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CORNUTI E MAZZIATI !

settembre 9, 2010


Ma è veramente necessario per la collettività!
Nessuno sa che a Ribera, fra non molto, sorgerà un inceneritore a biomassa di oli vegetali da 9 MegaWatt! (Non solo viene costruito con i nostri soldi PAGATI nella bolletta Enel, ma ne dobbiamo piangere anche le gravi eventuali conseguenze!).
In Sicilia è il primo del suo genere ad essere collocato ed è facilmente comprensibile il perché le popolazioni siano aspramente ostili.
Quello di Enna è a “biomassa da filiera corta”, utilizza sostanze vegetali e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, prodotti entro il raggio di 70 km dall’impianto di produzione dell’energia elettrica.
AUTORIZZAZIONE INCENERITORE
Con decreto n. 106 del 31 Marzo 2010 del dirigente del sevizio II, Assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità…alla società Carmelo Palermo Olii srl, con sede in Ribera (AG), impianto alimentato da biomassa liquida (olio vegetale), nel comune di Ribera (AG) c.da Castellana, è stata rilasciata l’autorizzazione unica ai sensi dell’art.12 del decreto legislativo n. 387/2003, per l’istallazione di un impianto alimentato da biomassa liquida (olio vegetale) di 8,794 MW da realizzare nel comune di Ribera c.da Castellana.
NORMATIVA
Art. 12. legge 387/2003
Razionalizzazione e semplificazione delle procedure autorizzative.

