegnai a commemorare.

Er Cicoria ha fatto le valigie!

ottobre 29, 2009
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Il grande centro!

Francesco Rutelli lascia il P.D.!-

Questa e’ la migliore notizia del 2009, andandosene Rutelli, sicuramente Binetti e lo sparuto gruppo dei teodem lo seguiranno a ruota.

I più esultano ed io con loro. Questa è un ottima notizia, non è ancora sicuro, ma è l’unica possibilità per avere in Italia una specie di partito laico…depurare il PD dai teodem…almeno il PD potrebbe sviluppare con coerenza una laicità interna maggiore come desiderata da Ignazio Marino!

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Da un sondaggio di TG La7 il 98% esulta per l’uscita di Rutelli!

prima RADICALE, da non credere!
poi Verdi
poi ulivista
poi margherita
poi PD-ino
ora vorrebbe aderire all’ UDC !

Una deriva a destra allucinante quanto quella di Capezzone!

Il “bello guaglione” e “voltagabbana” Francesco Rutelli, lo dice forte e chiaro: “Il Pd è un partito mai nato. E il congresso lo conferma, è solo una lotta di potere interno, con uno scollamento clamoroso tra questo partito e il paese”. Mentre quasi 3 milioni di cittadini eleggono Bersani nuovo segretario del P.D.

Simpatico o antipatico, l’ex capo della Margherita (che la sciolse per fondersi con i Ds e fare il Pd) è oramai un “estraneo” del Pd, un separato in caso già con le valige in mano.

L’israeliana centrista/riformista Kadima (l’alleanza fra i conservatori di Ariel Sharon e i laburisti di Simon Peres) è l’obiettivo a cui guarda Rutelli, una mano tesa trasversalmente a Casini, Montezemolo, Draghi, addirittura Pisanu e Fini. Verso approdi più sicuri per nuovi progetti e veleggiare verso l’ignoto.

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Avete approfittato dei secoli di ignoranza, di superstizione e di demenza, per spogliarci delle nostre eredità, metterci sotto i piedi, ingrassarvi con i beni degli sventurati: badate che non venga il giorno del trionfo della ragione!.

FRODE FISCALE

settembre 30, 2009

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Una delle tante porcate, e non sarà sicuramente l’ultima.

I soliti che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo ringraziano,soprattutto gli elettori del Pdl,almeno quelli che sono corretti con l’erario,e mi chiedo come possano votare una coalizione del genere…

300 MILIARDI DI EURO torneranno in Italia protetti dallo scudo fiscale di Tremorti. Lo Stato incasserà il 5% per il condono. Soldi di cui non si sa nulla, con tutta probabilità mai tassati. Di chi sono questi capitali? Conoscete qualche operaio, impiegato, elettricista, meccanico, parrucchiere con decine di milioni in qualche paradiso fiscale? Insomma, conoscete qualche LAVORATORE che godrà dello scudo di Tremorti? Chi paga le tasse al 15/27/35/50% ha diritto di sapere nomi e cognomi degli esportatori di capitali e le origini del malloppo. Vogliamo la lista pubblicata sui giornali per legge, altro che impunità e anonimato.

Una democrazia debole!

agosto 31, 2009

 

Papi già associato TESSERA P2 1816

Papi già associato TESSERA P2 1816

 

Con il ritardo che contraddistingue un certo tipo di opposizione, quella delle piume per intenderci, finalmente l’Italia sembra aver capito chi ha portato alla Presidenza del Consiglio. Ora che lo squalo ha fatto incetta della libera informazione, riducendola a brandelli, si accinge a sbranare i pesci più grossi che si ritenevano al sicuro.

Rai, Repubblica, The Guardian, Avvenire, El Pais, Videocracy, “Biutiful Countri” ma anche blogger, contestatori di piazza, giornalisti e presentatori, ogni volta che osano contestare la propaganda di governo, vengono fatti oggetto di repressione. Per farlo questa maggioranza utilizza tutti i mezzi messi a disposizione dalle istituzioni: forze dell’ordine, moniti alla platea di Confindustria, interruzione di finanziamenti pubblici, televisioni di Stato e parlamentari avvocati.