1. Le opere per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli stessi impianti, autorizzate ai sensi del comma 3, sono di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti.
2. Restano ferme le procedure di competenza del Mistero dell’interno vigenti per le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi.
3. La costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, gli interventi di modifica, potenziamento, rifacimento totale o parziale e riattivazione, come definiti dalla normativa vigente, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli impianti stessi, sono soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata dalla regione o altro soggetto istituzionale delegato dalla regione, nel rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell’ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico. A tal fine la Conferenza dei servizi e’ convocata dalla regione entro trenta giorni dal ricevimento della domanda di autorizzazione. Resta fermo il pagamento del diritto annuale di cui all’articolo 63, commi 3 e 4, del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni.
4. L’autorizzazione di cui al comma 3 e’ rilasciata a seguito di un procedimento unico, al quale partecipano tutte le Amministrazioni interessate, svolto nel rispetto dei principi di semplificazione e con le modalità stabilite dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni e integrazioni. Il rilascio dell’autorizzazione costituisce titolo a costruire ed esercire l’impianto in conformità al progetto approvato e deve contenere, in ogni caso, l’obbligo alla rimessa in pristino dello stato dei luoghi a carico del soggetto esercente a seguito della dismissione dell’impianto. Il termine massimo per la conclusione del procedimento di cui al presente comma non può comunque essere superiore a centottanta giorni.
5. All’installazione degli impianti di fonte rinnovabile di cui all’articolo 2, comma 2, lettere b) e c) per i quali non e’ previsto il rilascio di alcuna autorizzazione, non si applicano le procedure di cui ai commi 3 e 4. – 6. L’autorizzazione non può essere subordinata ne’ prevedere misure di compensazione a favore delle regioni e delle province.
7. Gli impianti di produzione di energia elettrica, di cui all’articolo 2, comma 1, lettere b) e c), possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici. Nell’ubicazione si dovrà tenere conto delle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale di cui alla legge 5 marzo 2001, n. 57, articoli 7 e 8, nonche’ del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, articolo 14. –
8. Gli impianti di produzione di energia elettrica di potenza complessiva non superiore a 3 MW termici, sempre che ubicati all’interno di impianti di smaltimento rifiuti, alimentati da gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas, nel rispetto delle norme tecniche e prescrizioni specifiche adottate ai sensi dei commi 1, 2 e 3 dell’articolo 31 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, sono, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, attività ad inquinamento atmosferico poco significativo ed il loro esercizio non richiede autorizzazione. E’ conseguentemente aggiornato l’elenco delle attività ad inquinamento atmosferico poco significativo di cui all’allegato I al decreto del Presidente della Repubblica 25 luglio 1991.
9. Le disposizioni di cui ai precedenti commi si applicano anche in assenza della ripartizione di cui all’articolo 10, commi 1 e 2, nonche’ di quanto disposto al comma 10. – 10. In Conferenza unificata, su proposta del Ministro delle attività produttive, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del Ministro per i beni e le attività culturali, si approvano le linee guida per lo svolgimento del procedimento di cui al comma 3. Tali linee guida sono volte, in particolare, ad assicurare un corretto inserimento degli impianti, con specifico riguardo agli impianti eolici, nel paesaggio. In attuazione di tali linee guida, le regioni possono procedere alla indicazione di aree e siti non idonei alla installazione di specifiche tipologie di impianti.
IMPATTO AMBIENTALE
Quando si parla di inceneritori a biomassa di oli vegetali è doveroso riportare il significato di biomassa: “categoria nella quale si annovera una grande quantità di materiali aventi una comune matrice organica naturale”. Da sempre l’uomo ha utilizzato le biomasse, basti pensare al legname bruciato per scaldarsi e preparare cibi. Tali attività comportano un impatto per l’ambiente relativamente modesto se rapportato alle modeste quantità di legname utilizzato, ovviamente gli inceneritori a biomasse richiedono enormi quantità di materiali da incenerire a scapito dei fragili equilibri eco ambientali.
In ogni combustione vi è una produzione di particolato ( ovvero l’inquinante che oggi è considerato di maggiore impatto nelle aree urbane, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell’atmosfera, con un diametro che va da pochi nanometri fino ai 500 micron ).
Per sopperire alla scarsa resa energetica di tali materiali (appena il 30-40%) gli inceneritori a biomassa di oli vegetali necessitano di enormi quantità di materiali da incenerire, se si considera l’energia consumata nella gestione della centrale e i costi iniziali, il rendimento energetico, di tali impianti, si abbassa al 10% ( vedi: Prof. Gianni Tamino), quindi é del tutto pretestuoso pensare che bruciare biomasse di oli vegetali per produrre energia non implichi una serie di danni per l’ambiente e per l’uomo. I bilanci energetici ed economici di impianti di questo tipo sono in pesante passivo, e mantengono benefici economici per chi ne detiene la proprietà, solo per l’assurda legge incentivata dai CIP 6 o dai certificati verdi. Tali tipi di impianti, prevedono oltre all’incenerimento delle cosiddette “biomasse” la produzione di energia elettrica cedibile alla rete .
I MegaWatt elettrici che saranno ceduti alla rete nazionale di fornitura elettrica saranno pagati beneficiando anche di una percentuale di denaro prelevata dalla bolletta , infatti la componente tariffaria A3 nella bolletta dell’Enel che noi tutti paghiamo, copre i costi per il finanziamento degli incentivi alle fonti rinnovabili ( come si è detto gli inceneritori, purtroppo, rientrano in questa categoria come quello in costruzione a Ribera).
In modo gradevole viene chiamato termovalorizzatore a biomassa di oli vegetali e come ogni altro inceneritore, più brucia e più denaro fa guadagnare ai suoi proprietari, quindi è impensabile che possa funzionare solo in alcuni periodi dell’anno. Per il suo funzionamento 24 ore su 24, sono necessari numerosi Tir di biomassa al giorno e questo è il motivo per cui dopo una fase iniziale, il 90% dei termovalorizzatori a biomasse viene “opportunamente” e “legalmente” ( previo autorizzazioni ) riconvertito in un classico inceneritore che brucia di tutto.
Gli inceneritori di rifiuti o di Biomasse hanno una sola esigenza: se vogliono produrre energia devono mantenere una temperatura altissima, anzi per produrre meno diossina (ma più nano-particelle ) arrivano a 1200 gradi. Pensare di mantenere 24 ore al giorno questa temperatura con oli vegetali o scarti vegetali è a dir poco assurdo, per questo alla combustione vengono aggiunti altri prodotti al fine di ottenere le elevate temperature necessarie al processo, quali: acido cianidrico, calce, carbonato acido di sodio, carbonato di calcio e magnesio, carboni attivi e altre sostanze, quindi è ovvio ( c.d. : “legge della conservazione della massa”), che tali sostanze combinandosi tra loro si ritrovano in atmosfera ( c.d.: nano polveri) e nelle ceneri residue del processo, queste ultime sono altamente tossiche.
Le biomasse di oli vegetali, che dovrebbero essere utilizzate negli inceneritori a biomassa, sono composte di carbonio, idrogeno ed ossigeno, inoltre contengono cloro che combinandosi con il carbonio, soprattutto nella fase iniziale e finale della combustione ( parliamo di temperature tra i 200 e 400 gradi) inevitabilmente producono le famigerate DIOSSINE.( vedi: Caldiroli – “Gli inceneritori a biomasse di oli vegetali producono ed emettono diossine ed altri tossici”), senza trascurare la produzione di furani, idrocarburi policiclici aromatici ed una serie di sostanze che sono il frutto di molteplici combinazioni dei 3 elementi che costituiscono i vegetali.
Nella migliore delle ipotesi, il futuro inceneritore di Ribera certamente utilizzerà come biomassa olio di palma importato dalla Malesia ( per sua natura altamente inquinante ) e sovente tale prodotto subisce trattamenti chimici per migliorarne la resa.
Tantomeno va dimenticato il sottoprodotto dell’incenerimento, le ceneri pesanti e i filtri esausti, altamente tossici e la problematica del come e dove stoccarli.Ricordiamo, che le emissioni prodotte dagli inceneritori come: le nanopolveri di metalli pesanti, il gruppo degli idrocarburi, la formaldeide, il particolato respirabile (inferiore a 2μ), il monossido di carbonio, gli ossidi di azoto , l’anidride solforosa, sono i composti che destano le preoccupazioni maggiori di ordine sanitario.
INCENERITORE A BIOMASSA DI OLI VEGETALI
Da tutto quanto su esposto, risulta chiaro che l’inceneritore a biomassa di oli vegetali che sarà installato a Ribera equivale a tutti gli effetti ad un comune inceneritore. Vediamone alcuni aspetti di questo “regalo che ci è caduto dal cielo”, che da taluni è definito un “pericoloso mostro!” per conoscerlo meglio, salvo errori od omissioni, naturalmente, di cui sono gradite segnalazioni per doverose rettifiche.
1)La potenza della centrale è di media grandezza: dovrebbe produrre 9 MegaWatt di energia elettrica. Alimentata, crediamo, da oli vegetali importati soprattutto da fuori la Sicilia via terra o mare. Nella migliore delle ipotesi utilizzerà come biomassa olio di palma importato dalla Malesia ( per sua natura altamente inquinante, ma dal costo contenuto ) e sovente tale prodotto subisce trattamenti chimici per migliorarne la resa.
2) Un MegaWatt significa milliwatt. esempio (1 watt = 0,001 MegaWatt).
3) La potenza in MW è espressione della massima produzione di energia. Ovviamente è continua se alimentata tutto l’anno . La Centrale restando in funzione ininterrottamente giorno e notte tutto l’anno, dovrebbe prevedere un utilizzo di 160.000 metri cubi d’acqua all’anno per il necessario raffreddamento al funzionamento dell’impianto.
4) Un inceneritore di 9 MW alimentati a oli vegetali bruceranno in un anno circa 20.000 tonellate di oli vegetali.
5) Non trascurabile sarà la movimentazione veicolare di Tir la cui la portata per il loro trasporto può essere da 10t o 25t.
6) Gli inceneritori, con le loro alte temperature nei forni (oltre 700 gradi), contribuiscono grandemente all’immissione nell’ambiente di polveri finissime, le nanoparticelle o PM 2,5, che costituiscono un rischio sanitario ben più grave delle note polveri PM10. Tali impianti di combustione immettono nell’atmosfera milioni di metri cubi al giorno di fumi inquinanti, disperdendo una miriade di nanoparticelle che sfuggono ai filtri dell’inceneritore ed anche agli attuali sistemi di monitoraggio.
7) L’unico fattore certo, per avventurarsi in questo tipo di investimento, è che è riservato esclusivamente a chi ha una grande disponibilità economica o grosse garanzie bancarie.
8) Un contratto che fissi l’olio almeno per 5 anni dietro garanzia di lettere di credito revolving.
COSTI E RICAVI
Avventurarsi tra costi e ricavi è come muoversi su un terreno oltremodo paludoso. Ma un tentativo lo vogliamo fare anche perché chi si avventura in questa attività non è certamente uno sciocco, ma è certo di trarne lauti guadagni. Prescindendo dal costo per la realizzazione, dato che ogni ditta ha motori diversi e prezzi diversi, ciò su cui tutti dovremmo essere d’accordo dovrebbe essere il rapporto costi/ricavi, in quanto derivante da dati indiscutibili: il consumo dell’olio e la vendita dell’energia.
I dati che abbiamo raccolti in rete che seguono sono recenti, infatti fanno riferimento a prezzi Febbraio 2010.
Calcolo riferito ad un inceneritore da 1 MW che produrrà indicativamente 1000 Kw elettrici e 1000 Kw termici (tralasciando la trigenerazione).
La legge ha decretato che per ogni Kwh prodotti spettano 0,28 centesimi di €, che su 8.000 ore (il calcolo generalmente si fa su 11 mesi, considerando un mese di fermata per manutenzione etc.) per 1000 KW fanno 2.240.000 €.
Al momento non vengono pagati per via di problematiche inerenti il criterio di tracciabilità europea dell’olio, ma non vi è ragione per ritenere che entro qualche mese non si sarà applicata in pieno la nuova tariffa. Diversamente dovrebbe uscire un nuovo decreto che modifichi novella del 2009.
La legge stabilisce inoltre che qualora venga riutilizzata energia proveniente da un altro ciclo, il produttore ha diritto a dei certificati bianchi ogni tot. di KW termici venduti. Quindi, la ESCO che gestisce un cogeneratore potrà beneficiare di questi certificati bianchi per ogni Kwt che rivenderà. Doppio guadagno. Un prezzo indicativo per i Kw termici da offrire all’utilizzatore (0,04? 0,07?).
Questi dati sono fondamentali, perché se si riesce ad installare la macchina dove c’è una grossa necessità di energia termica, i ricavi derivanti dalla vendita, associati ai certificati bianchi, fanno “schizzare” il profitto annuo in modo incredibile.
Per comodità, diciamo che almeno 200.000 €, tra vendita e certificati bianchi, crediamo si possano fare vendendo 8 milioni di Kw termici in un anno. Riteniamo comunque di tenerci molto bassi con questa cifra. Ma consideriamo l’ipotesi in cui non ci sia tutta questa necessità di termico e in gran parte venga buttato.

Ricavo totale riferito ad 1 MW (la centrale biomassa di Ribera sarà di 9 MW) : 2.240.000 + 200.000= 2.440.000 €

Quanto costa questo gioco?

In linea di massima abbiamo sentito ipotizzare un costo dell’olio, compreso trasporto alla bocca del motore, fissato e indicizzato per 5 anni dietro garanzia di un credito rotativo, di 700/750 € la tonnellata (parliamo di quello di colza con tracciabilità europea).
Un motore consuma in media 0,23 Kg al KW, ma arrotondando a 0,25, possiamo dire che ci vogliono circa 1.400.000/1.500.000 € per far girare il motore per 8000 ore.
A ciò si aggiunge la manutenzione, circa 20/25 euro ogni MW prodotto, per un totale di 200.000 €. .
Costi amministrativi, assicurativi e gestionali, diciamo 100.000 €Costi totali: 1.800.000 € circa

Profitto annuo 1 MW : 2.440.000 – 1.800.000= 640.000 €
Profitto annuo 9 MW : 640.000×9= 5.760.000 €

Diciamo che se si trova la location e le opere civili sono a carico dell’utilizzatore, un buon cogeneratore si può installare ad un prezzo di 1000 € al Kw (iva compresa).
Quindi per 1 MW circa 1 milione di €.
Si devono anticipare poi i primi mesi per la fornitura dell’olio, salvo accordi diversi con il fornitore, in quanto ovviamente il GSE non paga subito ma dopo circa 3 mesi. Occorre infine predisporre l’allaccio in Media Tensione (altro dato discusso… abbiamo sentito parlare di 90 euro per ogni KW e per ogni Km… ma dipende anche dal tipo di cabina che è presente nelle vicinanze).
Infine, il credito rotativo. Per 5 anni il costo dell’olio si aggira intorno ai 7 milioni di €. Le lettere hanno un costo tra l’1 e il 3% del valore totale, e richiedono almeno un altro 5-10% di fideiussione a garanzia della eventuale sperequazione… Anche questo però è un dato che occorre verificare in banca.

MORALE DELLA FAVOLA
Con un investimento di 1.000.000/1.200.000 €, in 5 anni mi ritrovo con il 250%-300% dell’investimento, ad un rischio praticamente bassissimo se si sottoscrivono polizze assicurative “All Risks” che ti tutelano anche in caso di mancato approvvigionamento, incendio, mancata produzione, ecc.

Salvate come se fossero Vite…umane

agosto 18, 2010

Palme Nane cianotiche e morenti in Piazza duomo – salvate

Le piante in Piazza Duomo sono salve!

 Martedì 17 Agosto alle ore 17.00 ho provveduto personalmente  ad “abbeverarle tutte” con ricolmi secchi d’acqua. E’ stata una faticaccia, ma ne valeva la pena!

Mi sento fiero di averle salvato come se fossero delle vite…umane! In serata  ci sono ripassato e ho visto che si erano riprese meravigliosamente!

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“Ho sete”, esclamò, in Piazza Duomo con sofferenza inaudita trascurata per giorni dal “trionfator” del nuovo corso comunale la Palma Nana oramai cianotica, ingiallita è in fin di vita!  

“Ho sete”, grida con inaudito sgomento verso il sordo Carmelo!   In soccorso a dissetarla pervenne non potente di cielo o di terra ma Angelo con secchi ricolmi d’acqua a salvarla per un pelo!  

Felice e fortunata esulta ed inneggia in Piazza Duomo la Palma  Nana:  “Grazie,  Signor Angelo Grazie!”

Un sindaco già in mutande!

giugno 9, 2010

Un sindaco in mutande tra sogno già smarrito  e realtà, a Ribera!