Non si riesce neanche più a comprendere chi voglia al governo Silvio Berlusconi se non una manciata di parlamentari che temono per la loro pensione, una falange sudista alla guida di Miccichè, che lo tiene sotto scacco con il Partito del Sud, i lettori dei giornali di famiglia e qualche signora sintonizzata su Rete4, innamorata di Emilio Fede. Tolto questo folto, ma sparuto, gruppo di interessati fan, il Vaticano ed i cattolici prendono le distanze dalle festicciole rosse, il mondo degli industriali chiede continuamente interventi che non arrivano, la scuola e l’istruzione agonizzano devastate dai licenziamenti, gli operai sono da tempo senza lavoro e senza casa, gli investitori internazionali sono tutti fuggiti dal Belpaese. I vari Primi ministri lo schivano per evitare gaffe anche per uno scatto fotografico e, da ultimo, il Financial Times gli dedica una prima pagina di denigrazione, segnale che ritengo particolarmente significativo poiché indica una sola cosa: anche il mondo della finanza ha scaricato l’Italia.

Non si ricorda una Presidenza del Consiglio più devastante di questa, e mai si sarebbe immaginato che l’Italia cadesse così in basso senza accorgersene.

L’Italia è isolata e schiacciata tra Paesi con derive dittatoriali, ai quali inviamo le Frecce tricolori per real politik, dicono, e potenze economiche in forte sviluppo da cui siamo emarginati per gli scandali e le pessime scelte politiche del governo.

Si comincia a pensare che se un Paese che vuole togliersi di torno un Presidente del Consiglio, con un consenso di poco superiore al 15% sul totale della popolazione con diritto al voto come ci dicono gli ultimi risultati delle europee, non è in grado di farlo attraverso le proprie leggi, allora è la democrazia ad essere debole e gli strumenti costituzionali di difesa sono lacunosi. Forse è il caso di pensare a nuovi meccanismi che, più che proteggere le istituzioni, come all’immunità parlamentare o il lodo Alfano, proteggano i cittadini da quest’ultime.

Si pubblica di seguito le 10 domande di La Repubblica e s’invitano i lettori a fare altrettanto sui propri blog:

1. Quando, signor presidente, ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia? Quante volte ha avuto modo d’incontrarla e dove? Ha frequentato e frequenta altre minorenni?

2. Qual è la ragione che l’ha costretta a non dire la verità per due mesi fornendo quattro versioni diverse per la conoscenza di Noemi prima di fare due tardive ammissioni?

3. Non trova grave, per la democrazia italiana e per la sua leadership, che lei abbia ricompensato con candidature e promesse di responsabilità politiche le ragazze che la chiamano «papi»?

4. Lei si è intrattenuto con una prostituta la notte del 4 novembre 2008 e sono decine le “squillo” che, secondo le indagini della magistratura, sono state condotte nelle sue residenze. Sapeva che fossero prostitute? Se non lo sapeva, è in grado di assicurare che quegli incontri non l’abbiano resa vulnerabile, cioè ricattabile – come le registrazioni di Patrizia D’Addario e le foto di Barbara Montereale dimostrano?

5. È capitato che “voli di Stato”, senza la sua presenza a bordo, abbiano condotto nelle sue residenze le ospiti delle sue festicciole?

6. Può dirsi certo che le sue frequentazioni non abbiamo compromesso gli affari di Stato? Può rassicurare il Paese e i nostri alleati che nessuna donna, sua ospite, abbia oggi in mano armi di ricatto che ridimensionano la sua autonomia politica, interna e internazionale?

7. Le sue condotte sono in contraddizione con le sue politiche: lei oggi potrebbe ancora partecipare al Family Day o firmare una legge che punisce il cliente di una prostituta?

8. Lei ritiene di potersi ancora candidare alla presidenza della Repubblica? E, se lo esclude, ritiene che una persona che l’opinione comune considera inadatta al Quirinale, possa adempiere alla funzione di presidente del consiglio?

9. Lei ha parlato di un «progetto eversivo» che la minaccia. Può garantire di non aver usato né di voler usare intelligence e polizie contro testimoni, magistrati, giornalisti?

10. Alla luce di quanto è emerso in questi due mesi, quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute?

Mafia SPA

luglio 5, 2009

 