Carmelo Pace sindaco lo trovo di primo mattino insediato sulla comodo poltrona di cuoio vellutato. Sono al comune per avere copia del programma del suo sublime  e fantastico sogno in pochi punti. Carmelo è gentile quasi mi salta addosso coprendomi di baci. Viene dalla grande scuola di Totò “vasa vasa!”.

Mi guarda e parla con tono preoccupato richiamando l’ultima e attuale  manovra finanziaria del Governo che ha tagliato ulteriormente i trasferimenti ai Comuni rendendo veramente impossibile, per questi ultimi, garantire i normali servizi alla cittadinanza. L’espressione è  decisa: sono un sindaco che andrà sicuramente ad amministrare in mutande. Attenzione: penso che sul terreno economico-amministrativo non posso muovermi tanto disinvoltamente, perché il comune di Ribera è già in  emergenza. A giorni, per esso, con senso di responsabilità  comunicherò al Governo Centrale lo stato di calamità naturale. Già  tutti pensano ad alluvioni, inondazioni e terremoti. Invece «no», il fatto è lontanissimo da ciò. E’ calamità di “cassa”, di tagli, di meno trasferimento  risorse al comune di Ribera. Mentre Tremondi e Berlusconi felicemente danzano sulla pelle degli italiani, io sindaco sudo freddo perché 450 impiegati già divorano mensilmente le poche risorse destinate al comune di Ribera. Carmelo Pace sindaco  non è più euforico per la strepitosa e facile vittoria elettorale. E questi rompono l’anima! Riferito alla sterminata platea di aspiranti alle due ultime “poltrone” di assessore che incalza rumorosamente dietro la porta del sindaco. Ed io che rischio la bancarotta al comune di Ribera!

IL “CASO RIBERA” parte “2”

aprile 18, 2009

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In data 12 maggio 1945, l’edificio, già pretura nel ventennio del Fascio, di proprietà del Comune di Ribera, con deliberazione n° 40, la Giunta Municipale dell’ epoca, decise a maggioranza di voti, di assegnare e concedere gratuitamente i locali comunali (senza alcun onere locativo n.d.s.) del Corso Umberto 1° n. 59 all’Arciprete pro-tempore Pietro CASTELLINI, con la clausola di adibirli solo ed esclusivamente a finalità pedagogiche, a Scuole con Asilo Infantile gestite dalle Suore Francescane. preti20pietro20castellino
Sette anni dopo, il nuovo arciprete pro-tempore Vincenzo BIRRITTERI chiedeva al Comune di Ribera il rinnovo a suo nome della concessione dell’edificio. A ciò si provvedeva con deliberazione n. 62 del 12 maggio 1952, ribadendo la finalità pedagogica della concessione stessa, quale scuola con asilo infantile gestite dalle Suore Francescane.

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Il Birritteri, però, non autorizzato dal Comune di Ribera, non avendo la titolarità dell’immobile, sette anni dopo in data 9 dicembre 1959 registrava una donazione del medesimo immobile, presso il notaio Stalteri di Ribera, in favore delle stesse suore e sempre con finalità pedagogiche.

In data 3/12/1998 Maria Teresa Malgrati in religione Madre M. Roberta , superiora Generale dell’ Istituto sopra descritto autorizzava Agnese Capelli rappresentante legale del medesimo Istituto a compiere la seguente operazione: – “Dichiarare di aver volontariamente ritirato le suore da Ribera e di lasciare libero l’immobile”. preti20pasqualino20barone
In data 14/01/1999 presso il notaio Borsellino in Ribera, il Sac. Pasquale BARONE si registrava la proprietà sottoscrivendo un “verbale di accertamento di avveramento di condizione risolutiva quale clausola apposta dal Comune di Ribera alla concessione del fabbricato”.

Antonino Scaturro, sindaco di Ribera, con ingiunzione n° 10475 datata 30/06/2008 e con ingiunzione n° 16883 datata 22/10/2008 intimava rispettivamente il Sac. Pasquale Barone e il Vescovo di Agrigento Francesco Montenegro
a restituire entro 30 giorni il fabbricato. 

Decorso infruttuosamente tale termine si adiranno le vie legali, ammonivano le ingiunzioni del Sindaco SCATURRO. 

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Il “Caso Ribera” Parte “1”

aprile 18, 2009

pinocchio-cazmiro-44202-q38tpg56prgcfbd69r29Il “Caso Ribera”: interrogazione al Sindaco Scaturro del Consigliere Avvocato Giovanni Forte. 

“Chi copre un ruolo pubblico e usa sistematicamente la bugia nel suo rapporto con gli altri rischia di comprometterlo gravemente e, nei casi più gravi e reiterati, di intrappolarsi da solo in una ragnatela nella quale ogni bugia ne rende necessaria un’altra, fino a perdere la capacità di distinguere tra ciò che è vero e ciò che è frutto della propria invenzione. Si può arrivare addirittura ad una totale distorsione della realtà oggettiva, con danni molto gravi per la vita individuale, sociale e pubblica. Si tratta, in questi casi, di bugie patologiche, delle quali sarebbe importante cogliere i primi segni”.

E’ noto che era stato messo in giunta per l’enorme successo avuto alle famose “Pinocchiadi” conquistandosi un meritato trofeo, avendo sparato a livello internazionale, le più grosse cazzate di questo mondo. Le sue fandonie sono di una bellezza straordinariamente acclamata, il cui fascino non si spegnerà mai. Sovente la sua risposta è sfacciatamente e sfrontatamente contraria al vero ed è un’invenzione colma di tenerezza. Oggi un altro meritato premio: il “PinocchioBalle”, è stato attribuito all’assessore  sfarfallone “Cazmiro”, nome originario polacco Kazimierz, composto da “Kazatt”, cazzate, e “mierz”, famose, illustri. L’invidiabile trofeo “PinocchioBalle” è saltato fuori, all’improvviso con tutto il suo vigore fantasmagorico di un insieme di visioni prodotte da una fantasia alterata, nella seduta dell’ultimo Consiglio Comunale Crispino sull’interrogazione pungente del consigliere avvocato Giovanni Forte. Chiede l’avvocato Forte al “frottoliere Kazimierz” di conoscere: “Quale iniziativa concreta ha finora posto in essere per recuperare all’uso pubblico l’immobile di proprietà comunale posto in Corso Umberto 1° n. 59, originariamente concesso in uso alla parrocchia San Nicola di Bari per essere destinato alla finalità pedagogica non più utilizzata dalle suore Francescane”. Kazatt/mierz, balbetta imbarazzato, confonde realtà e finzione. E’ disorientato e a disagio. “Kazattosto” crescendo ha scoperto il potere cristiano della bugia, comprende che va coltivata una sfera clericale privata, che non tutto va svelato per forza. Mente per non perdere l’affetto parrocchiale di don Pasquale Barone e questo lo induce a non raccontare la verità dei fatti. Il suo parlare è contorto, non c’è demarcazione tra realtà e fantasia perché incoerente e contraddetto da fatti e atti comunali  amministrativi evidenti. Il suono della voce è solenne, simile a chierichetto cantore che serve la messa. L’espressione del viso è celestiale beatitudine che già gode, sospeso a metà strada tra cielo e terra, della contemplazione di Dio. Il movimento delle mani non è in sintonia con le oscure e poco credibili parole. A “Kazattosto” gli rinfreschiamo l’arrugginita memoria: il nostro dipendente sindaco intimava a tale Pasquale Barone arciprete di Ribera e a tale Francesco Montenegro vescovo di Agrigento a restituire “l’ immobile sito in Ribera Corso Umberto 1° n. 59 distinto in catasto al Fg. 14, p.lla 935, sub 1-2-3”, con ingiunzione n°10475 del 30/06/2008 e con ingiunzione n° 16883 del 22/10/2008.

  • Siamo venuti a conoscenza che con atto notaio Matteo Borsellino rep. 5218 del 14/01/1999 si procedeva ad un verbale di accertamento di avveramento della condizione risolutiva apposta nei sopraccitati atti.
  • Poiché ci risulta che da quella data non avete adempiuto agli obblighi previsti nei soprarichiamati contratti, il contratto originario con il quale si concedeva l’immobile in questione, deve intendersi risolto, pertanto siete invitati a restituire l’immobile distinto in catasto al Foglio di mappa n. 14, p.lla 935 sub 1-2-3 sito nel Corso Umberto 1° n° 59 entro 30 gg. dalla presente.
  • Decorso infruttuosamente tale termine si adiranno le vie legali.

RAIDS DI SETTE SATANICHE AL CIMITERO

settembre 14, 2008

RAIDS DI SETTE SATANICHE AL CIMITERO.

RAIDS DI SETTE SATANICHE AL CIMITERO.

Credo che con una modesta analisi  sociologica, in una piccola realtà come Ribera, possono  essere facilmente analizzati i molteplici  fattori che  di solito spingono una persona a compiere un’azione delinquenziale contro il “bene privato” o il “patrimonio pubblico”. Sono fortemente convinto che bisogna escludere  la caratterizzazione di tali crimini nella  possibilità di scelte  individuali “professionali”, ma in una criminalità delinquenziale occasionale  “scassa, rompi e fuggi”, spesso vendicativa o, quando crea seri grattacapi alle forze dell’ordine, senza alcuna motivazione e/o minima giustificazione.

Diverso è il fenomeno delinquenziale dei raids vandalici di presunte “Sette  Sataniche” al cimitero di Ribera. Essi hanno la caratteristica dei delitti pianificati da parte di individui organizzati in presunte sette sataniche. Questi gruppi o sette sataniche, come qualcuno li chiama, agiscono con costante metodologia temporale (quasi sempre si introducono nel cimitero comunale il sabato) imbrattando lapidi marmoree ed arredi sacri, scoperchiando tombe, rimovendo le coroncine dei rosari dalle mani dei morti ed addirittura spostando alcuni cadaveri da una tomba all’altra. Se questo è il quadro sociale inquietante, valuto che debbono essere presi in seria considerazione fattori  socio-economici quali la povertà, la mancanza di lavoro, il basso livello di istruzione, la tossicodipendenza,  alcolismo e violenze in ambito familiare. La delinquenza ha quindi una serie di motivazioni diverse alle spalle, e proprio per questo motivo diversi sono gli interventi che potrebbero contribuire a prevenirla o perlomeno a limitarla. Innanzi tutto si dovrebbe far leva su una maggiore preparazione scolastica o professionale affinché sia possibile consentire un migliore accesso al mondo del lavoro, anche attraverso il raccordo fra le Istituzioni scolastiche e formative e l’imprenditoria locale. Seconda cosa andrebbero contrastate le cause che molto spesso portano i giovani ad abusare di sostanze stupefacenti come, d’altro canto, andrebbero contrastate pure le cause che portano ad una sempre più crescente povertà. Un’opera preventiva adeguata dovrebbe tener conto anche, e forse soprattutto, della diffusione di sani valori morali per cui il grado di appagamento individuale non discenda dal possesso di beni materiali, ma da un apprezzato inserimento nel contesto sociale. Se è corretta l’analisi , è irresponsabile chiudere gli occhi ad un minimo tentativo di soluzione. Impresa ardua questa per la mancanza di raccordo civile nella collettività riberese tra potere politico, religioso, sindacale, associativo no profit, culturale e delle forze dell’ordine. In mancanza di una “società civile”, a Ribera la criminalità e la delinquenza sono inarrestabili, aumentano di giorno in giorno. E’ un segnale inquietante di una Ribera  malata. C’è crisi di valori. C’è crisi della politica. C’è crisi delle classi dirigenti. Una crisi dilagante che si infila sempre più in mezzo alla gente comune, destabilizzandola. Un far west senza sceriffi dove una ignobile strafottenza calpesta lo stato di diritto e di legalità. Ecco come appare Ribera a chi legge le cronache che raccontano di una città impazzita, inerme, sconfitta. Attraversata da una violenza che, fra non molto,  non risparmierà niente e nessuno. Occorre, dunque,  uno sforzo “straordinario” di Ribera, di tutti i riberesi. Duro sforzo vuol dire reagire tutti alle manifestazioni di delinquenza e di immoralità per ricreare, contro forme di intolleranza, di egoismo e di individualismo esasperato, il senso della solidarietà tra gli uomini. Senza uno sforzo e una tensione straordinari, Ribera rischia di arretrare a precipizio e sprofondare, ancora di più,  negli abissi della più nera delinquenza. Ormai quasi tutti i cittadini chiedono a gran voce più controlli del territorio da parte delle forze dell’ordine, aumento della lotta alla droga, “bonifica” dei quartieri  a rischio di devianza minorile e da “sbandati”  ed in altre zone della città dove si sono create le condizioni di aree off-limits. Perché non realizzare un  controllo e presidio del territorio, anche attraverso gruppi di volontari per la sicurezza ( può essere una delle strade giuste per una inversione di tendenza su questo tema). Altrove è stato sperimentato con successo l’utilizzo di volontari in numerosi settori dell’attività pubblica, come ad esempio la protezione civile , i vigili del fuoco volontari o volontari dell’associazionismo solidale. Non vediamo perché, per affrontare l’emergenza sicurezza, non si possa far ricorso all’ausilio di persone che mettono a disposizione parte del loro tempo per consentire alle forze dell’ordine un controllo più capillare del territorio. Presidiare e monitorare da operatori del sociale, poliziotti o carabinieri in congedo aree a rischio come quartieri-ghetto, parchi, scuole, giardini, cimitero può essere uno strumento di sicurezza partecipata efficace contro la crescita-sviluppo della delinquenza e allo stesso tempo può essere un vero e proprio deterrente.