Un ministro della Repubblica Italiana, Lunardi, disse che con la mafia bisogna convivere. Ma per convivere con qualcuno o con qualcosa bisogna prima definire cos’è. E cosa sono le mafie oggi? Di quanti parlamentari, sindaci, assessori dispongono? Le mafie fanno eleggere i loro uomini democraticamente in Parlamento. Sono presenti nei consigli di amministrazione delle banche, delle grandi industrie, delle società immobiliari. Ovunque ci sia la possibilità di riciclare centinaia di miliardi di euro.
In un anno le mafie italiane producono un fatturato di 130 miliardi di euro (stima 2003). Il 70% è profitto, possono reinvestire quasi 100 miliardi all’anno. Comprare ciò che vogliono, chi vogliono. La vita e la morte di un uomo.Trasformare il loro denaro in attività all’apparenza rispettabili. Il PIL delle mafie italiane è superiore a quello dei medi Stati del mondo. Più di quello della Croazia o della Romania. Le mafie sono il più importante e sicuro datore di lavoro (pagano sempre) nel Sud. Grazie alle mafia vivono in modo diretto o indiretto il 27% dei calabresi, il 12% dei campani, il 10% dei siciliani (*). Chi ti dà il pane quotidiano, in mancanza di alternative, diventa il tuo padrone. Le mafie sono la più importante industria del Paese e il primo datore di lavoro nel Mezzogiorno.
Al fatturato diretto delle mafie va aggiunto il fatturato ottenuto dai loro investimenti attraverso il riciclaggio. Nell’ultimo decennio, la somma dei profitti è stata pari a circa 1.000 miliardi di euro. Quanto rendono 1.000 miliardi di euro riciclati in termini politici, finanziari, di influenza sul Governo? E’ necessario capire se esiste ancora un confine, e qual è, tra mafie e Stato, tra economia “pulita” e economia mafiosa. Se esiste ancora un’economia “pulita”. Se l’economia di uno Stato può sopravvivere senza la partecipazione dei capitali mafiosi. Se è lo Stato a dover convivere con le mafie, o le mafie con lo Stato. Se lo Stato è diventato mafioso dentro, o le mafie sono diventate governative, tutrici del’ordine costituito. Mangano eroe insieme a Borsellino nel Pantheon della Patria. Andreotti senatore prescritto a vita per mafia e per meriti di governo.
I soldi non sono democratici, chi li ha comanda nelle democrazie capitaliste e oggi li hanno le mafie. Dobbiamo domandarci se esiste ancora qualcosa che non sia definibile come mafioso. Se dalla convivenza con le mafie si sia passati a una lenta integrazione che dluisce e inghiotte tutto e tutti.
(*) Dati tratti dal libro “Mafia Pulita” edito da Longanesi

I cortigiani di PapiRe!

luglio 5, 2009
I cortigiani di Re Silvio

I cortigiani di Re Silvio

La vicenda della cena tra massimi esponenti politici del governo e della maggioranza con due giudici costituzionali assume toni da farsa. Mentre gli esperti di bon ton istituzionale raccomandano di affrontare la situazione “con passo felpato”, il giudice Mazzella, nella cui casa si è svolto il convivio, applica il consiglio a modo suo: rompe gli indugi e rivendica il diritto di invitare il “caro Silvio” tutte le volte che vuole e vorrà.

Lo fa con un proclama in cui sostiene che solo un dominio totalitario potrebbe impedirgli questa libertà personale. Il giudice Mazzella non avrà letto l’articolo su Europa in cui Federico Orlando ricorda che da bambino nelle passeggiate col padre sulla via della stazione incontrava un signore che scambiava al massimo con chiunque un breve saluto di convenienza. Alla sua richiesta di spiegazioni il padre rispose che era il procuratore del Regno e non poteva parlare con nessuno senza ledere l’immagine di imparzialità della giustizia. Qui giunge opportuna la precisazione di Tania Groppi su l’Unità: in Germania la Corte Costituzionale risiede a Karlsruhe, lontana dalla capitale.

Alcuni commentatori hanno sostenuto che Di Pietro, con la sua richiesta di dimissioni dei due giudici, avrebbe invaso l’autonomia della Corte Costituzionale. Curiosa logica: se la Corte deve essere autonoma non si capisce come due giudici costituzionali possano comprometterla esponendola al sospetto che possa essere condizionata proprio dalla loro fisica partecipazione a un irrituale incontro con esponenti dei poteri esecutivo e legislativo.

La questione non è solo teorica. Tra breve la Corte dovrà pronunciarsi sul Lodo Alfano (ministro presente alla cena) con cui il presidente del consiglio viene sollevato da tutti i numerosi e infamanti provvedimenti giudiziari a sua carico. Il cittadino preoccupato potrebbe temere che la decisione della Corte possa essere influenzata da contiguità che non avrebbero mai dovuto verificarsi. Ma in un certo senso la lettera di Mazzella fa involontariamente chiarezza e rende evidente che i due giudici presenti alla cena non possono più partecipare alla decisione sul Lodo Alfano. E si potrebbe aggiungere: se vogliono andare a cena col presidente del consiglio sono liberi di farlo ma liberino la Consulta del loro ingombro. Da parte sua la Corte Costituzionale saprà esercitare la sua autonomia.