 

 

 

 

Il Comune di Ribera non licenzierà i “fannulloni”.-

maggio 31, 2008

Il Comune di Ribera, non licenzierà i “Fannulloni”. Sono “Fannulloni e Scansafatiche” per scelta politica di tutti i sindaci che si sono succeduti negli ultimi 10/15 anni.  Una cosa è certa: per almeno 20/30 anni non effettuerà assunzioni, nemmeno precarie. Quanti sono gli impiegati al comune di Ribera? Ho inoltrato apposita richiesta per avere dati certi sul numero e l’incidenza del loro costo sul bilancio comunale. Sono in attesa. Tanti cittadini si chiedono quanti siano: 400, 420 non è facile saperlo. Certamente se questi sono i numeri, Ribera è il comune con il più alto organico e la più alta presenza  di impiegati precari  con contratto a termine, puntualmente rinnovato, di volta in volta,  alla scadenza. Le casse comunali sono al verde. Ho visto il sindaco Nino Scaturro, un po’ pallidoccio quasi preoccupato, rischia di mettere le stanghe al portone del comune. 20 impiegati comunali ogni mille abitanti è un  numero che contrasta scandalosamente con la sua ottima posizione e concentrazione demografica-territoriale di tutti i servizi comunali. Il Comune non ha taluni uffici per necessità del paese e risorse per i servizi sociali  da destinare ai  cittadini, ma utilizza uffici e risorse per sistemare e  per pagare i suoi impiegati  che si grattano le p…e dalla mattina a sera?. Gli uffici scoppiano di precari e non …  35 vigili urbani? Soffrono di una grave e perniciosa  solitudine! Li vedete  in sevizio a due, a tre, a quattro col rischio di  essere causa di probabili ingorghi pedonali! Il “Giovedì del Vigile” viene chiamata la giornata degli acquisti …di questi signori in divisa tra le bancarelle del mercato del giovedì. Fortuna per noi che le consorti del primo cittadino e del capogabineto abbiano rifiutato di fare le vigilasse… puntato i piedi per non …stare in strada a regolare il traffico?….Hanno ritenuto più comodo stare gomito a gomito nel palazzo di città con i propri mariti e dare, con le loro bellezze, lustro e decoro agli uffici comunali. Non c’è certezza  che abbiano attribuito a loro il compito di  regolare i pesanti rintocchi dell’ora del campanile della “res publica”. Perché potremmo dare loro il merito che Ribera ha l’ora comunale più precisa della provincia.  Ma certamente detiene la “palma d’oro”, per  numero di “fannulloni e nullafacenti”, tra il  personale che opera al reparto della  solidarietà sociale.  Tali  Uffici di via Piemonte n° 2, esempio aureo ed  eclatante,  sono  costituiti da un esercito di impiegati di ruolo e  precari…13 scrivanie! ….5 assistenti sociali!….a rinfrancar l’umore di alcuni  colleghi d’ufficio presi da una nera e malavoglia disposizione dell’animo, altri  da uno spossante morbo del “tedium vitae”. Altra  moltitudine resta a  “vagar senza saper i motivi di questo atroce vagar”… per i numerosi e spaziosi locali!. Qualcuno ancora… si intrattiene  all’ingresso a giocar con il  fumo di sigaretta ed oramai esperte a liberare, con  modulati cerchi concentrici, probabili segnali e messaggi indiani. Tre sono i motivi di questo terribile e catastrofico stato di cose: 

         un gran numero di precari dequalificati e ignoranti;

         dirigenti promossi tali, nella quasi generalità, non per concorso specifico,ma per incarico di   partito;

         mal pagati;

 Dimmi che tessera di partito hai e ti dirò quanto fannullone sei.

 E’ un classico all’italiana e a suo tempo è stata un’operazione svolta in ugual misura dall’ex dc e dall’ex pci, dividendosi le regioni italiane. Nulla di nuovo sotto il sole, ahinoi…
E’ inevitabile quindi che ci sarà un forte tesseramento verso PdL & C., con una probabile variazione di rotta anche del sindacato, noto per aver portato acqua al mulino dei partiti parlamentari, invece di interessarsi delle questioni relative ai contratti dei lavoratori.
Siamo in Sicilia/Italia, dove tutto si vorrebbe che cambiasse in meglio  per non cambiare nulla.
Ma cosa dicono gli interessati: – se si dovessero licenziare i fannulloni, pagati con le tasse dei lavoratori, i primi dovrebbero essere i parlamentari, dato che di media “lavorano” 8 ore alla settimana. (a 2.500 euro l’ora di paga circa). Quindi che Brunetta, “nano di cervello”, (la statura di un uomo non si misura in cm. , ma in idee concretizzate), prima lavi i panni sporchi del parlamento. Dando il buon esempio potrebbe benissimo licenziarsi, visto il suo passato di consigliere economico dei governi : Craxi, Amato e Ciampi. Dati i risultati economici dei suddetti governi di cui è stato consigliere, si  augurano venga licenziato al più presto.

PAPA RATZINGER DA SEMPRE CONTRO I GAY.

maggio 28, 2008

Da esperienze e fatti vissuti:  

a)  gli alti prelati vaticani considerano  

    l’omosessualità una “malattia”;

                                                                                                        

b)     l’omosessualità, secondo il Vaticano, va curata;

 

c)  è possibile organizzare incontri di grandi dimensioni con parroci per istruirli sulle terapie riparative e su come curare l’omosessualità: basta non pubblicizzarli ufficialmente e tenerli in località poco esposte;

 

d)     in generale, il pensiero del Vaticano nei confronti dell’omosessualità risulta essere molto più negativo di quanto non compaia nella dottrina ufficiale.

 C.C.  SCRIVE:

E’ del 10 aprile 2008 l’ultimo affondo di Papa Ratzinger sui gay, accusati durante l’angelus di essere la causa della diminuzione del numero dei matrimoni, dell’aumento dei divorzi e del decremento della natalità. Ma la sua carriera è costellata da feroci attacchi agli omosessuali.Ratzinger arriva al vertice del Sant’Uffizio (l’ex Inquisizione) nel 1981. Negli anni precedenti numerosi religiosi cattolici avevano messo in discussione le millenarie teorie omofobe della chiesa romana. Il gesuita John Mc Neil, nel libro ”La chiesa e l’omosessualità”, sosteneva che l’interpretazione cattolica del flagello inviato da Dio sulla città di Sodoma era errato: Goeva non intendeva condannare l’amore tra persone dello stesso sesso, ma la violazione delle sacre leggi dell’ospitalità. Padre Charles Curran, professore di teologia morale all’università cattolica di Washington sosteneva che gli omosessuali non sono responsabili della propria condizione e devono perciò essere accettati come sono e vivere senza discriminazione alcuna. E’ in questo contesto ha inizio la campagna di papa Ratzinger contro i gay. 

Nel 1986 promulga la lettera ai vescovi sulla cura pastorale delle persone omosessuali, di cui riportiamo alcuni passi: 

“l’omosessualità, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata” 

“l’attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio”

“benché la pratica dell’omosessualità stia minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone, i fautori di questa tendenza non desistono dalla loro azione”

“dev’essere comunque evitata la presunzione infondata e umiliante che il comportamento omosessuale delle persone omosessuali sia sempre e totalmente soggetto a coazione e pertanto senza colpa”

“la “tendenza sessuale” non costituisce una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc. rispetto alla non-discriminazione” 

“vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare”

“tutte le persone hanno il diritto al lavoro, all’abitazione, ecc. Nondimeno questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato. Ciò è talvolta non solo lecito ma obbligatorio, e inoltre si imporrà non solo nel caso di comportamento colpevole ma anche nel caso di azioni di persone fisicamente o mentalmente malate. Così è accettato che lo stato possa restringere l’esercizio di diritti, per esempio, nel caso di persone contagiose o mentalmente malate, allo scopo di proteggere il bene comune”

E’ su questo documento che si basa tutta la politica cattolica che mira alla discriminazione degli omosessuali sia all’interno della chiesa che, cosa ben più grave, nel diritto e nella vita comune. Una persecuzione senza limiti sul piano privato e su quello pubblico. E’ lo stesso Ratzinger a ribadire che i gay vanno discriminati in una raccomandazione inviata nel 1992 ai vescovi USA che prende di mira le campagne per l’introduzione di una legge anti discriminazione.Nel 1995 Ratzinger inquisisce una suora e un sacerdote americano. Suor Jeannine Gramick e Padre Robert Nugent operano dal 1977 per riconciliare lesbiche e gay cattolici con la vasta comunità dei credenti. La sentenza arriva nel 1999 e sancisce il divieto per i due religiosi di svolgere attività pastorale nei confronti delle persone omosessuali e l’inelegibilità a vita negli uffici dei rispettivi ordini religiosi.

Nel 2003 Ratzinger diffonde il testo  “Considerazioni circa il riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali”, di cui riportiamo un passaggio illuminate:  

 

affermare chiaramente il carattere immorale di questo tipo di unione; richiamare lo Stato alla necessità di contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica e, soprattutto, che non espongano le giovani generazioni ad una concezione erronea della sessualità e del matrimonio, che le priverebbe delle necessarie difese e contribuirebbe, inoltre, al dilagare del fenomeno stesso. A coloro che a partire da questa tolleranza vogliono procedere alla legittimazione di specifici diritti per le persone omosessuali conviventi, bisogna ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall’approvazione o dalla legalizzazione del male”

Nel 2004 viene pubblicato uno degli ultimi documenti di Ratzinger quale prefetto del Sant’Uffizio. Si tratta della ”lettera ai vescovi sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella chiesa e nel mondo ”, un concentrato di sessuofobia omofoba.Nel 2005 inizia l’ispezione di 229 seminari americani: l’obiettivo è di cacciare i gay. La notizia riservata viene diffusa da New York Times e la chiesa ammette. E’ stato Ratzinger a dare il via alle purghe con un documento approvato ad agosto che sarebbe dovuto rimanere segreto. Ormai scoperto, il papa lo renderà pubblico nel mese di novembre. L’Istruzione si intitola ‘Criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri”. La chiesa romana: 

“non può ammettere al seminario e agli ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay”

Alleluia!…Maggio il mese delle madonne!

maggio 23, 2008

Gli altarini del profondo sud…ovvero   maggio il mese   delle madonne celebrato in modo irrituale in taluni  Uffici Comunali di Ribera.

Si è potuto costatare di persona che, nel mese di maggio, taluni uffici comunali sono stati addobbati e “parati a festa” nella ricorrenza del “mese delle Madonne”. Il fenomeno ha avuto un’esplosione inarrestabile da quando è sindaco Nino Scaturro.  In particolar modo presso gli Uffici Finanziari, e non solo, colpisce in maniera forte ed evidente di non trovarsi in un ufficio pubblico, ma similmente in un edificio consacrato, dedicato all’esercizio pubblico di atti di culto religioso cristiano. Il luogo di servizio pubblico diventa così un istante di raccoglimento, di meditazione  e di preghiera. Questi siti comunali sono definiti “luoghi santi” dal momento che sono  le  “roccaforti” degli altarini delle Madonne ed anche per i richiami logistici delle sue apparizioni, fortemente evidenziati  con immagini murali. Si va dal ricco e variegato “made in Italy” con la Madonna dell’Addolorata, Madonna dell’Arco, Madonna assunta al Murillo, Madonna Ausiliatrice, Madonna del Divino Amore, Madonna del Carmine,  Madonna delle Grazie, Madonna Miracolosa, Madonna Miracolosa con le mani giunte, Madonna dei Miracoli (silouette), Madonna della Pietà, Madonna della pietà con Croce, Madonna di Pompei, Madonna della Rosa Mistica, Madonna del sacro cuore di Maria Vergine, Madonna di Castelpetroso, Madonna di Loreto, Madonna degli Apostoli, Madonna di San Luca, Madonna di Siracusa, Madonna Negra e tante altre veramente “belle”. Non trascurabili sono le Madonne con “respiro e notorietà internazionale”, partendo da Lourdes fino a Medjugorje,!! Poiché nella storia della Chiesa le apparizioni internazionali di Maria sono innumerevoli e le più  famose sono a bella mostra con l’anno di apparizione : Madonna di Lourdes, Madonna di Lourdes (riproduzione in resina) (11 febbraio 1858), Madonna di Knock (21 agosto 1879), Madonna di Fatima (con e senza apparizione alla pastorella) (1908), Madonna di Fatima (seconda apparizione) (1917), Madonna di Guadalupe (1531), Madonna di Rue du Bac (Parigi, 1830), Madonna di La Salette (1846), Madonna di Garabandal (2 luglio 1961), Madonna di Medjugorje (1981). Qui  oltre al servizio comunale per i cittadini, ti fanno capire che il mondo ha bisogno di Pace e di Amore, quello Vero, quello Sincero, poiché secondo la Chiesa cattolica  è possibile che Maria o altri santi possano comunicare privatamente con gli uomini (rivelazione privata). E’ facile vedere che  in alcuni uffici sono stati  allestiti con cura e amore, suggestivi ed emozionanti altarini con la statua della Madonna, Maria madre di Gesù. Con somma devozione, preghiere, canti ed inni alla Madonna accompagnano la spensieratezza di talune impiegate comunali che, mentre prima da precarie “socialmente inutili  “faticavano”  20 ore settimanali, oggi a 36 ore non sanno più cosa fare e come far trascorrere il tempo. Spettacolare!, eccezionale!, grandioso!, per devozione all’altarino della Madonna, è il comportamento di taluni impiegati dell’ufficio di “Solidarietà Sociale” in via Piemonte 2. Entrando… subito a destra… i “fedelissimi” sono lì per la “mezzora di devozione alla Madonna di Fatima” dalle ore 9.00 alle 9.30. Sommessamente presi a recitare il rosario e a celebrare il centenario della comparsa della Madonna di Fatima alla pastorella. Come cantori prodigiosi e portentosi, innalzano canti,  lodi ed inni sacri alla Madonna. Da quello che si è potuto capire e sapere, sarebbe previsto tra gli uffici un concorso senza premi per il  “miglior altarino alla madonna”. In modo non trascurabile in altri uffici, la fa da “padrone”, per il fatto che spicca e campeggia con somma gloria al Cielo, l’immagine di padre Pio da Pietralcina, oggi San Pio. Talché alcuni impiegati comunali sono definiti e chiamati o “madonnari” o “monacari” a secondo della loro preziosa devozione prestata al tipo di immagine religiosa negli orari di servizio. Per non creare uno stato di conflitto nei due “ordini religiosi” pare che siano stati previsti cosiddetti “gemellaggi di santità”. Per uno scambio di valori ed esperienze cristiane,  le statue saranno accompagnate in processione da un ufficio all’altro,  elevando al Cielo  inni e canti, a cui certamente saranno invitati gli amministratori comunali, i quali con voce viva e forte certamente grideranno: date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio!.- 

La bilancia della giustizia.

maggio 22, 2008

  

   “Perché spesso è necessario rivolgersi alla bilancia della giustizia? La bilancia come simbolo della giustizia risale addirittura agli antichi greci: la dea Diche, o Astrea, figlia di Zeus, fu colei che, discesa sulla terra nell’età dell’oro,diffuse il concetto di giustizia tra i popoli. Essa è rappresentata con una spada in una mano e una bilancia nell’altra, che stanno a simboleggiare rispettivamente l’inflessibilità della legge e l’imparzialità della stessa.

Per quanto riguarda la scelta della bilancia come simbolo di imparzialità, è facilmente intuibile la ragione: la bilancia pesa ogni oggetto con lo stesso parametro, con lo stesso metro di valutazione, e così fa (dovrebbe fare) la legge.”

E’ ufficiale,
– Procuratore della Repubblica
Presso il Tribunale di Sciacca
                               92019 Sciacca (AG)
– Regione Sicilia Assessorato Regionale Enti Locali
Via Trinacria, 34
                                90144 Palermo
– Presidente Corte dei Conti
Via Notarbartolo, 8
                               90141 Palermo
Oggetto: immobile di corso Umberto 1° al civico 59.- 

Al Procuratore della Repubblica, da quello che si è potuto sapere, viene chiesto di accertare e verificare se vi siano ipotesi di reati da parte del concedente, sindaco pro tempore del Comune di Ribera e da parte dell’attuale concessionario, poiché a loro dire, non risulta essere stata aggiornata e deliberata alcuna successiva concessione, considerato che il precedente concessionario, arciprete pro tempore Vincenzo Birritteri, è deceduto da diversi anni.-

All’Assessorato Regionale agli Enti Locali e al Presidente della Corte dei Conti viene chiesto, altresì, di dare un cortese cenno di conferma del ricevimento della nota e delle eventuali iniziative intraprese in merito.-